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mercoledì 9 gennaio 2013

L'Opposizione controllata di Giulietto Chiesa



Secondo le nostre analisi Giulietto Chiesa assomiglia molto a David Icke. Icke, guru "contro" il NWO, pur denunciando apparentemente alcuni aspetti della New Age (cioè la religione mondiale imposta dall'elite) in diversi suoi libri, propone però, a tutti quanti noi, la stessa New Age Luciferina come "soluzione" per combattere il Nuovo Ordine Mondiale, nel mentre ci sciorina le tesi di Alice Bailey come se fossero le sue, senza nemmeno citarla, ingannando così gli ingenui "complottisti". Allo stesso modo il nostro Giulietto Chiesa, pur denunciano il neo-malthusianesimo di alcuni membri dell'elite imperialista (a dire il vero solo in qualche frase stringata), egli stesso poi propone la stessa cosa come "soluzione", non chiamandolo mai con il suo nome, al fine, a quanto pare, di ingannare gli stessi poveri complottisti che lo seguono adoranti e vedono in lui un uomo coraggioso e un guru.

Estraiamo un passo del libro "Zero" (pag. 275) di Giulietto Chiesa ripreso da un blog dove veniamo citati per aver criticato il "povero" Giulietto:



"con l'entrata in guerra degli Stati Uniti, il 6 aprile del 1917, il predominio del governo invisibile si consolidò [...]. Da allora, il governo invisibile ha in genere reso pubblico il proprio punto di vista per mezzo di un portavoce [...]. I presidenti di norma hanno agito come burattini nelle mani di questo gruppo di potere [...]. Al momento l'oligarchia finanziaria appare spaccata tra una fazione di neocon estremisti, che gravita attorno a George Shultz e Rupert Murdoch, e una frangia più moderata di imperialisti maltusiani, raggruppati attorno a James Baker III e al principe Carlo. La lezione cruciale, comunque, è che qualsiasi presidente degli Stati Uniti deve essere considerato come un burattino [...]"



A parte il fatto che la descrizione dell'elite mondialista è proprio degna di uno sprovveduto (un finto sprovveduto), quello che bisogna sottolineare è questo: se qui si denunciano alcuni nomi secondari di imperialisti maltusiani, non spiegando nemmeno nel dettaglio tale ideologia Malthusiana e glissando sui principali propugnatori, non vuol dire certo che Giulietto non sia vicino, in quanto a ideologia, a questi personaggi. Come abbiamo già detto, è la stessa tecnica di David Icke, il quale sembra denunciare alcuni aspetti della new age e del new world order, così come denuncia molti leader mondiali artefici del NWO, per poi proporre la stessa cosa sotto le mentite spoglie di una soluzione dal basso. Il Giulietto che denuncia certi esponenti malthusiani ci vuole ingannare dicendoci che la sua via sia qualcosa di altro.

Partiamo da un presupposto, che è quello dell'ideologia che si è affermata nel dopoguerra:



"Anche se non era più politicamente corretto rivolgersi soprattutto ai pianificatori sociali come Galton e Malthus, la preoccupazione principale di questi uomini - cioè, che siccome le risorse della terra sono limitate ci sarà un'Armageddon demografica se la popolazione umana continuerà ad espandersi - fu rianimata ma fu confezionata come responsabilità ecologica. Così, ancora una volta diventò politicamente corretto difendere il controllo della popolazione. La Società Americana di Eugenetica (fondata nel 1922, mentre il Darwinismo sociale gettava le basi degli esperimenti nazisti) saltò su questo carrozzone, ma cercò di accumulare maggiore rispettabilità cambiando il suo nome in Società per lo Studio della Biologia Sociale nel 1972. "



Già analizzammo tempo fa l'associazione di Giulietto Chiesa con il World Political Forum, organismo in cui Chiesa compare affianco al leader globalista Mikhail Gorbaciov; tale organismo globalista si proponeva di creare un Nuovo Ordine Mondiale (sono le loro stesse parole) come "soluzione" ai mali dovuti al superclan mondialista, naturalmente pensando che tutti quanti noi siamo degli emeriti sprovveduti come l'autore del blog sopra citato. 


Prima di esporre le idee ecologiste di Giulietto Chiesa introdurremmo la nuova creatura Chiesa-Gorbaciov, il NEW POLICY FORUM (lo scrivono così, tutto maiuscolo), nato dalle ceneri del World Political Forum; questo nuovo organismo vorrebbe proporre "una nuova architettura internazionale" ecrede che sia necessario"rigenerare le Nazioni Unite", come descritto nell'articolo NEW POLICY FORUM (Gorbachev Forum) a.s.b.l. Official launching in Luxemburg on 21 May 2010tratto dal sito di Giulietto Chiesa:





"Questo Forum continuerà la missione del World Political Forum lanciato dal presidente Gorbaciov nel 2003 a Torino, in Italia, che si è concentrato sull'analisi dei cambiamenti senza precedenti che hanno trasformato lo scenario mondiale dopo la fine della Guerra Fredda. I leader mondiali passati e presenti si sono riuniti in occasione degli eventi del World Political Forum alla ricerca di nuove soluzioni per i problemi mondiali, cominciando a costruire le basi per la loro risoluzione esaminando quali sono le cause del disordine mondiale e come esse possano essere gestite e risolte al meglio. Il dibattito ha esaminato la necessità di una nuova architettura internazionale per evitare uno scontro di civiltà, e la necessità di rigenerare le Nazioni Unite.

L'attuale progetto del NEW POLICY FORUM (Gorbaciov forum) a.s.b.l. Annuncia l'ambizione di estendere la precedente agenda e ha come punto di partenza la comune conclusione che, contrariamente alle speranze suscitate alla fine della guerra fredda, l'attuale ordine internazionale rimane sconvolto e instabile. Le Istituzioni Sovranazionali Economiche e Politiche sono tormentate dal conflitto e dal disaccordo. La speranza per la cooperazione tra gli stati e il nuovo ordine mondiale alla fine della Guerra Fredda hanno fallito nel manifestarsi.

Il NEW POLICY FORUM (Gorbaciov forum) a.s.b.l. si propone di esaminare come organizzare la coordinazione migliore possibile delle istituzioni internazionali e quali modelli siano desiderabili e auspicabili per il futuro ordine al fine di ridurre questi squilibri e differenze nella ricerca di uno spazio politico in cui le civiltà possono incontrarsi e trovare un accordo per la gestione internazionale del disordine.

Ispirato dal suo fondatore e presidente Mikhail Gorbaciov, il NEW POLICY FORUM (Gorbaciov Forum) a.s.b.l. mira a diventare un punto di incontro e un crocevia di culture, religioni e leaders, un forum aperto per tutto il mondo che, attraverso l'analisi e la discussione, fornirà orientamenti e proporrà nuove soluzioni ai problemi globali e si adopererà per una nuova civiltà mondiale e una cornice per un ordine democratico internazionale. [Il grassetto è il nostro]





Quindi, cari "complottisti" che difendete Giulietto Chiesa, continuate pure a fare gli struzzi, fate finta che queste parole tratte dal sito di Giulietto vogliano dire tutt'altro, cioè non siano una lode del "new world order", continuate pure a comperare i suoi libri che valgono "Zero", ma in queste righe che abbiamo riportato non vi è proprio nulla di nuovo sotto il sole del Nuovo Ordine Mondiale che noi denunciamo da tre anni a questa parte.

Ecco poi come Giulietto Chiesa sostiene il Club di Roma, noto organismo Mondialista fautore del controllo della popolazione, fingendo che esso non sia una creazione dell'elite globale. In risposta a Luca Candellero che gli poneva dei dubbi su tale organismo (cioè diceva:"Sono d’accordissimo sulla necessità di una decrescita, solamente non capisco perchè riguardo a questo Giulietto  ha citato le tesi del Club di Roma, che era un’emanazione della suddetta élite,") egli afferma:





"Per quanto riguarda il Club di Roma io considero la sua produzione scientifica e culturale come uno dei punti alti della coscienza dei “limiti dello sviluppo”. Tema che, per me, è alla base di ogni ipotesi di decrescita. Il Club di Roma è espressione del superclan mondialista – come tu scrivi – più o meno come io sono espressione della politica della Banca Centrale Europea o della Goldman Sachs. Cioè le accuse che tu muovi al Club di Roma sono senza alcun fondamento. Sul web si trovano tante sciocchezze, com’è noto. Come quella secondo cui il Club di Roma sarebbe all’origine di chissà quali genocidi. Ti suggerisco di vagliare meglio le informazioni di cui sembri disporre. E, in primo luogo, di leggere i lavori fondanti del Club di Roma tra cui, appunto, c’è il volume “Limits to growth”, che non solo non invoca il mantenitmento dello status quo, ma propone cambiamenti radicali nella fisionomia sociale e produttiva del mondo che dovrebbero essere la premessa per evitare esiti catastrofici delle molteplici crisi che stanno esplodendo. Io personalmente ho avuto rapporti molto stretti e cordiali con alcuni dei più intelligenti e stimati dirigenti e scienziati del Club dell’ultimo decennio, tra i quali Martin Lees e Ashok Khosla. Le loro biografie sono lontane miliardi di miglia dalla descrizione che tu fai di quel gruppo di scienziati."


La frase incorniciata è lo screenshot tratto dal sito di Giulietto chiesa


Nel finale Chiesa conclude con un bel "pensiamo che Grillo abbia avuto il merito di risvegliare le coscienze di centinaia di migliaia di persone", cioè lodando l'ennesimo uomo-farsa dell'opposizione controllata (si leggano a proposito i seguenti articoli di Gianni Lanness: 1, 2, 3).

