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venerdì 8 febbraio 2013

Silvio Berlusconi, il Vaticano e l'Ordine Costantiniano



“Quale leader vincerà- L'effetto Cavaliere sulla campagna elettorale è visibile soprattutto confrontando i risultati della domanda su quale leader vincerà. Il 31 gennaio Pierluigi Bersaniguidava con un comodo 42,5%. Oggi, è al 36,1 e solo negli ultimi due giorni è sceso del 2,3. Di contro, Silvio Berlusconista mettendo la freccia: una settimana fa era al 16,7, oggi è al 18,9 e viaggi a ritmi sostenutissimi, avendo guadagnato dal 5 febbraio l'1,6 per cento. Seguono Mario Monti(al 13,2%, era al 13) e Beppe Grillo(dall'11,6 al 12,6). Anzi no, la verità è che il terzo favorito dopo Bersani e il Cavaliere è il pareggio: 17,1.”
fonte: Liberoquotidiano.it 07/02/2013

Queste le ultime previsioni elettorali disponibili, dopo che Silvio se ne è uscito con la storia dell'IMU rimborsata agli italiani (fosse solo quello il problema! E il rimborso, da parte del Vaticano, di tutti i soldi sottratti agli Italiani per via dei favori che le nostre istituzioni erogano alla Santa Sede? Alcune ricerche affermano che ammontano € 6.232.375.437solo nel 2012. E la sovranità monetaria? La geonigegneria clandestina? L'Europa Vaticano-gesuitica che ci dissangua?)
Molti parlano dell'appartenenza di Silvio Berlusconi alla P2, ma in pochi hanno approfondito il legame di Silvio con il Vaticano. Abbiamo già detto che uno dei pochi è stato Ferruccio Pinotti, con il suo libro L'Unto dal Signore, del quale si parlava in un articolo che pubblicammo tempo fa:Quel patto segreto tra la destra e la chiesa. 
 

Adesso che vediamoquesta falsa e studiata opposizione delle gerarchie ecclesiastiche al cavaliere Silvio, è utile ricordare che, per tutti i favori fatti alla Chiesa, Silvio era in rapporti molto cordiali con Benedetto XVI. Ecco il saluto di Silvio al Papa al Primo Congresso Nazionale del Popolo della Libertà il 27 marzo 2009:



D'altronde, come abbiamo già più volte affermato, sembra non esservi incompatibilità tra l'appartenenza agli Ordini cavallereschi e militari del Vaticano e quella alle logge massoniche. Nell'articolo dal titolo SMOM: di essi è il regno dei cieli,discutemmo dell'appartenenza al Sovrano Militare Ordine di Malta di molti membri della P2, compreso Licio Gelli. Quello che in realtà traspare è che la "massonica" P2 fosse un semplice braccio armato dello SMOM, e che la stessa, quindi, fosse sotto il controllo diretto del Vaticano e dei Gesuiti. Come riferisce il sito dell'Ordine di Malta, lo stesso Silvio Berlusconi, nel 2006, in veste di Presidente del Consiglio, dopo avere firmato un accordo sulla ricerca scientifica con l'Ordine stesso, ebbe a dire:”Sono poche le istituzioni che godono del prestigio dell’Ordine di Malta”.

Berlusconi, Marcello dell'Utri, l'Opus Dei e la Vatican Bank Rasini.

L'incontro che fece conoscere tra loro il colluso con la mafia Marcello dell'Utri e Silvio Berlusconi ebbe modo di avvenire sotto l'egida dell'Opus Dei. In un articolodal titolo Peccato. L´Opera è rimasta a metàdi Marco Damilano e Sandro Magister,apparso su "L´Espresso" del 10 gennaio 2002 si afferma:


"Il più ispirato, però, è Marcello Dell´Utri. Che attribuisce all´Opus l´incontro della vita: «A presentarmi Silvio Berlusconi fu il direttore della residenza universitaria di Palermo Segesta, Bruno Padula, oggi vicario della Prelatura in Sicilia». Rapporti mai interrotti: frequentatore del collegio Opus di Torrescalla a Milano, direttore sportivo del centro di formazione professionale Elis a Roma, negli anni ´60 Dell´Utri mise su una squadra di calcio, la Torrescalla-Edilnord. Lui allenava, Silvio era il presidente, Paolo Berlusconi il centravanti."


"Il giovane Silvio, studi al liceo Sant’Ambrogio dei Salesiani e frequentazione di Torrescalla, residenza universitaria milanese dell’Opus Dei,dove conobbe Marcello dell’Utri, fa i primi passi di imprenditore edile con l’aiuto della Banca Rasini. Investendo una parte dei primi guadagni, fonda la squadra di calcio Torrescalla-Edilnord targata Opus Dei: lui presidente, l’amico palermitano allenatore e il fratello Paolo centravanti.Alla Rasini il padre Luigi da semplice impiegato è diventato direttore. Questa banca, con un solo sportello a Milano in piazza dei Mercanti, era alternativamente definita «Vatican bank», «Sportello della mafia»o «Banca di Andreotti»."

Adesso vediamo un altro fatto che prima ci era sfuggito nelle cronache, cioè l'appartenenza di Silvio Berlusconi al Sacro Militare Ordine Costantiniano, partendo da una notizia apparsa sul Sito ufficiale della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie, che leggerete per intero:


Roma, 14 marzo 2003
CEREMONIA DI INVESTITURA DI CAVALIERE DI GRAN CROCE DI MERITO CON PLACCA D’ORO DEL S.M.O. COSTANTINIANO DI SAN GIORGIO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, ON. SILVIO BERLUSCONI
Il giorno 14 marzo 2003, si è tenuta a Palazzo Chigi, sede del Governo della Repubblica Italiana, la cerimonia d’investitura del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Silvio Berlusconi, a Cavaliere di Gran Croce di Merito con Placca d’Oro, decorato del Collare del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. L’Alta Onorificenza è stata conferita da S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Calabria e Gran Prefetto dell’Ordine Costantiniano. Erano presenti S.A.R. la Principessa Camilla, Sua Eminenza Reverendissima il Sig. Cardinale Mario Francesco Pompedda, Gran Priore, S.E. il Marchese Aldo Pezzana Capranica del Grillo, Gran Cancelliere, S.E. l’Ambasciatore Balboni Acqua, Capo del Cerimoniale del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana e Cavaliere Di Gran Croce di Grazia, il Dr. Letta, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Commendatore di Merito con Placca , il Dr. Sgrelli, Capo del Cerimoniale della Presidenza del Consiglio e il Senatore Guzzanti.

La cerimonia è stata particolarmente significativa anche in virtù dei consolidati rapporti delle istituzioni italiane con l’Ordine, che, annoverando tra i propri Cavalieri le più alte cariche dello Stato italiano, svolge la propria opera con il favore e , ne siamo certi, con l’apprezzamento, delle stesse.
Dopo aver accolto la delegazione nel salone d’ingresso, l’On. Presidente si è trattenuto con gli illustri ospiti in cordiale conversazione nel suo studio privato, procedendo poi ad uno scambio di doni.
Il Presidente Berlusconi ha voluto quindi personalmente guidare un’interessante visita agli appartamenti privati di Palazzo Chigi, illustrandone le preziose opere d’arte ed i brillanti risultati dei recenti restauri da lui stesso voluti.

L’On. Presidente del Consiglio dei Ministri ha infine accompagnato gli illustri ospiti fino all’uscita del Palazzo, ringraziando in special modo S.A.R. il Duca di Calabria per l’alta onorificenza Costantiniana della quale è stato investito.

Ci appare inquietante e rivelatore il leggere dei "consolidati rapporti delle istituzioni italiane con l’Ordine, che, annoverando tra i propri Cavalieri le più alte cariche dello Stato italiano, svolge la propria opera con il favore e , ne siamo certi, con l’apprezzamento, delle stesse." Credevamo che Stato Italiano e Ordini religiosi fossero due entità separate ed indipendenti, ed invece abbiamo scoperto che lo Stato italiano è diventato il quartier generale del Regno Pontificio; il problema è che gli italiani, mantenuti sempre più in uno stato di catatatonica ignoranza, non lo sanno. Il nome dell'Ordine deriva dall'Imperatore Costantino, l'Imperatore grazie al quale il cristianesimo si diffonderà in tutto l'Impero Romano in un momento storico in cui questa religione, originariamente diffusa da martiri perseguitati, si trasformerà in strumento di potere delle elite, come è tutt'oggi. Dallo stesso sito leggiamo:


"Il 29 ottobre dell'anno 312 d. C. l'Imperatore Costantino (306-337) sconfisse "ad Saxa Rubra" (presso Ponte Milvio in Roma) il rivale Massenzio, assicurandosi il comando supremo e indiscusso dell'intero Impero Romano. Come è noto, la sera precedente la battaglia aveva avuto la celeste visione della Croce luminosa con il motto "In Hoc Signo Vinces"; durante la notte, poi, ebbe il divino avvertimento di decorare i vessilli dei suoi soldati con la Croce. Costantino credette e fece apporre il simbolo cristiano sui vessilli - cui diede il nome di "Labarum", dal greco "Lapbyron", che significa bandiera della vittoria - con il monogramma di Cristo "XP". Egli stesso e i suoi figli fregiarono anche elmo, scudo, corazza e spada, e sul loro esempio altrettanto fecero i soldati con le armature.
Costantino inoltre affidò la custodia del labaro a 50 Cavalieri scelti della sua Corte.
Come insegna la tradizione niente affatto infondata, l'Imperatore volle ricordare il trionfo istituendo un ordine equestre e investendo egli stesso i primi cinquanta cavalieri. Nacque così la "Cavalleria Aurata Costantiniana" (aurata in virtù del collare d'oro finissimo che portavano i più alti dignitari), il più antico degli ordini cavallereschi; essa rappresenta il modello di ogni altra milizia posteriore nel suo classico significato.

Come stabiliscono gli Statuti, si propone la "glorificazione della Croce" e la "propagazione della Fede", soprattutto tramite attività di beneficenza e col sostegno alla Chiesa Cattolica.
Ciò è stato costantemente perseguito dai cavalieri nei secoli, ed infatti numerose sono le speciali benemerenze acquisite nella difesa e nella propaganda della Fede, e i Sommi Pontefici hanno concesso molteplici attestati di benevolenza.

L'Ordine ha sempre saputo trovare una sua specifica funzione di servizio nelle varie epoche della storia della Chiesa, adattandosi, sotto la guida dei Gran Maestri, alle reali esigenze del divenire degli eventi.
Nei secoli dell'avanzata turca nei Balcani, ad esempio, i cavalieri hanno dato la vita per difendere la religione e la società cristiana. In tempi recenti, invece, cavalieri e dame si sono prestati con grande generosità nell'attività assistenziale - impiegati sui treni-ospedale e all'interno dei nosocomi delle più grandi città - durante la Prima Guerra Mondiale a favore delle truppe in combattimento; poi durante la Seconda Guerra Mondiale hanno prestato servizio per i prigionieri affidatigli dalla Presidenza dell'Ufficio Prigionieri e Ricerche e servizi connessi della Croce Rossa Italiana; e ancora nella guerra del Kosovo hanno aiutato i fanciulli abbandonati.

Tramite il D.P.R. 30 marzo 1973 si è eretta in Ente morale l'"Associazione Nazionale dei Cavalieri Costantiniani", che esplica la sua attività attraverso il volontariato e la donazione di apparecchiature medico-scientifiche, ed inoltre fornisce mezzi di soccorso e sostegno ai malati ed alle popolazioni colpite da calamità naturali.
"

Un Ordine che, come lo SMOM, nasconde le proprie mire di potere temporale dietro la maschera delle attività assistenziali. Dal sito ordinecostantiniano.itleggiamo:


“«Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio è un Ordine Equestre il quale, dalla sua remotissima origine si propone la glorificazione della Croce, la propaganda della Fede, e la difesa della Santa Romana Chiesa, alla quale è strettamente legato per speciali benemerenze acquisite in Oriente combattendo gli infedeli e per molteplici prove di riconoscenza e di benevolenza avute dai Sommi Pontefici. È pertanto non solamente precipuo dovere dei Cavalieri di vivere da perfetti cristiani, ma sarà proprio di essi l’associarsi a tutte quelle manifestazioni che concorrono all’incremento dei princìpi religiosi negli uomini e cooperare con tutti i mezzi a ché si ridesti nella pratica la vita cristiana. L’Ordine, a rinsaldare maggiormente la secolare istituzione sua, conciliandola con le esigenze dei tempi, che per la loro evoluzione hanno trasformato tutto il regime della odierna società, si propone anche di dare il suo maggior contributo d’azione e di attività alle due grandi opere eminentemente sociali dell’Assistenza Ospedaliera e della Beneficenza».