Sul fatto che "Limits to growth" invochi però cambiamenti radicali siamo d'accordo con Giulietto, si tratta però di vedere quali e chi li propone realmente. Adesso quindi leggiamo cosa è questo Club di Roma che Giulietto dice non essere espressione del superclan; da Massoneria e Sette Segrete di Epiphaniusa pagina 663-664 apprendiamo che:



"Il Club di Roma nacque nel 1968 come "centro di riflessione per l'umanità", per dirla con Peccei, al quale collaboravano uomini di scienza, filosofi, banchieri e umanisti. A sua disposizione aveva finanziamenti quasi illimitati, provenienti dalle Fondazioni Rockefeller, Agnelli, Volkswagen, ma anche dal "German Marshall Fund", lo stesso che contribuisce a finanziare la Trilaterale, e nel cui Comitato direttivo sedeva Averell Harriman, membro di società come la Pilgrims e il CFR, e capo dell'omonima famiglia che, secondo taluni autori, si spartisce coi Rockefeller la seconda posizione nel firmamento dell'Alta Finanza americana. Tra i fondatori del Club di Roma spiccava David Dean Rusk (1909-1994), membro della Pilgrims' Society, presidente della Fondazione Rockefeller fra il 1952 e il 1961, presente alla prima sessione del Bilderberg, CFR, Rhodes Scholar e Cavaliere di Malta, uno dei principali attori della politica americana di quel periodo in Estremo Oriente. Al Club di Roma aderiva Elisabeth Mann Borgese, che negli anni Trenta si era trasferita col padre Thomas negli Stati Uniti, dove entrambi si unirono ad Aldous Huxley, uno dei santoni del New Age, o Sol Linowitz, ex presidente della multinazionale Xerox, membro del CFR, dell'American Jewish Committee, della Commissione Trilaterale, ma in particolare associato dello studio legale internazionale Coudert Brothers, gabinetto sponsorizzato dalla Pilgrims' Society e dai Rockefeller, e prima sede dell'organizzazione ecologica "The Friends of Earth" ("Amici della Terra"), fondata nel 1969 da David Ross Brower.

I Rapporti al Club di Roma, preceduti da ricerche ed analisi condotte con dovizia di mezzi nei vari santuari mondiali della scienza, spaziavano nei più diversi campi, oggi notissimi: l'ambiente, l'ecologia, le risorse, lo sviluppo, la solidarietà, il fumo. Nel 1970, ad esempio, Peccei, con i fondi della Fondazione Volkswagen, prese a suo servizio un genio dei computer del MIT, Jay Forrester, assieme ad alcuni suoi allievi, fra cui Dennis e Donella Meadows, che a partire da ipotesi assai opinabili come la "capacità di carico" del pianeta, simularono ai computer delle tendenze ricavandone previsioni catastrofiche, che vennero prontamente pubblicate nel celebre libro I limiti dello sviluppo sotto l'egida del Club di Roma.

Queste previsioni, prontamente riprese dai mezzi di comunicazione, vennero presentate come ineluttabili qualora non si fosse proceduto con la massima sollecitudine ad affrontare GLOBALMENTE i problemi ("pensare globalmente e agire localmente" è uno degli slogan-chiave del Club di Roma), coordinati da un'autorità mondiali riconosciuta.

La lettura dei rapporti al Club di Roma rivela ad un occhio attento un sostanziale riproporsi dei temi, e spesso del linguaggio, teosofici. Si parla infatti di "umanità vista come un tutto", "villaggio globale", "rivoluzione globale", ecumenismo, rispetto della terra, limitazione demografica (La Bailey fu una pioniera del controllo delle nascite), nuovo rinascimento, "evoluzione delle fedi", si fa appello alle "potenzialità interiori dell'uomo nuovo", che dovrà edificare il "villaggio globale", in ciò sostenuto, si afferma, da una "volontà illuminata"."




Qui sopra vi è la foto della pagina 666 del libro Massoneria e Sette Segrete



Per la cronaca anche Agnelli era un Cavaliere di Malta papale.

In un rapporto del 1991 intitolato "The First Global Revolution", pubblicato dal Club di Roma, troviamo, a pagina 75, la seguente dichiarazione: 
 



"Nella ricerca di un nuovo nemico che ci unisca, c'è venuta l'idea che l'inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità di acqua, le carestie e altre cose simili si adatterebbero al caso...Tutti questi pericoli sono causati dall'intervento umano nei processi naturali, ed è solo attraverso la modifica delle attitudini e del comportamento che essi possono essere superati. Il vero nemico, allora, è l'umanità stessa."

Nella short version del rapporto del Club di Roma dal titolo I Limiti dello Sviluppo, il libro pubblicato nel 1972 tanto amato da Giulietto Chiesa, si afferma:



"La crescita travolgente della popolazione mondiale causata dal ciclo di tasso positivo di natalità è un recente fenomeno, un risultato del grande successo dell'umanità nella riduzione della mortalità mondiale.

Il ciclo di feedback negativo è stato indebolito, consentendo al ciclo positivo di operare praticamente senza costrizione.

Ci sono solo due modi per ripristinare lo squilibrio risultante. O il tasso di natalità viene portato verso il basso per essere uguale al nuovo, minore, tasso di mortalità, oppure il tasso di mortalità deve salire nuovamente.

Tutti i vincoli "naturali" alla crescita della popolazione operano nel secondo modo – aumentano il tasso di morte. Ogni società che intenda evitare tale risultato deve intraprendendere delle azioni deliberate per controllare il ciclo di feedback positivo, per ridurre il tasso di natalità."





Dall'articolo di Daniel Taylor La Grande “Crisi Globale di Maturazione”e il Nuovo Ordine Mondiale leggiamo poi:



"Per avere una prospettiva più profonda, diamo uno sguardo alla precedente relazione del Club di Roma del 1976, Rio: Reshaping the International Order (Rio: Rimodellare l'Ordine Internazionale), che specifica una strategia per creare un sistema di governance economica mondiale. La relazione precisa:

"Al livello più alto, il livello degli affari mondiali, le istituzioni internazionali devono figurare come le prime promotrici del cambiamento previsto."
"Il raggiungimento di questa pianificazione e della gestione del sistema a livello globale richiede il
consapevole trasferimento di potere - sicuramente un trasferimento graduale - dallo Stato Nazione verso le organizzazioni mondiali. Solo quando questo trasferimento avrà luogo, le organizzazioni mondiali potranno diventare efficaci e propositive"'




"La codificazione di Malthus del problema della popolazione è che le persone possono riprodursi più velocemente rispetto agli incrementi delle capacità agricole. Come sottolinea Neurath, dai tempi di Malthus il dibattito si è spostato verso quanto rapidamente l'agricoltura può essere ampliata. In un certo senso, non si contesta in realtà la premessa di Malthus che vi è un limite alla crescita della popolazione umana: il dibattito è stato sopra a quanto noi siamo vicini a tale limite e quindi se abbiamo bisogno di occuparci di questo. La discussione moderna di queste materie, come enuncia dal Club di Roma, ha semplicemente aggiunto le risorse e/o l'inquinamento come ulteriori fattori, insieme all'agricoltura, che potrebbero limitare la popolazione umana."



a pagina 58 dello stesso libro leggiamo:




"Uno snello volume di Dennis Meadows e altri, chiamato The Limits to Growth, ma meglio conocsiuto come "Il Report del Club di Roma", fin dai tempi della sua pubblicazione nel 1972, ha avuto un ruolo centrale nel dibattito concernente "l'esplosione della popolazione", specialmente quella che si verifica nel Terzo Mondo – se questa sia un pericolo per il futuro dell'umanità, minacciando di esaurire la fornitura di cibo e le materie prime necessarie e di far precipitare un catastrofico inquinamento dell'aria e dell'acqua come conseguenza della sovraindustrializzazione o se tutto questo non sia nulla di cui preoccuparsi perchè c'è ancora abbastanza di tutto ciò per far farci vivere per un tempo molto lungo.

[...]

Lasciatemi brevemente presentare un po di fatti sul Club di Roma...

Il suo fondatore e presidente è Aurelio Peccei, ex direttore generale e presidente del consiglio di amministrazione di Olivetti, tuttora un membro del consiglio di amministrazione sia di Olivetti che della FIAT, capo dell'Italoconsult, una società di consulenza aziendale che è una sussidiaria di Montecatini Edison. Nel 1958 Peccei pubblicò At the Edge of the Abyss, che esaminava i problemi generali della popolazione, dell'inquinamento, dello sviluppo e simili, e le relazioni a mutuo incastro tra di essi. Nel 1968 egli ottenne la sponsorizzazione della Fondazione Giovanni Agnelliper un importante progetto di ricerca in questa direzione. Lo stesso Agnelli, anch'egli un industriale italiano, è un membro del consiglio di amministrazione di Montecatini.

[...]

Oltre a Peccei, nel 1973 i direttori del Club di Roma erano: Alexander King, direttore scientifico dell'OECD (Organization for Economic Cooperation and Development) ex segretario scientifico del Gabinetto Britannico; Saburo Okita, capo del Japan Economic Research Center di Tokyo; Eduard Pestel, professore alla Technische Hochschule di Hannover e membro del Volkswagenstiftung in Germania, il quale finanziò sia il primo che il secondo rapporto del Club di Roma (Mesarovic e Pestel, 1974); Hugo Thieman, capo del Batelle Institute di Ginevra; and Carrol Wilson, professore al Massachusetts Institute of Technology.