Con queste parole (Capitolo I), sotto il titolo “Finalità dell’Ordine”, si aprono gli Statuti dell’Ordine Costantiniano; e come appare evidente, descrivono precisamente il senso stesso dell’esistenza dell’Ordine: il servizio alla Chiesa Cattolica e al prossimo in difficoltà. Del resto, il legame indissolubile fra la Chiesa Cattolica e il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio – al di là delle stesse sue origini che, come già detto altrove, affondano le proprie radici nella vittoria che l’Imperatore Costantino riportò su Massenzio nel 312 d. C. a Saxa Rubra dopo la visione della Santa Croce con la scritta “In hoc Signo vinces”, dopo la quale concesse la libertà di culto in tutto l’Impero Romano ai cristiani – è dimostrato dalle numerosissime attestazioni di stima e concessioni materiali che la Santa Sede, spesso nella persona stessa dei Pontefici, ha elargito generosamente all’Ordine Costantiniano nel corso dei secoli.
Il primo Pontefice che approvò e confermò l’Ordine Costantiniano fu Callisto III nel 1453, quando i Prìncipi Comneno e i Cavalieri, che avevano lasciato Costantinopoli dopo la caduta dell’Impero Romano d’Oriente nelle mani dei turchi, si rifugiarono in Italia. Da allora tanti Sommi Pontefici confermarono l’Ordine Costantiniano, concedendo benefìci e protezione: Innocenzo VIII, Pio II, Sisto IV, Leone X, Paolo III, Giulio III, Paolo IV (che con Bolla “Cum a Nobis petitur” confermò tutti gli antichi privilegi ai Gran Maestri dell’Ordine, ricordando peraltro la protezione accordata dai suddetti suoi predecessori), Pio IV (che con “Motuproprio” del 13 novembre 1565 dichiarò i Cavalieri dell’Ordine Costantiniano capaci di usufruire di benefici ecclesiastici), Gregorio XIII (il 10 ottobre 1576 la Congregazione del Concilio riconobbe che i Cavalieri dell’Ordine Costantiniano costituivano una vera religione, in grado di ottenere privilegi ecclesiastici e secolari), Sisto V, Clemente VIII, Gregorio XV, Urbano VIII, Alessandro VII, Clemente X, Innocenzo XI, Innocenzo XII, che, con Breve “Sinceræ Fidei” del 24 ottobre 1699 autorizzò il passaggio del Gran Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio dal “solus superstes” dei Comneno, il Principe Giovanni Andrea Angelo Flavio, al Duca Francesco I Farnese. Clemente XI, che era stato Cardinal protettore dell’Ordine, con Bolla del 12 luglio 1706, approvò gli Statuti Farnesiani dell’Ordine Costantiniano e riconobbe tutti i privilegi finora accordati dai suoi predecessori aggiungendone di nuovi, e con Bolla “Militantis Ecclesiæ” del 27 maggio 1718, felicitandosi con i Cavalieri Costantiniani per aver condotto 2000 fanti in Dalmazia contro i turchi, pose l’Ordine sotto la protezione della Santa Sede, accordò privilegi abbaziali al Gran Priore, le insegne della prelatura al clero e varie altre prerogative.
 Sua Santità il Papa Pio IX, rifugiatosi nel Regno di Napoli nel 1849, si congeda dal Re Ferdinando II di Borbone il 6 Aprile 1850 all'Epitaffio, frontiera pontificia presso Terracina, per far rientro in Roma.Altri privilegi furono concessi da Benedetto XIII e Innocenzo XIII. Poi, con Bolla 12 maggio 1738, Clemente XII confermò la dignità di Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano nella persona di Carlo di Borbone, Re di Napoli e Sicilia. Da allora fino ad oggi il Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio appartiene al Capo della Casa Reale dei Borbone delle Due Sicilie.