Harvery Simmons, uno degli autori di Models of Doom – fino ad oggi probabilmente la più solida critica ai Limiti dello Sviluppo, scritto da un gruppo di scienziati dell'Università di Sussex in Inghilterra – sottolinea alcune interessanti similarità e differenze tra il Club di Roma e i "Tecnocrati" degi anni '30 nel novecento:



"Mentre la tecnocrazioa affermava che i problemi economici degli Stati Uniti potevano essere risolti attraverso l'utilizzo di tecniche di ingegneria scientifica, e che le istituzioni politiche da sole erano in grado di massimizzare l'enorme quantità di energia non sfruttata negli Stati Uniti, Forrester e i suoi uomini [riferito al professore Jay Forrester del MIT, autore di World Dynamics, il primo del World Models, ed ex insegnante di Dennis Meadowd -P.N.] assume il punto di vista completamente opposto, sottolineando che le soluzioni politiche saranno necessarie per prevenire il disastro mondiale. [Models of Doom, p. 193]



Simmons sottolinea come somiglianza tra i due gruppi:



“Il legame tra scienziati e una disinteressata ma prominente e influente élite. Nel caso della Tecnocrazia questa élite era composta da uomini di affari; nel caso del sistema dinamico di gruppo [Forrester, Meadows e i loro collaboratori – P.N.]...questa élite è composta da uomini che sono al vertice delle varie istituzioni di conoscenza: istituti di ricerca, fondazioni, o società di consulenza aziendale. [Models of Doom, p.193]



Lo stesso modello di elite che si occupa delle "soluzioni politiche globali" è anche quello adottato dalle istituzioni Chiesa-Gorbaciov come il World Political Forum e il NEW POLICY FORUM.

Adesso analizziamo il globalista Martin Lees del Club di Roma, con cui Giulietto Chiesa ha rapporti stretti e cordiali. Egli si è laureato Scienze Meccaniche a Cambridge e ha un diploma post laurea in Studi Europei conseguito al Collegio d'Europa di Bruges. Entrò a far parte dell'OCSE, dove gestiva i programmi di cooperazione scientifica e tecnologica. Ha servito presso le Nazioni Unite [Governo Mondiale in via di edificazione] in diverse funzioni, tra cui come direttore esecutivo del Financing System for Science and Technology for Development. E' stato anche responsabile, dal 1983, di diversi programmi di alto livello di cooperazione internazionale con la Cina; ora è il consigliere del governo cinese sul cambiamento climatico e altre questioni; dal 1995 è stato Moderatore del Comitato Consultivo Internazionale della Toyota Motor Corporations. Dal 2001 a 2005 egli è stato Rettore dell'Università per la Pace delle Nazioni Unite in Costa Rica. E' stato eletto alla carica di Segretario generale del Club di Roma nel settembre 2007, con effetto dal gennaio 2008.

In un lavoro del 2009 dal titolo Presentation by Martin Lees Secretary General of the Club of Rome to The UNESCO Natural Sciences Sector Retreat, l'amico di Giulietto a pagina 17 afferma:



"I problemi della Governance Internazionalee dell'architettura istituzionale saranno fondamentali, in particolare, per l'effettiva implementazione di un Trattato post-Kyoto.Per affrontare le cause alla base del cambiamento climatico devono essere introdotti o adatattimeccanismi istituzionali per attuare e coordinare nuove politichein aree chiave di concentrazione quali: finanza, scienza e tecnologia, sviluppo delle risorse umane, informazioni e comunicazioni e sviluppo di capacità.

E la questione della "giustizia climatica" sarà fondamentale per raggiungere un qualsiasi accordo e per l'accettazione di un qualsiasi trattato.

Le Nazioni Unite, in comune con i leader e le istituzioni di governo, la società civile e il settore privato in tutto il mondo, sono di fronte ad una serie di critiche questioni globaliche hanno raggiunto una dimensione e intensità tali da rischiare di destabilizzare i sistemi da cui dipendono l'umanità e il nostro fragile pianeta."





L'altro personaggio con cui Chiesa intrattiere rapporti stretti e cordiali, sono le sue stesse parole, è il Dottor Ashok Khosla. 

Sopra lo screenshot tratto dal sito di Giulietto Chiesa
 




Leggiamo quindi la biografiadi questo altro globalista; ha studiato a Cambridge e ha conseguito un dottorato ad Harvard; è un ex direttore del Programma delle Nazioni Unite [Governo Mondiale in via di edificazione] per l'ambiente; è stato insignito del Sasakawa Environment Prize nel 2002, una sorta di Premio Nobel per l'ambiente. E' stato membro del consiglio di numerose organizzazioni ambientaliste globali, tra cui il Club di Roma, la World Conservation Union e l'Istituto Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile; ed è stato consigliere, tra gli altri, della Banca Mondiale e del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo e del Governo Indiano. Quindi, caro Giulietto, il fatto che questi personaggi del Club di Roma, con cui tu hai stretti rapporti, siano legati al Governo Mondiale in formazione delle Nazioni Unite, dove hanno ottenuto cariche importanti, e alla Banca Mondiale, non vuol dire forse che sono espressione dell'elite? Oppure la tua visione dell'elite è un po parziale?



Uno dei membri onorari del Club di Roma è, ricordiamolo, la Dama di Malta Vaticana Principessa Beatrice dei Paesi Bassi.





Come avevamo già riferito nell'articolo sul World Political Forum, il Club di Roma e il WPF di Chiesa Gorbaciov organizzavano conferenze insieme, come quella dal titolo rivelatorio "From Global Warning to Global Policy” (Dal Riscaldamento Globale alla Politica Globale"), che si è tenuta a Torino il 28-29 marzo 2008, dove si analizzavano "le tragiche conseguenze del riscaldamento globale".






Per la cronaca, nel recente convegno a Bucharest organizzato dal Club di Roma si rivendicano le asserzioni contenute ne "I Limiti dello Sviluppo" e si ripete che siamo oramai arrivati al collasso; il Club ce lo sta ripetendo da oltre 40 anni! Da notare inoltre che adesso è diventata di moda la parola "cambiamenti climatici" in sostituzione di "riscaldamento globale". Si parla di "accelerazione del cambiamento climatico" e "il punto fondamentale è che ci stiamo muovendo a velocità inaspettata verso un cambiamento che non siamo preparati ad affrontare", oppure "dobbiamo smettere di bruciare combustibili fossili, altrimenti siamo condannati alla povertà, se non all’estinzione",ma non si citano certo ne la Geoingnegneriane Haarp ne tutte le altre modifiche intenzionali del tempo atmosferico per scopi militari come possibili fonti di tale cambiamento climatico.

Al riguardo è esemplare la posizione di Giulietto Chiesa sulle scie chimiche; in una sua risposta a chi gli poneva un quesito in merito, il 21 maggio 2012 Chiesa afferma, a titolo personale, che questi tracciati lasciati dagli aerei non sono scie di condensa ma "sono un fenomeno inquietante", oppure "Ritengo che si tratti di sperimentazioni militari che vengono mantenute segrete". Però poi afferma:




"Per il momento Alternativa non ha una posizione in merito, perchè la discussione in merito ancora non c'è stata.Sicuramente ce ne occuperemo, ma fino ad ora non siamo stati con le mani in mano e ci siamo occupati di numerose altre questioni. Quando saremo più forti e numerosi, potremo approfondire parecchie questioni, tra cui questa."



Nel maggio 2012 Giulietto Chiesa, dalla sua posizione privilegiata, non ha ancora intrapreso alcuna discussione o azione in merito?? E cosa aspettano ad occuparsi di uno dei fenomeni più inquietanti dei nostri giorni??

Le priorità di Giulietto sono altre, da molto tempo. Adesso rileggiamo cosa affermava il paladino Giulietto Chiesa in un suo articolorivelatorio del 2007, dal titolo Il fallimento di Bali e il silenzio dei Media:




"Pochi sanno cosa è accaduto a Bali, anche perchè i media mondiali hanno appena scoperto il riscaldamento del clima e, invece di dare informazioni decenti al grande pubblico, stanno trasformando il problema in gossip planetario e in sensazionalismo imbecille.

Invece sarebbe opportuno che i miliardi di cittadini del mondo sapessero che a Bali non si è deciso niente. Notizia agghiacciante, da prima pagina, se vivessimo in un mondo normale, non drogato dalla necessità di consumare all'impazzata.

Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, ha riassunto con queste parole: «La situazione è così disperatamente seria che ogni ritardo rischia di farci superare il punto di non ritorno, oltre il quale i costi ecologici, finanziari e umani cresceranno in forme drammatiche».

Avete visto qualcosa del genere in tv? No, certamente, perchè la tv è il luogo principale da cui fuoriesce il fiume di inviti a consumare; e ripetere quello che dice Ban Ki Moon equivarrebbe a spiegare “l'inconcepibile", e cioè che questo nostro modo di vita è diventato insostenibile. Cioè, in altri termini, che l'attuale sviluppo capitalistico è divenuto incompatibile con la vita su questo pianeta. Che è anche l'unico di cui disponiamo al momento, e dal quale non possiamo, per il momento, assentarci.

Circola tra gli scienziati una simpatica barzelletta. Due pianeti s'incontrano. Uno ha un'aria soddisfatta e salubre, sorridente e colorato. L'altro ha la faccia marrone, piena di bitorzoli puzzolenti, respira a fatica. «Come stai? - dice quello sano all'altro - ti vedo scuro in volto, che ti succede?» Il pianeta malandato sospira: «Vedi, sono pieno di questi parassiti che si chiamano uomini. Stanno sporcando tutto, mi affumicano l'aria, mi fanno crescere la febbre, abbattono le foreste, tirano fuori cemento e lo spargono dappertutto. Guarda come mi hanno butterato la faccia». L'altro ascolta, sempre sorridente: «Oh, non preoccuparti. Li avevo anch'io, ma me ne sono liberato». (il grassetto è il nostro)



Grazie alla maggiore isteria sul riscaldamento globale, parlare di sovrappopolazione è diventato, ancora una volta, politicamente corretto. Quindi, per il nostro paladino Giulietto, credente nel riscaldamento globale da CO2, fedele al Club di Roma e che citava l'ONU di Ban Ki Moon come fonte attendibile, il pianeta che si è liberato dai molteplici parassiti (gli uomini) sta sicuramente meglio di quello sovraffollato pieno di bitorzoli puzzolenti! Insomma, la solita Armageddon catastrofista a causa della sovrappopolazione. Ricordiamo cosa disse Il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, tra i fondatori del WWF, insieme al Cavaliere di Malta Principe Bernardo d'Olanda: "Se rinascessi, vorrei essere un virus letale per contribuire a risolvere il problema dell’eccesso di popolazione. Il maggior dramma del mondo è che ci sono più culle che casse da morto"(dichiarazione rilasciata l’8 agosto 1988, alla agenzia nazionale tedesca DPA). Visto la sua barzelletta, pensiamo che Giulietto non sia poi così in disaccordo con quest'ultima citazione!

L'UNFPA ha inquadrato sinteticamente il problema della sovrappopolazione sul suo sito web:



"I gas serra non si accumulerebbero così pericolosamente se gli abitanti della Terra non aumentassero così rapidamente, ma fossero rimasti a 300 milioni di persone, la popolazione mondiale di 1000 anni fa, rispetto ai 6,8 miliardi di oggi."

Come già detto Giulietto Chiesa è un fiero assertore della teoria del riscaldamento globale antropogenico da CO2, una delle bufale più colossali che ci abbiano mai propinato;

In una intervista del 3giugno 2008 Giulietto espone i suoi deliri ambientali:





"Ad esempio, lo sapevate che a dicembre dell’anno scorso tutti i paesi del mondo si sono riuniti a Bali in conferenza mondiale per aprire il negoziato sul dopo Kyoto? E per decidere cosa? L’obiettivo è quello di contenere l’aumento della temperatura del pianeta nell’ambito dei 2 gradi centigradi. Già, perché la temperatura del pianeta sta aumentando e se continua a crescere con i livelli attuali noi andremo incontro nei prossimi 20 anni ad un aumento di 3,7 – 4 gradi.Questo comporterà veri e propri stravolgimenti sul pianeta, per esempio il Bangladesh, dove abitano 400 milioni di persone, andrà sott’acqua, come pure la nostra costa adriatica.

E questo non accadrà fra 200 anni, ma fra 20, e sarà un problema della prossima generazione, dei nostri figli. L’Africa nei prossimi 10 anni aumenterà a dismisura le zone desertiche, costringendo 250 milioni di persone a scappare, verosimilmente da noi.

Per impedire ciò occorrerebbe smettere di produrre anidride carbonica ai tassi attuali perché sta surriscaldando il pianeta attraverso l’effetto serra."



Ecco poi cosa dice il sommo Chiesa in una risposta del 27 settebre 2011 a chi gli poneva dubbi in merito:




"La verità scientifica è sempre un problema di approssimazioni successive. In questo caso vale a mio avviso il principio del più largo consenso. La comunità scientifica mondiale è al 97% circa convinta che il riscaldamento globale sia l'effetto dell'human imprinting, cioè dell'impronta umana. Esistono scienati che adducono altri elementi, ma i grafici dell'incremento della temperatura in connessione che l'esplosione della produzione umana di anidride carbonica e della produzione indotta di metano, unita alla deforestazione (che elimina le piante, assorbenti di co2), dicono a mio avviso inequivocabilmente che è stato lo sviluppo industriale (cioè l'impronta umana) a provocare il cambiamento." (gli errori sono i suoi)


Come al solito Giulietto spara cifre a caso non documentate, dimenticandosi per lo più di citare lo scandalo Climategate. Già dal2010 denunciammo la cosa:



"Lo scorso anno la credibilità del gruppo Intergovernmental Panel on Climate Change (Il Gruppo consulente intergovernativo sul mutamento climatico delle Nazioni Unite) o IPCC è stata duramente messa alla prova dalla pubblicazione di un migliaio di mail che i ricercatori di questo gruppo si sono scambiati fra loro e che un hacker avrebbe trafugato dal server dell'Università della East Anglia in Gran Bretagna. In queste email molti ricercatori dell'IPCC amettevano che avevano ritoccato i dati per renderli compatibili alla teoria dell'effetto serra da CO2; inoltre essi si coalizzavano per attaccare quelli che minavano le loro "verità" costruite. "

[...]

"Una delle immagini più significative riguardo alla teoria del riscaldamento globale è quella che rappresenta i valori di temperatura dell'ultimo millennio ed è la prova più citata a sostegno della tesi sul contributo delle attività antropiche al riscaldamento globale. Questo grafico è stato chiamato anche Hockey Stickper via della sua caratteristica somiglianza ad una mazza da hockey). Nella parte a destra si notava un brusco aumento della temperatura che assumeva proporzioni allarmanti.
In un articolo dal titoloRISCALDAMENTO CLIMATICO Lo scandalo degli esperti dell'IPCC che analizza le email trafugate all'IPCC dall'hacker si analizza e smonta proprio questo "mito":"Una parte molto interessante, che getta una sinistra luce sull'onestà scientifica dei componenti del cosiddetto Team, è relativa proprio all'hockey stick e su come «aggiustarlo» per dare valore alle proprie tesi. Il problema della validità dell'ultima parte del grafico era già stato segnalato da Stephen McIntyre quando contestava un rialzo improvviso della curva che invece a suo dire era piatta. Molte mail si riferiscono al trick che potremmo tradurre con la parola trucco – per non usare quella più colorita in uso oggi che passa sotto il nome di tarocco – a cui i diretti interessati danno oggi un significato benevolo e nient'affatto truffaldino. In un primo momento queste mail sono state definite apocrife, ma siccome poteva diventare un boomerang molti ricercatori chiamati in causa, tra cui Phil Jones, hanno preferito ammettere che sono vere. E' noto da almeno un paio d'anni, ad esempio, che la temperatura in questo momento non è in crescita, così Kevin Trenberth scrive in una mail: «il fatto che in questo momento non siamo in grado di spiegare la mancanza di un aumento della temperatura è cosa che non possiamo lasciar correre». In un'altra mail, sempre a proposito dello stesso problema, si legge: «sì, non è molto più del 1998 e tutto questo mi preoccupa… ma c'è la possibilità di avere davanti un periodo lungo una decina d'anni con temperature relativamente stabili, al di là di quanto ci si può attendere da La Nina etc…  ma se io vedo questa possibilità la farebbero loro anche gli altri, forse posso tagliare gli ultimi punti sulla curva prima del mio intervento, questo è un trend verso il basso a causa degli effetti finali e del freddo degli ultimi anni»."



Giulietto Chiesa dovrebbe anche leggersi un articolo apparso recentemente sul Wall Street Journal dal titolo No Need to Panic About Global Warming a firma di eminenti scienziati, dove si afferma che "Forse il fatto più scomodo è la mancanza di riscaldamento globale da oltre 10 anni". 

 Ricordiamo che il vecchio organismo Chiesa-Gorbaciov, il World Political Forum, creato "dal basso", aveva tra le sue fila personaggi come, Giulio Andreotti, Jacques Attali, Francesco Cossiga, Benazir Bhutto, Bono, Boutros Boutros-Ghali, Michel Camdessus, Fernando Henrique Cardoso, Emilio Colombo, Jaques Delors, Gianni de Michelis, l'Arcivescovo anglicano Desmond Tutu, Oscar Luigi Scalfaro, il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, il Cardinale Achille Silvestrini; in sostanza, uno dei più mefitici concentrati del clan Vaticano-massonico-globalista elitario che si possano trovare in circolazione;

Il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo membro del World Political Forum

E Chiesa è dei loro! Li difende. Pensa che essi ci traghetteranno verso una “New World Civilization”. Ecco quali sono le adesso le priorità del NEW POLICY FORUM Gorbacioviano, successore del WPF:




  • Considerare le questioni relative alla governance globale.
  • Questioni di sovranità e sforzi per diminuire l'impatto negativo delle decisioni prese a livello di governo che hanno ripercussioni globali.
  • Il ruolo e il futuro dello sviluppo europeo nel mondo contemporaneo.



Cari fan di Giulietto, il New World Order sta arrivando, e il vostro paladino ve lo farà amare.

venerdì 4 gennaio 2013

Gli appoggi di Monti, il Leccaculo di Comunione e Liberazione Pier Luigi Bersani e il Modello di Stato Sociale della Caritas


E' ormai noto a molti che il Vaticano appoggia Mario Monti e il suo programma di distruzione dello stato sociale, delle imprese, delle famiglie e della stessa democrazia. Ciò resterà nella storia Vaticana come l'ennesima macchia insanguinata che tingerà l'abito oramai lurido della "Santa" Sede. Adesso nel sostegno all'istruito dai Gesuiti Mario Monti si è attivato anche il movimento "Verso la Terza Repubblica", i cui principali promotori sono, tra gli altri:

  1. Il Presidente di Italia Futura Luca Cordero di Montezemolo, istruito dai Gesuiti all'Istituto Massimiliano Massimo, dove era compagno di classe di Mario Draghi.

  2. Il fondatore della Comunità di Sant'Egidio Andrea Ricciardi.
  3. Il presidente delle Acli Andrea Oliviero.
  4. Il Neocatecumenale segretario della CISL Raffaele Bonanni.


  5. Lorenzo Dellai, attuale presidente di turno della Regione Autonoma Trentino Alto Adige.

Un movimento che rivelerebbe la sua reale natura se venisse rinominato "Verso la Terza Repubblica Vaticana". Come riferisce il Mondo in un articolo del 3 gennaio 2012:"'Verso la Terza Repubblica' è di fatto il contenitore montiano."