Sua Santità il Papa Giovanni XXIII riceve in Udienza il 20 Marzo 1960, S. A. R. il Principe Ranieri di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro.Altri privilegi furono poi concessi da Clemente XIII (che stabilì che un eventuale conflitto fra il Magistero Costantiniano e l’Autorità Ecclesiastica sarebbe si sarebbe dovuto risolvere solo dinanzi alla Camera Apostolica), Pio VI (che concesse all’Ordine alcuni benefici del soppresso Ordine di S. Antonio), Pio VII, Pio VIII, Gregorio XVI (che concesse a Re Ferdinando II di erigere, quale ex-voto, la Basilica di S. Francesco di Paola in Napoli), dal Beato Pio IX, da San Pio X (che con “Placet” del 22 marzo 1911 approvò la erezione della Chiesa abbaziale di Santa Maria a Cappella – detta “delle Crocelle” – a Napoli quale sede dell’Ordine; inoltre concesse in altre occasioni ulteriori privilegi), da Benedetto XV (che restituì all’Ordine la Chiesa abbaziale Curata di S. Antonio Abate in Napoli; il 9 luglio 1919 inoltre approva le variazioni apportate agli Statuti dell’Ordine dal Gran Maestro il Principe Alfonso Maria di Borbone delle Due Sicilie, Conte di Caserta).
Il Servo di Dio, Papa Giovanni Paolo II e S.A.R. il Principe Ferdinando, Gran MaestroAncora Pio XII e Giovanni XXIII e Paolo VI hanno ricevuto in udienza privata il Gran Maestro S.A.R. il Principe Ranieri Maria di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro. S.S. Giovanni Paolo II ha ricevuto in San Pietro tutte le Autorità e i Cavalieri e Dame il 7 ottobre 2000 in occasione del Giubileo del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, impartendo loro l’Apostolica Benedizione.
Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II e il Cardinale Gran Priore Mario F. PompeddaIl 1 novembre 2003, Solennità di tutti i Santi, il Servo di Dio, Papa Giovanni Paolo II nominò Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Mario Francesco Pompedda Consigliere Ecclesiastico della Reale Deputazione dell’Ordine Costantiniano, per il periodo canonico di cinque anni.
La decisione del Santo Padre fu comunicata all’allora Gran Maestro, S.A.R. il Principe Ferdinando di Bordone delle Due Sicilie, e all’Em.mo Cardinale Gran Priore, di venerata memoria con una lettera da parte dell’Em.mo Cardinale Segretario di Stato, recante il numero di Protocollo 542.191
Em.mo Signor Cardinale Albert Vanhoye, Gran Priore dell'OrdineDopo la morte dell’Em.mo Cardinale Mario Francesco Pompedda, avvenuta il 18 ottobre 2006, l’11 maggio 2008, Solennità di Pentecoste, è stato nominato Gran Priore dell’Ordine Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Albert Vanhoye, Balì Cavaliere di Gran Croce di Giustizia.
Dopo la nomina dell’attuale Gran Priore, Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Renato Raffaele Martino, Sua Eminenza il Cardinale Vanhoje è stato nominato Consigliere Ecclesiastico della Real Casa.
In questi anni, è sempre fervente l’attività di servizio alla Chiesa e di beneficenza verso i bisognosi svolta dall’Ordine. A tal riguardo, rinviamo, in questo sito, alle pagine dedicate alle attività attuali.