Meno noto è l'appoggio del Vaticano alla sponda sinistra della classe politica.
Molti cittadini credono che in Italia noi abbiamo veramente una opposizione politica allo strapotere del Vaticano. Già abbiamo parlato di questa illusione nel nostro articolo Mario Monti: niente di nuovo sotto il sole Vaticano. Adesso è l'ora di parlare di Bersani, il novello candidato alla Presidenza del Consiglio per la coalizione di centro sinistra. Bersani, un finto comunista fedele alla Chiesa di Roma, si descrive efficacemente con le sue stesse parole, che estraiamo da un articolo de Il Fatto Quotidiano, dal titolo Coop rosse e Compagnia delle Opere, quanto è bello realizzare affari insieme:


“Se vuole rifondarsi, la sinistra deve partire dal retroterra di Cl (Comunione e Liberazione, ndr).La vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianchedell’800, il partito socialista arriva dopo, il partito comunista dopo ancora. E i movimenti del Sessantotto sono tutti morti, solo l’ideale lanciato da Cl negli anni Settanta è rimasto vivo, perché è quello più vicino alla base popolare, è lo stesso ideale che è alla base delle cooperative, un dare per educare”. A parlare così è Pierluigi Bersani. E’ l’agosto del 2003, quando l’attuale segretario del Pd è responsabile economico dei Ds e viene accolto con scrosci d’applausi dal popolo di Cl al Meeting di Rimini.
L’alleanza tra il mondo ciellino e la sinistra italiana ha una storia ormai lunga. È vero che Comunione e liberazione ha sempre sostenuto con determinazione il centrodestra di Silvio Berlusconi, perdonandogli tutto, dalle barzellette con bestemmia al bunga-bunga. Ma è anche vero che si è sempre tenuta una mano libera, da allungare a sinistra. Soprattutto quando ci sono affari da spartire insieme. Ora, con Silvio in declino e il Pdl in crisi, quella mano diventa più forte e visibile. La “trasversalità” (guai a chiamarla inciucio) diventa esplicito progetto politico.
Bersanial Meeting di Rimini del 2006 aggiunge una clamorosa rivelazione: “Quando nel 1989 Achille Occhettovolle cambiare il nome del Partito comunista italiano, per un po’ pensò di chiamare il nuovo partito Comunità e libertà. Perché tra noi e voi le radici sono le stesse”. Ovazione. Tre anni prima, nel 2003, era nato l’Intergruppoparlamentare sulla sussidiarietà, che ha tra i suoi più assidui ed entusiasti frequentatori da una parteMaurizio Lupi(ciellino di Forza Italia-Pdl), dall’altra Enrico Letta (Ds, poi Pd). L’Intergruppo si propone come “tavolo di discussione bipartisan ideato per creare un dibattito trasversale sul tema della sussidiarietà”, proclama Lupi. “Il suo obiettivo principale è promuovere l’iniziativa privata dei cittadini in forme di autorganizzazione per sperimentare un rapporto più evoluto fra programmazione statale e soggetti privati. Le diverse nature politiche dei promotori dell’Intergruppo ne hanno fatto un caso singolare nel panorama italiano”.
Non così singolare, in verità, vista la propensione italiana all’inciucio. In questo caso, più sociale che politico. La parola d’ordine è “dalwelfare statealla welfare society”, vale a dire: meno Stato sociale e meno intervento pubblico, per dare più spazio alle cooperative, sia cielline, sia rosse. [...]"

Il braccio economico di CL è la Compagnia delle Opere, che è ben descritta nel libro La Lobby di Dioad opera di Ferruccio Pinotti; alle pagine 85-86 leggiamo:



"Il braccio economico di Cl

Una superlobby, ma anche molto di piu. I numeri della Compagnia delle opere sono impressionanti: 41 sedi in Italia e in altri 17 paesi, 34.000 imprese e 1000 associazioni non-profit. Il fatturato complessivo e stato stimato in almeno 70 miliardi di euro.
Numeri in difetto, perche tengono conto soltanto delle imprese iscritte alla Cdo. Ci sono migliaia di societa e di professionisti che, pur non essendo parte della Compagnia, si riconoscono nella sua ideologia e si adoperano per favorirla. Soltanto la sezione milanese della Cdo conta piu di seimila aziende di tutti i comparti e di tutte le tipologie, ma con una prevalenza di quelle che operano nel campo dei servizi e con meno di dieci dipendenti. Gia nel 2008 il numero di associati della Cdo di Milano ha superato quelli di Assolombarda.
Per questa ragione, sempre dal 2008, ben tre componenti del consiglio direttivo della Camera di commercio di Milano sono rappresentanti della Cdo.
Nella Cdo c’e molto di piu della comunanza d’interessi che tiene aggregate le lobby. La Compagnia delle opere è l’applicazione pratica piu riuscita del principio della ≪terza via≫ cattolica, un approccio alla societa e all’economia che non è ne socialista ne liberista. Dietro Cdo c’è un’ideologia solida e forte. E sempre presente il ricordo del carismatico fondatore, don Giussani, ma anche l’influsso di Julian Carron, il suo successore. E c’è la consapevolezza di essere la piu riuscita applicazione pratica della dottrina sociale della Chiesa. Questa consapevolezza non è limitata soltanto agli aderenti di Cdo: è patrimonio di tutta la galassia di Cl e di gran parte della destra cattolica. La Compagnia delle opere nasce ufficialmente l’11 luglio 1986, dando corso a un’intuizione di monsignor Luigi Giussani.
Il nome è suggestivo: per chi conosce un poco la storia il parallelo è immediato. Viene subito da pensare alla Compagnia di Gesù. I gesuiti nascono nel Cinquecento per contrastare la Riforma protestante. Come la Compagnia di Gesu andrà a combattere la sua battaglia contro l’eresia protestante nell’elite della societa, accanto ai sovrani piu potenti d’Europa, così la Compagnia delle opere combatte la sua battaglia contro il liberismo e lo statalismo nel mondo dell’impresa e della politica." (il grassetto è il nostro)

Sempre nello stesso libro leggiamo le connessioni di Bersani con la CdO e CL:

"E inoltre, se negli ultimi tempi la preferenza dei ciellini al Nord si e orientata sulla Lega, ecco che a Firenze il voto di Cl è finito in massa all’esponente del Pd, Matteo Renzi. L’immagine piu eloquente della trasversalita di Comunione e liberazione è emersa il giorno dei funerali di don Luigi Giussani, celebrati nel Duomo di Milano il 24 febbraio 2005. In quell’occasione, a salutare il fondatore del movimento, c’erano praticamente tutti: Silvio Berlusconi, Pierluigi Bersani, Giulio Tremonti, Rocco Buttiglione, Giulio Andreotti, Clemente Mastella, Marco Follini, Letizia Moratti, Enrico Letta, Gustavo Selva, Luca Volonte, Pierferdinando Casini, Marcello Pera. Di certo ne dimentichiamo qualcuno"(Pag. 37)

"Infine, abbiamo approfondito il legame con Pierluigi Bersani,scoprendo che tra il leader del Pd e Cl, sull’asse delle cooperative rosse, esistono note di accordo davvero sorprendenti."(Pag. 37)

"La sponda sinistra: Cl e Bersani
Se il rapporto con il centrodestra è organico, Cl ha forti sponde anche a sinistra. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani è da oltre dieci anni una presenza fissa al Meeting di Rimini. Ex sessantottino, ex presidente della rossa Emilia-Romagna, dal 1998 al 2009 (tranne nel 2001) non ha saltato neanche uno dei consessi agostani di Cl. Tanto da diventare uno dei leader piu fedeli al movimento. Nel 2003, da responsabile economico dei Ds, Bersani fu chiamato addirittura ad aprire il rendez-vous romagnolo con una relazione ≪sulla ripresa di Comunione e liberazione≫. E per introdurlo, il moderatore Roberto Fontolan lo definì ≪uno dei massimi amici del Meeting≫. Lui ricambiò ringraziando a modo suo, con una frase che i fedeli di don Giussani (e non solo) non hanno certo dimenticato. ≪Se vuol rifondarsi – disse apertamente Bersani rivolto alla platea –, la sinistra deve ripartire dal vostro retroterra. La vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianche dell’Ottocento. Il primo Partito socialista è venuto dopo le cooperative, il Partito comunista dopo ancora e i gruppi nati con il Sessantotto sono tutti spariti. Solo l’ideale lanciato da Cl negli anni Settanta è rimasto vivo, perchè è quello piu vicino alla base popolare. E' lo stesso ideale che era anche delle cooperative: un dare che è anche un educare.≫ E poi chiosò: ≪Quando nel 1989 Achille Occhetto volle cambiare il nome del Partito comunista italiano, per un po’ pensò di chiamare il nuovo partito “Comunità e libertà”. Perchè tra noi e voi le radici sono le stesse≫. Una dichiarazione d’amore. Che Cl ovviamente non lasciò cadere nel vuoto, se è vero che l’anno successivo, in occasione delle elezioni europee del 2004, il movimento ≪fece campagna a sostegno del futuro ministro, capolista dei Ds in Piemonte, Liguria e Lombardia≫. I soliti ≪infaticabili e furbi cucinieri ciellini≫ avrebbe detto qualcuno. E' stato però nel 2006, nel corso della ventisettesima edizione del Meeting, che la relazione tra Bersani e Cl ha registrato la vera consacrazione. In quella circostanza, infatti, l’establishment del movimento – i vari Giancarlo Cesana, Giorgio Vittadini, Emma Neri – affidò a Pierluigi Bersani, allora titolare del dicastero per lo Sviluppo economico, niente meno che la presentazione del libro del fondatore don Giussani, Dall’utopia alla presenza. Ovvero l’evento clou del Meeting, che tra l’altro chiudeva la manifestazione di quell’anno. Per capire la rilevanza dell’avvenimento, c’è da considerare che don Luigi era morto appena l’anno prima e Bersani era stato l’unico leader degli allora Ds a prendere parte ai funerali, officiati nel Duomo di Milano dal cardinale Joseph Ratzinger, che poco dopo sarebbe stato eletto papa. Presentando l’opera del sacerdote, l’esponente del principale partito della sinistra ebbe per il movimento parole di vicinanza. ≪Ecco, leggendo il libro mi sono trovato a pensare, alla luce della mia esperienza, che certo abbiamo avuto percorsi diversi in quegli anni, ma si respirava alla fine la stessa aria. [...] Un’aria che arrivava al cuore, alla testa, che era un’esigenza di libertà, fondamentalmente di autonomia, di responsabilita, fino a toccare in molti casi, nel profondo, le coscienze e il senso stesso della vita. Ecco, io credo, e lo si vedeva gia allora, anche se non con questa consapevolezza, che Gioventù studentesca nella sfera religiosa e di fede anticipò questo processo.≫ Miele per Cl."(pag. 69-71)



"Avanguardia operaia e poi nel Partito comunista? Un giorno Bersaniconfessò al settimanale ≪Famiglia Cristiana≫ di aver frequentato da piccolo la parrocchia e il coro della chiesa del suo paese e finanche di avervi fatto il chierichetto. Ma le ragioni della liaison vanno cercate altrove. Per capire cosa leghi il segretario del Pd all’universo di Cl bisogna tornare alla parola-mantra del gruppo: sussidiarieta, la sostituzione dei privati allo Stato nella fornitura dei servizi. Tale principio, come si e visto, rappresenta una delle leve del sistema affaristico delle società della Compagnia delle opere, le quali tramite l’affidamento dalle amministrazioni pubbliche di servizi di ogni genere – dalla sanità all’istruzione, dal sociale all’edilizia –, traggono linfa vitale per il consolidamento del proprio potere economico. Il principio, però, è lo stesso sul quale si basa anche l’impero delle cooperative rosse, un mondo del quale da tempo Bersani, a partire dagli anni Ottanta, quando era assessore regionale ai Servizi sociali dell’Emilia-Romagna, e poi in seguito quando divenne governatore della stessa Regione, è considerato autorevole referente politico. Se non proprio uno stratega."(pag. 73)

"E cosa dire del famoso decreto legge sulle liberalizzazioni, firmato nel luglio del 2006, che secondo alcuni rappresentava un vero e proprio regalo di Bersani alle cooperative? ≪La sostanza è che questo decreto porta subito in dono nuovi benefici per le Coop rosse, che gia pagano poche tasse≫ scrisse il giornalista Rodolfo Ridolfi."(pag. 74)

"Sugli affari, dunque, Bersani e gli amici di Cl si intendono molto bene. E Meeting dopo Meeting, l’ex consigliere del Pci e gli abili ≪cucinieri≫ hanno capito che nel nome della sussidiarietà potevano fare grandi cose insieme." (pag. 75)

"Che Bersani sia ≪l’esponente del centrosinistra piu stimato da Cl≫ è dunque un argomento che non si presta a smentita." (pag. 77)

"Il futuro segretario del Pd parlò quindi al popolo ciellino, dimostrando di saper entrare subito in sintonia con esso. ≪Vedo piu file di cittadini davanti alla Caritas, che davanti alle sedi della Lega...≫ ammiccò durante il suo discorso, prendendo così le parti della Chiesa di Roma, che in quei giorni veniva attaccata dalle bordate del Carroccio. E il riscontro del pubblico fu enorme." (pag. 79)

"Fu alla fine del seminario, tuttavia, che si consumò anche visivamente il matrimonio tra Bersani e il movimento dei fedeli di don Giussani. Sceso dal palco, l’ex ministro dello Sviluppo economico venne infatti immediatamente cinto da dieci ragazzi del servizio d’ordine ciellino in maglia viola, che tenendosi per mano crearono attorno a lui un cerchio. Cosi protetto, Bersani si accese un sigaro e iniziò una lunga, significativa passeggiata tra gli stand della fiera. Raccogliendo gli applausi della gente, salutando, stringendo mani e fermandosi anche a comprare un biglietto della lotteria del Meeting. ≪Certo, questo può essere considerato un giorno perso nella mia campagna elettorale≫ sorrise Bersani lasciando la sede del festival. ≪Il punto è che la mia ottica guarda al paese, il partito è solo uno strumento, al paese con tutte le sue espressioni più vitali, di cui Cl è un esempio.≫ A sinistra non tutti la presero bene." (pag. 79)

"Durante le festivita natalizie di quell’anno, ancora ≪il manifesto≫ svela che a un pellegrinaggio privato organizzato da Comunione e liberazione in Terra Santa – a cui prendono parte un centinaio di vip istituzionali veneti, ma non solo: c’e anche l’ex ministro Pd Pierluigi Bersani –, partecipano uno a fianco all’altro proprio Graziano Debellini, capo della Cdo Nordest sotto indagine per truffa, il suo avvocato Giorgio Fornasiero e l’ex procuratore aggiunto di Padova Dario Curtarello, da poco promosso alla guida della Procura di Rovigo.10 Una circostanza clamorosa, che nel tempo nessuno dei tre protagonisti ha mai smentito." (pag. 305)

"In effetti al Meeting di Cl del 2009 Berlusconi, pur essendo premier, non è nemmeno stato invitato e gli ospiti d’onore sono stati i vertici della Lega e alcuni esponenti del Partito democratico come Bersani e Letta, simpatizzanti di Cl."(pag. 372, nota 12)

Quindi qual'è il modello di Stato Sociale che ama Bersani? E' forse un welfare state che tutela la disoccupazione, la precarietà, le madri sole con figli a carico? Un welfare pubblico che concede una casa a tutti quelli che per motivi di reddito non riescono a permettersela? Un welfare in grado di fornire cure mediche e posti letto ai poveri? Un welfare che aumenta i trasporti pubblici e riduce le tariffe per i non abbienti? No! Il modello di Bersani di welfare è quello privatistico gestito da aziende o enti controllati dalla Chiesa e dalle coop rosse e bianche. Il modello di Bersani è la Caritas, cioè, l'elemosina stracciona della Chiesa, che si avvale di un esercito di pii fedeli volontari non pagati e di finanziamenti pubblici e aiuti europei: quindi a costo zero o quasi, ma che fa apparire la Chiesa come la "Salvatrice" dei poveri, nel mentre regala loro due pezzi di pane che non escono nemmeno dalle sue tasche!
Nel Messaggero del 23 agosto 2011, Bersani giustificava l'esenzione dell'Ici alla Caritas così dicendo:

«In tempi come questi - sottolinea Bersani - prima di discutere bisognerebbe fare un giro, che sarebbe istruttivo, nelle Caritas diocesane, per capire bene come è messo il Paese e cosa sta facendo la Chiesa».

Il Cialtrone Bersani, supino alla Compagnia delle Opere e a Comunione e Liberazione, non si sogna nemmeno di garantire uno stato sociale pubblico erogato da dipendenti stipendiati con un contratto pubblico a tempo indeterminato! Ecco quindi il suo sostegno all'elemosina pelosa fornita da fedeli che non guadagnano un centesimo (Caritas) o da gente con contratti da fame e precari (le varie cooperative bianche e rosse), erogata per mezzo di contrubuti europei e tramite lo svuotamento delle casse pubbliche, per il beneficio del Maledetto XVI.
Per quanto riguarda la Caritas, il fatto che i contributi escono dalle nostre tasche e non da quelle di Maledetto XVI e della sua azienda millenaria, ce lo conferma anche una notizia riportata su Umbria 24 del 28 dicembre 2012, in cui la Caritas si lamenta di non aver ancora ricevuto i finanziamenti pubblici per erogare i suoi servizi:

 "Chiedono cibo, vestiti, spesso una parola di conforto. Sempre più persone si rivolgono alla Caritas diocesana e all’associazione di volontariato San Martino che ne gestisce le opere segno. Numeri in forte crescita, prodotto di una crisi che avvolge una parte consistente del territorio ternano. In questo contesto, si acuiscono le tensioni fra le associazioni diocesane di volontariato e il comune di Terni. In ballo non c’è solo la realizzazione del centro di accoglienza di via Vollusiano, ma anche il pesante ritardo accumulato da palazzo Spada nell’erogazione di un contributo di 636 mila euro. «Per andare avanti siamo costretti a indebitarci», spiegano dalla Caritas.

Contributi. Le attività sono state condotte grazie ai contributi provenienti dall’8 per mille, dalla fondazione Carit e dagli enti locali.Non tutti, però, hanno tenuto fede agli impegni. «C’è una forte disparità nei tempi di erogazione dei contributi pubblici– osserva Francesco Venturini, presidente della San Martino – Alcuni, come la regione Umbria e il comune di Narni, hanno versato le quote nel giro di due, tre mesi al massimo. Il comune di Terni, invece, deve ancora erogare i contributi risalenti al 2009. Quello che più ci infastidisce è che l’ente ha già incassato da tempo i fondi del ministero dell’Interno, 544.759 euro relativi al progetto Rifugiati Terni. Soldi per noi essenziali, ma che sono stati utilizzati per altri scopi rispetto a quelli previsti. Intanto le attività vanno avanti grazie agli anticipi che le banche ci concedono».