Tornando a Silvio, come afferma il blog avlesbeluskesexposed:

"Silvio Berlusconi non è un mafioso che vuole difendere i suoi sporchi interessi con l'aiuto della criminalità, ma semplicemente un mafioso che difende con la criminalità la ricchezza ottenuta con la benedizione della Chiesa di Roma e quindi un attore perfetto che deve interpretare il ruolo di se stesso sul palco ingannevole della Gesuitica politica italiana papale.
Sei ancora confuso per le mie parole? Capisco..cercherò di spiegarmi meglio con un esempio. Se devo spingere i miei comunisti rossi alla corruzione e al servilismo illimitato verso il mio potere papale, così ingannando e sfruttando la 'buona fede' e 'l'onestà' dei tonti di sinistra, non c'è modo migliore di minacciarli con un criminale teatralmente costruito (Silvio Berlusconi), che immediatamente convince il popolo delle pecore di sinistra che "siamo migliori, siamo gli onesti del paese! - qualunque cosa il nostro leader possa decidere di fare." Semplicemente psicologia di massa Vaticana. E funziona, garantito al 200%!"

Per capire i legami dell'Ordine con le istituzioni italiane adesso leggiamo un articolo dal titolo The Constantinian Order and the Italian Republic, tratto dal sito della delegazione della Gran Bretagna e dell'Irlanda del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio:


"Oggi l'Ordine Costantiniano è pienamente riconosciuto dalla Repubblica Italiana. I cittadini italiani possono richiedere l'approvazione ufficiale per indossare le decorazioni dell'Ordine, e gli ufficiali militari della repubblica possono indossare le sue insegne nell'uniforme. Molti alti funzionari, ministri e diplomatici statali italiani sono stati insigniti della decorazione, inclusi, tra gli altri, gli ambasciatori della Repubblica Italiana verso numerosi paesi europei e mediorientali, nonché verso la Santa Sede. Nel 1973, con il decreto del presidente della Repubblica Giovanni Leone (a sinistra), l'Associazione Nazionale Italiana dei Cavalieri del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio è stata elevata ad organizzazione senza scopo di lucro. Il Presidente Leone, che ha servito come Capo di Stato italiano dal 1971 al 1978, fu anche investito nell'Ordine Costantiniano come  Cavaliere di Gran Croce con Placca d'Oro e Collare all'interno della Categoria Speciale. Nel 1986 Sua Eccellenza Prof. Francesco Cossiga (a destra), Presidente della Repubblica Italiana dal 1985 al 1992 fu ordinato ed investito dal Gran Maestro, SAR Il Duca di Castro, come Cavaliere di Gran Croce con Placca d'Oro e Collare all'interno della Categoria Speciale: una posizione che ha mantenuto per tutto il suo mandato come Capo di Stato italiano. Dopo aver lasciato l'incarico il Prof. Cossiga ha cessato di esserne membro. La relazione calda e cordiale tra la Repubblica italiana e la Real Casa di Borbone delle Due Sicilie è stata ulteriormente cementata nel 1996, quando Sua Altezza Reale il Duca di Calabria, Gran Prefetto dell'Ordine Costantiniano, è stato investito, tramite decreto di Sua Eccellenza il Presidente Oscar Luigi Scalfaro (Presidente dal 1992 al 1999) come Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Repubblica Italiana. La cerimonia d'investitura è stata condotta dal Ministro degli Affari Esteri italiano Lamberto Dini. Durante lo scambio formale degli onori, Sua Altezza Reale il Duca di Calabria, a nome di suo Padre, il Gran Maestro, ha investito il Ministro degli Esteri del titolo di Cavaliere di Gran Croce con Placca d'Oro all'interno della Categoria Speciale.
Nel marzo del 2003, in una cerimonia a Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio dei Ministri (primo ministro) della Repubblica Italiana, Silvio Berlusconi (a destra), è stato investito nell'Ordine Costantiniano come Cavaliere di Gran Croce con Placca d'Oro e Collare all'interno della Categoria Speciale. Il 12 novembre 2010 il Gran Maestro SAR Principe Carlo, Duca di Castro, ha investito l'On. Franco Frattini, Ministro degli Affari Esteri italiano (a sinistra), come Cavaliere di Gran Croce al Merito dell'Ordine Costantiniano.

Credevate di vivere in una Repubblica Democratica indipendente? Sbagliato! Benvenuti nel Regno Pontificio Italiano e nei suoi casati nobiliari.

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mercoledì 6 febbraio 2013

Le Riduzioni Gesuite del Paraguay: un modello per il NWO?



Di seguito trovate la traduzione di un capitolo del libro The Secret History of the Jesuit di Edmond Paris, dal titoloThe Americas: The Jesuit State of Paraguay, cheparla del regime socialista-comunista che i Gesuiti impiantarono nel Paraguay.

Già parlammo delle riduzioni del Paraguay traducendo, tempo fa, un capitolo del libro The Enemy Unmasked di Bill Huges; qui si legge:



“A partire dal 1600, i Gesuiti crearono un regime comunista in Paraguay, che alla fine portò alla scomparsa dei Gesuiti nel 1700.

I Gesuiti, come è noto, dal 1650 al 1750 tenerono regioni molto ampie del Paraguay sotto il controllo missionario. Più di un quarto di milione di indigeni lavorarono sotto la loro direzione, e nessun pagamento veniva dato loro direttamente...Essi furono istruiti, formati, ospitati, vestiti, nutriti e, in qualche misura, fatti divertire, ma che fine fecero i profitti in surplus delle loro fatiche e degli intensi scambi commerciali che furono portati avanti? Si dice che furono impiegate oltre duemila barche per trasportare merci e beni sul fiume Paranà; e il valore economico delle Riduzioni fu senza ombra di dubbio molto grande: così grande infatti da risvegliare l'invidia dei commerciati Spagnoli e Portoghesi.
Robertson [storico contemporaneo] ha stimato che le riduzioni rappresentarono almeno 25 milioni di dollari di capitale per la Società. Boyd Barrett, The Jesuit Enigma, New York: Boni & Liveright, p. 211.