Insomma, la Chiesa finanzia le sue attività caritatevoli con i soldi altrui, i nostri, ricavandone però per intero il prestigio. In tal senso possiamo tranquillamente supporre che la crisi economica sia una benedizione per la Chiesa, perchè gli uomini "secolarizzati" ridotti alla fame, per mezzo degli aiuti della Caritas, ritornano a Dio, cioè nelle grinfie dei tentacoli Vaticani, che, sulle macerie dello stato sociale, spicca fra tutti per la carità effettuata con le tasche degli altri; ma attenzione, solo una minima parte dei soldi incassati serve a svolgere le attività assistenziali vaticane; ad esempio, per quanto riguarda l'otto per mille, secondol'Espresso del 16 maggio 2012, "la Chiesa ne spende solo un quinto in opere di carità: il grosso finisce per costruire parrocchie e stipendiare i sacerdoti".  
Sempre secondo lo stesso articolo:"Ancora più criticata è però la decisione di ripartire in modo proporzionale anche le scelte non espresse (oltre la metà): in questo modo la Chiesa Cattolicaconquista l'85 percento dei fondi (circa un miliardo di euro) grazie al 36 percento delle firme a suo favore ". Ma i prelati da chi vanno a reclamare poi i soldi che mancano nelle loro attività di sostegno ai poveri? Allo Stato. Facile fare carità con i soldi altrui! Poi, mentre la Chiesa impiega i suoi sacerdoti stipendiati a dire la messa, a convertire le anime, e a pretendere contributi pubblici, la stessa, per erogare i suoi servizi assistenziali, si avvale di un esercito di fedeli volontari che non paga un centesimo e il tutto per la "Gloria di Dio" e del suo potere terreno. Cari lettori, le notizie ci vengono date, non vi è nulla di occulto, ma è come dobbiamo interpretarle che viene assolutamente distorto alla nostra percezione. Perchè infatti uno Stato deve regalare soldi all'azienda Vaticano S.p.a., l'azienda più ricca del mondo, svuotando le proprie casse pubbliche nel mentre mantiene una classe clericale parassita? Perchè non eroga i servizi ai cittadini poveri in prima persona, applicando diritti garantiti dalla legge? La risposta è: Per la "Gloria di Dio" e del potere Temporale della "Santa" Sede e dei Gesuiti. Anche se non siamo totalmente d'accordo con l'impostazione dello UAAR, e consci che la verità è dispersa in varie fonti per confondere i più, è necessario leggere la stima che esso fa riguardo ai fondi pubblici ed alle esenzioni di cui ha goduto la Chiesa nel 2012; un dato, questo, che ci appare sufficientemente documentato, cioè:"€ 6.232.375.437". Infatti ci sembra che l'UAAR non si sia inventato le cifre, ma abbia attinto a fonti certe, come i semplici bilanci pubblicati dalla Chiesa, quando disponibili. Ad esempio, per l'8 per mille leggiamoil rendiconto nel sito ufficiale: 
Scheramta tratta dal sito ufficiale dell'8xmille, disponibile al link http://www.8xmille.it/rendiconti/ripartizione2012.pdf
 Anno 2012
TOTALE DISPONIBILE 1.148.076 MIGLIAIA DI EURO, DISTRUBUITO IN:
  • ESIGENZE DI CULTO E PASTORALE: 479.226 MIGLIAIA DI EURO.
  • SOSTENTAMENTO DEL CLERO: 363.850 MIGLIAIA DI EURO.
  • ACCANTONAMENTO A FUTURA DESTINAZIONE PER CULTO, PASTORALE E CARITA': 50.000 MIGLIAIA DI EURO.
  • INTERVENTI CARITATIVI: 255.000 MIGLIAIA DI EURO.
QUINDI LA CHIESA STESSA CI DICE CHE SOLO CIRCA IL 22% DI INTERVENTI CARITATIVI E' DESTINATO ALL'AUITO DEI POVERI E IL RESTO E' IMPIEGATO PER ESPANDERE L'IMPERO CATTOLICO E STIPENDIARE IL CLERO PARASSITA, NEL MOMENTO IN CUI IL VATICANO E' PROTESO AD IMPORRE LA SUA "NUOVA EVANGELIZZAZIONE" CON ANNESSA "AUTORITA' MONDIALE", SECONDO LE PAROLE DEL "SANTO" PADRE.


Nell'immagine sopra un estratto del Discorso Del "Santo" Padre Benedetto Xvi
Ai Partecipanti Alla Plenaria Del
Pontificio Consiglio Della Giustizia E Della Pace, Sala del Concistoro, Lunedì, 3 dicembre 2012

dI SEGUITO LE ALTRE VOCI INDIVIDUATE DALLO UAAR:


Cinque per mille 54.500.000
Esenzioni Irpef per erogazioni liberali 13.000.000
Esenzioni Imu 250.000.000
Riduzione Ires 100.000.000
Riduzione Irap 150.000.000
Esenzioni Iva 100.000.000
Altre esenzioni fiscali e doganali 35.000.000
Pensioni 30.000.000
Benefici statali sulle pubbliche affissioni 2.000.000
Benefici statali per gli oratori 2.500.000
Contributi statali per i cappellani nelle Forze armate 18.000.000
Contributi statali per i cappellani nella Polizia di stato 6.000.000
Contributi statali per i cappellani nelle carceri 8.000.000
Contributi statali per i "grandi eventi" della Chiesa cattolica 0
Insegnamento della religione cattolica nelle scuole 1.500.000.000
Contributi statali alle scuole cattoliche 325.000.000
Contributi statali alle università cattoliche 46.314.020
Contributi statali all'editoria cattolica 20.000.000
Tariffe postali agevolate 7.500.000
Riduzione del canone TV 370.000
Consumi idrici ed energetici del Vaticano 5.000.000
Beni immobili statali adibiti a edifici di culto 200.000.000
Servizio civile 20.000.000
Finanziamenti statali all'associazionismo sociale 3.720.417
"Legge mancia" 895.000
Altri contributi statali 100.000.000
Spese straordinarie delle amministrazioni locali in occasione di importanti eventi cattolici 20.000.000
Contributi delle amministrazioni locali alle scuole cattoliche 500.000.000
Utilizzo dei fondi strutturali europei 107.000.000
Cambi di destinazione d'uso 150.000.000
Altri contributi erogati dalle Regioni 242.200.000
Servizi appaltati in convenzione ad organizzazioni cattoliche 150.000.000
Convenzioni pubbliche con la sanità cattolica 167.000.000
Contributi regionali per i cappellani negli ospedali 35.000.000
Contributi regionali agli oratori 50.000.000
Altri contributi erogati dalle Province 70.700.000
Contributi comunali per l'edilizia di culto (oneri di urbanizzazione secondaria) 94.100.000
Contributi comunali per i cappellani cimiteriali 6.000.000
Esenzioni comunali dalla tariffa per la gestione dei rifiuti 20.000.000
Edifici di proprietà comunale concessi a condizioni di favore a enti e associazioni cattoliche 15.000.000
Sconti comunali per l'accesso a zone a traffico limitato 1.000.000
Altri contributi erogati dai comuni 257.000.000
Benefici concessi da enti, fondazioni e società a partecipazione pubblica 200.000.000
Cerimonie di culto in orario di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, negli enti e nelle società controllate dallo Stato 1.500.000


Immaginiamo quali frutti produrrebbero tutti questi soldi se venissero impiegati interamente dallo Stato per le opere sociali!



sabato 29 dicembre 2012

L'Internazionale di Dominio dei Gesuiti: "Il Mondo è la nostra casa"


Nella Civiltà dell'informazione globalizzata, i mezzi di comunicazione di massa più influenti, come i grandi quotidiani, non possono certo nascondere totalmente le notizie scomode, come quella del potere dei Gesuiti e della Chiesa Cattolica a livello mondiale; ed ecco quindi che periodicamente se ne escono con notizie addomesticate ma rivelatrici. L'articolo L'Internazionale dei Gesuiti, pubblicato da Il club de La Lettura de il Corriere della Sera è uno dei migliori esempi di tale impostazione di pensiero controllato. In esso si rivelano molte cose riguardo alla leadership Occidentale controllata dai Gesuiti, ma le si condiscono con frasi del tipo "l’obiettivo è l’azione nel mondo come “servizio”" oppure ci si riferisce all'azione educativa dei Gesuiti come ad «una pedagogia del desiderio, del desiderio di apprendere, legata all’esperienza». 

Mario Draghi, presidente della BCE, educato dai gesuiti all'Istituto Massimiliano Massimo, uno degli esempi più eclatanti dell'influsso dei Gesuiti sulla UE.

Insomma, quando non si può più negare l'evidenza, la si distorce nella sua percezione, contando anche sul fatto che viviamo in un paese dove solo il 20 per cento degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare. Ma la realtà a cui siamo di fronte è quella del potere temporale del Vaticano S.p.a., un potere incontrastato nel corso dei secoli. In tal senso possiamo parlare a ragion veduta del metodo Gesuitico come di una "Pedagogia del Dominio" che, attraverso un'educazione improntata alla ferrea disciplina e al sacrificio,  è tesaal controllo totalitario della vita politica, sociale ed economica dell'intero mondo globalizzato. Dell'aspirazione a questo controllo ne è esempio la pretesa della "Santa" Chiesa, sotto le false vesti moralizzatrici, di una "nuova evangelizzazione", che dovrebbe andare di pari passo alla costruzione di una "autorità mondiale". Il Discorso Del Santo Padre Benedetto Xvi Ai Partecipanti Alla Plenaria Del Pontificio Consiglio Della Giustizia E Della Pace, tenutosi nella Sala del Concistoro Lunedì 3 dicembre 2012 è solo l'ultima di una lunga serie di dichiarazioni ufficiali non smentibili che vanno in questa direzione. In esso leggiamo:


"Da una nuova evangelizzazione del sociale possono derivare un nuovo umanesimo e un rinnovato impegno culturale e progettuale. Essa aiuta a detronizzare gli idoli moderni, a sostituire l’individualismo, il consumismo materialista e la tecnocrazia, con la cultura della fraternità e della gratuità, dell’amore solidale. Gesù Cristo ha riassunto e dato compimento ai precetti in un comandamento nuovo: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34); qui sta il segreto di ogni vita sociale pienamente umana e pacifica, nonché del rinnovamento della politica e delle istituzioni nazionali e mondiali. Il beato Papa Giovanni XXIII ha motivato l’impegno per la costruzione di una comunità mondiale, con una corrispondente autorità, proprio muovendo dall’amore, e precisamente dall’amore per il bene comune della famiglia umana. Così leggiamo nella Pacem in terris: «Esiste un rapporto intrinseco fra i contenuti storici del bene comune da una parte e la configurazione dei Poteri pubblicidall’altra. L’ordine morale, cioè, come esige l’autorità pubblica nella convivenza per l’attuazione del bene comune, di conseguenza esige pure che l’autorità a tale scopo sia efficiente»(n. 71).
La Chiesa non ha certo il compito di suggerire, dal punto di vista giuridico e politico, la configurazione concreta di un tale ordinamento internazionale, ma offre a chi ne ha la responsabilità quei principi di riflessione, criteri di giudizio e orientamenti pratici che possano garantirne l’intelaiatura antropologica ed etica attorno al bene comune(cfr Enc. Caritas in veritate, 67). Nella riflessione, comunque, è da tenere presente che non si dovrebbe immaginare un superpotere, concentrato nelle mani di pochi, che dominerebbe su tutti i popoli, sfruttando i più deboli, ma che qualunque autorità deve essere intesa, anzitutto, come forza morale, facoltà di influire secondo ragione (cfr Pacem in terris, 27), ossia come autorità partecipata, limitata per competenza e dal diritto." (il grassetto è nostro)

Quindi è chiaro l'intento della Chiesa e di Benedetto XVI, e cioè : "la costruzione di una comunità mondiale, con una corrispondente autorità"; e le scuole dei Gesuiti sono il fondamento primo di tale edificazione, attraverso una Pedagogia volta alla Leadership e al Dominio, la quale, ammantata di false promesse morali, sta conducendo i popoli europei e mondiali verso un nuovo oscuro medioevo tecno-teocratico.
Vi consigliamo di leggere l'articolo del Corriere, di seguito riportato, sotto questa nuova chiave interpretativa.

 L'Internazionale dei Gesuiti

Il Club de La Lettura
Il Corriere della sera 

Ai vertici dell’Europa c’è una «Internazionale gesuita». Lo ha detto, scherzando, ma non troppo, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, che ha ricordato di aver studiato dai gesuiti, come i premier di Italia e Spagna, Mario Monti e Mariano Rajoy, e come anche il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.
E se la frase «Internazionale gesuita» Van Rompuy l’ha pronunciata come se fosse una battuta, resta un dato di fatto incontestabile: il destino dell’euro non è solo nelle mani di Goldman Sachs, ma di chi è stato educato dai seguaci di sant’Ignazio di Loyola. Chris Lowney, che è stato in un seminario dei gesuiti per sette anni prima di essere nominato managing director di JPMorganmentre era ancora trentenne, ha definito «leader per vocazione» quelli cresciuti nel vivaio dei gesuiti. E ha spiegato i principi della leadership secondo i gesuiti nel suo primo libro Heroic Leadership: Best Practices from a 450-Year-Old Company that Changed the World, cioè la Compagnia di Gesù, fondata appunto 450 anni fa. Un libro che è stato tradotto in dieci lingue, tra cui l’italiano.
Europa, dunque, ma non solo Europa. Manuel Barroso dal 2004 è presidente della Commissione europea (in passato primo ministro del Portogallo), ma ha frequentato la prestigiosa Università Georgetown di Washington. Georgetown ha avuto e continua ad avere un grande impatto culturale negli Stati Uniti. Otto scuole, un ospedale e molti programmi ad altissimo livello, cinque campus sparsi nella città di Washington e in Virginia. Il fiore all’occhiello è, probabilmente, la School of Foreign Service-Qatar. Qui si formano i diplomatici del dipartimento di Stato. Ed esperti di strategia e geopolitica, forse tra i migliori al mondo. Un ex presidente americano, Bill Clinton, ha studiato fra queste mura. Ma ce ne sono altri, di leader, che sono stati formati nei suoi campus.
In ogni caso, quaranta ex alunni dei gesuiti siedono attualmente al Congresso degli Usa, compreso il senatore John Kerry. Altri ex alunni famosi sono il giudice della Corte Suprema, Antonin Scalia, Vicente Fox, ex presidente del Messico, Fidel Castro, leader di Cuba, più il defunto François Mitterrand, presidente francese dal 1981 al 1995. Ma anche la rockstar Sting, l’attore Denzel Washington, le star dell’Nba Patrick Ewing e Bill Russell, Vince Lombardi, leggendario allenatore di football. E il maestro del cinema Alfred Hitchcock. E gesuita era il cardinale di Milano Carlo Maria Martini, che è stato a un soffio dal diventare Papa.
«Le nostre scuole tendono a formare leader, ma l’obiettivo è l’azione nel mondo come “servizio”. C’è una spinta alla “dedizione” che fa parte del Dna dell’educazione dei gesuiti», spiegano i seguaci di Sant’Ignazio, citando quanto propugnato da Pedro Arrupe, generale dei gesuiti per vent’anni: «Noi intendiamo formare dei “leader” nel servizio — ha scritto Arrupe —, uomini e donne che abbiano competenza, coscienza e passione per l’impegno».
E sembrano esserci riusciti. Guardiamo all’Italia. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha studiato dalle elementari al liceo presso l’Istituto gesuita Leone XIII di Milano. Hanno frequentato l’Istituto Massimiliano Massimo, nel quartiere Eur di Roma, oltre al presidente della Bce, Draghi, il presidente Bnl Luigi Abete, il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, il sociologo Giuseppe De Rita, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni De Gennaro, il presidente della Ferrari e di ItaliaFutura Luca di Montezemolo. Un altro ex alunno è Francesco Rutelli. A Torino, all’Istituto sociale, hanno studiato Cesare Pavese, Mario Soldati e poi il sindaco Piero Fassino, Giovanni Minoli, l’ex ministro della Giustizia e presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick. A Brescia, al Collegio Ricci, frequentato dal futuro papa Paolo VI, è stato — dall’asilo al liceo — il filosofo Emanuele Severino: «Ora quella scuola, che offriva un ottimo insegnamento scientifico, matematica in particolare, non è più dei gesuiti. Come non esiste più il prestigioso liceo dei gesuiti Pennisi, ad Acireale, di cui furono rettori due miei zii».
Perché tanto successo, dopo quasi cinque secoli, del modello educativo che trae origine dal pensiero e dalla pratica di vita di Ignazio di Loyola? Condensata in una formula, si tratta di «una pedagogia del desiderio, del desiderio di apprendere, legata all’esperienza». Scriveva infatti sant’Ignazio: «Non è il molto sapere che sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose interiormente».
Spiega padre Antonio Spadaro che, prima di essere chiamato a dirigere «La Civiltà Cattolica», nel 2011, è stato docente al Massimo di Roma (e a sua volta alunno del collegio di Messina): «Puntiamo sulla “molla” dell’apprendimento: il desiderio. Un allievo non impara bene e non apprende se non ciò di cui ha “sete” e dunque riesce poi a gustare interiormente, perché lo ha desiderato». E ancora: «Il momento dell’esperienza è il momento dell’ingresso nel mondo, nella storia, negli avvenimenti, nei fatti, gustandone la gioiosità e l’amarezza con tutti i sensi (vedere, udire, odorare, assaporare, toccare)». Conoscere la vita, leggerla e capirla non è sufficiente: «Ignazio pensa a un uomo che innanzitutto reagisce affettivamente». E che ha uno sguardo ampio, ma anche una grande capacità di analisi e di dettaglio. I gesuiti annoverano tra loro grandi scienziati, addirittura dei pionieri dell’astrofisica. Ma anche economisti come il predecessore di Spadaro alla «Civiltà Cattolica» per quindici anni, padre Giampaolo Salvini, coautore con Luigi Zingales e Salvatore Carrubba de Il buono dell’economia, edito dalla Bocconi, su etica e mercato.
«Il mondo è la nostra casa» è stato il motto scelto per un incontro tenuto a fine luglio nel magnifico campus del Boston College, l’università dei gesuiti a Boston. Più di quattrocento persone da oltre cinquanta Paesi, a rappresentare l’universalità del carisma di sant’Ignazio nell’educazione. Dall’Italia, ha partecipato un altro gesuita illustre, padre Federico Lombardi, portavoce della Sala stampa vaticana, che nella sua relazione ha descritto lo stupore di Benedetto XVI durante il collegamento con gli astronauti della stazione spaziale internazionale.
La cosa più sorprendente è che il successo ignaziano si è confermato nell’ultimo mezzo secolo anche nel Vecchio Continente, dove l’egemonia, nella didattica e nella pedagogia, dell’impostazione marxista, costruttivistica e neopositivistica ha lasciato sul terreno, insieme a utili strumenti di analisi, un deserto pedagogico, sfociato o nella violenza della prassi (fino al terrorismo) o nel soggettivismo più chiuso e meschino. Senza essere cioè in grado di generare personalità capaci di impegnarsi in un progetto di ampio respiro. Al contrario dell’impostazione educativa di quell’uomo d’armi diventato santo, Ignazio di Loyola, che si è trovata così sorprendentemente contemporanea con lo sviluppo di un’epistemologia liberata dalla camicia di forza del positivismo e al tempo stesso con il fondamento del pensiero classico, Aristotele, che nella Metafisica scriveva: «L’inizio della conoscenza è lo stupore».

Maria Antonietta Calabrò