Le riduzioni erano Comuni Comuniste impostate come impianti di produzione con gli indiani Guaranì come schiavi. I prodotti che producevano venivano venduti in Europa e arricchivano notevolmente l'Ordine dei Gesuiti.

Le Riduzioni producevano erbe, pelli, sego, orologi e altri beni, che i Gesuiti commerciavano in Europa con la loro grande flotta di navi. Gli utili furono utilizzati per finanziare le guerre contro le nazioni Protestanti che avevano giurato di distruggere. Ma tutta questa ricchezza e potere fu acquisita in segreto, mentre i Re di Portogallo e Spagna non sapevano nulla delle riduzioni. Eric Phelps, Vatican Assassins, Halycon Unified Services, p. 189."

Il sito web dei gesuiti (Gesuiti.it), nel lodare tali costrutti, descrive molto bene questo tipo di società rigidamente centralizzata:




“Al loro apogeo nel 1731 le riduzioni gesuitiche del Paraguay contavano 141.242 indiani cristiani. La grande forza delle riduzioni gesuitiche era il loro isolamento e la loro speciale organizzazione : la terra era proprietà del comune, escludendo tutti i non-indiani, anche gli impiegati spagnoli; la proprietà privata delle famiglie era ridotta ad un minimo. Il nutrimento, il vestito e l'alloggio erano uguali per tutti. La suprema direzione nel temporale e nello spirituale e la giurisdizione erano in mano dei missionari“ (il grassetto è il nostro)



E' importante studiare questo capitolo della storia dei gesuiti perché tale esperimento di società socialista-comunista ante litteram impiantata dai Gesuiti nel Paraguay potrebbe fungere ora come una sorta di modello per la teocrazia che gli stessi vogliono impiantare in tutto il mondo con il Nuovo Ordine Mondiale (la “nuova evangelizzazione” per il “bene comune” con annessa “autorità mondiale” di Ratzinger): una società, cioè, rigidamente pianificata dal potere teocratico con l'ausilio però delle moderne tecnologie avanzate e dominata da ”un pugno di ferro in guanto di velluto”, dove ad ogni persona del globo non sarà lasciata alcuna libertà, e dove chi sgarra sarà severamente punito. Il tutto Ad Maiorem Dei Gloriam.



Nell'immagine sopra un estratto del Discorso Del "Santo" Padre Benedetto XVI Ai Partecipanti Alla Plenaria Del Pontificio Consiglio Della Giustizia E Della Pace, Sala del Concistoro, Lunedì, 3 dicembre 2012






diEdmond Paris 
estratto del libroThe Secret History of the Jesuits, 
pag. 55-58
traduzione:http://nwo-truthresearch.blogspot.it




I missionari della Compagnia di Gesù trovarono che il Nuovo Mondo era molto più favorevole al loro proselitismo rispetto all'Asia. Lì essi non trovarono nessuna antica e colta civiltà, nessuna religione solidamente stabilita, né alcuna tradizione filosofica, ma solo tribù povere e barbare, disarmate sia spiritualmente che materialmente prima dei bianchi conquistatori. Solo i popoli del Messico e del Perù, con la memoria degli dei Aztechi e Inca ancora fresca nelle loro menti, resistettero a questa religione importata per un periodo piuttosto lungo. Inoltre, i domenicani e i francescani si erano già solidamente stabiliti. Fu allora, tra le tribù selvagge, tra i cacciatori e i pescatori nomadi, che i figli di Loyola esercitarono la loro attività divoratrice; i loro risultati variarono a seconda della fierezza e dell'opposizione delle varie popolazioni.

In Canada, gli Uroni, pacifici e docili, accettarono facilmente il loro catechismo, ma i loro nemici, gli Irochesi, attaccarono le postazioni create attorno a Fort Sainte-Maire e massacrarono gli abitanti. Gli Uroni furono praticamente sterminati nel giro di dieci anni e, nel 1649, i Gesuiti dovettero abbandonarli con circa 300 sopravvissuti. Essi non fecero una forte impressione quando si diressero attraverso i territori che oggi costituiscono gli Stati Uniti, e fu solo nel corso del 19° secolo che iniziarono a mettere radici in quella parte del continente.

In Sud America l'azione dei Gesuiti incontrò buona e cattiva sorte. Nel 1546 i portoghesi li avevano chiamati a lavorare nei territori che essi possedevano in Brasile; mentre erano impegnati a convertire i nativi essi incorsero in molti conflitti con l'autorità civile e gli altri ordini religiosi. La stessa cosa accadde a Nuova Granada. Ma il Paraguay divenne la terra per la grande “esperienza” di colonizzazione gesuitica; questo paese si ampliò in seguito dall'Atlantico alle Ande e incluse territori che oggi appartengono al Brasile, all'Uruguay e all'Argentina. Il solo mezzo di accesso attraverso la foresta vergine era quello sui fiumi Paraguay e Paranà. La popolazione di quella terra era composta da indiani nomadi e docili, pronti a piegarsi al dominio di chicchessia fintantoché fossero riforniti con cibo sufficiente ed un po' di tabacco. I Gesuiti non poterono trovare migliori condizioni al fine di stabilire, lontano dalla corruzione dei bianchi e dei meticci, il tipo perfetto di colonia, un città di Dio, secondo il desiderio del loro cuore. All'inizio del 17° secolo il Paraguay fu fatto diventare una Provincia dal Generale dell'Ordine a cui erano stati conferiti tutti i poteri dalla Corte Spagnola, e lo “Stato Gesuita” si sviluppò e fiorì.

Questi buoni selvaggi furono debitamente educati e addestrati a vivere una vita sedentaria sotto una disciplina tanto gentile quanto forte:”come un pugno di ferro in guanto di velluto.”

Queste società patriarcali ignorarono deliberatamente ogni libertà di qualsiasi tipo. “Tutto ciò che un cristiano possiede e usa, la capanna in cui vive, i campi che coltiva, il bestiame che fornisce cibo e vestiti, le armi che porta, gli strumenti con cui lavora, persino l'unico coltello da tavola fornito ad ogni giovane coppia quando mette su casa, è di proprietà del Dio di “Tupambac”. Dalla stessa concezione si ha che il “cristiano” non può disporre liberamente del proprio tempo e della propria persona. Il lattante è sotto la protezione di sua madre. Appena può camminare egli è sotto il potere dei Padri o dei loro agenti...Quando il bambino cresce, se si tratta di una ragazza, impara a filare e tessere, se si tratta di un ragazzo, a leggere e scrivere, ma solo in Guaranì; lo spagnolo è severamente vietato in modo tale da prevenire qualsiasi commercio con i creoli corrotti...Appena una ragazza compie 14 anni e un ragazzo 16, essi vengono sposati, mentre i Padri sono ansiosi di non vederli cadere in qualche peccato carnale...Nessuno di loro può diventare monaco sacerdote, e tanto meno Gesuita...Ad essi non è stata lasciata praticamente alcuna libertà. Ma essi sono ovviamente molto felici, materialmente parlando...Al mattino, dopo la messa, ogni gruppo di lavoratori va nei campi, uno dopo l'altro, cantando e preceduto da qualche immagine sacra; la sera torna al villaggio nello stesso modo, per ascoltare il catechismo o recitare il rosario. I Padri hanno anche pensato alcuni onesti divertimenti e ricreazioni per i “cristiani”...”


”I Gesuiti vegliano su di loro come padri, e, come fanno anche i padri, essi puniscono i più piccoli errori...La frusta, il digiuno, il carcere, la gogna sulla pubblica piazza, la pubblica penitenza nella Chiesa, questi sono i castighi che utilizzano...Così, i “rossi” figli del Paraguay non conoscono altra autorità che quella dei buoni Padri. Essi non sospettano neppure lontanamente che il re di Spagna è il loro sovrano.”(8)

Non è questo un quadro alquanto caricaturato della perfetta immagine della società teocratica ideale? Ma vediamo come essa ha influito sul progresso intellettuale e morale dei beneficiari di tale sistema, questi “poveri innocenti”, come furono chiamati dal marchese di Loreto:”L'alta cultura delle missioni non è altro che un prodotto artificiale di una serra, che porta in se un seme di morte. Perché, a dispetto di tutto questo addomesticamento e formazione, il Guaranì è rimasto in profondità quello che era: un pigro selvaggio, gretto, sensuale, avido e sordido. Come dicono gli stessi Padri, lavora solo quando sente il pungolo del sorvegliante dietro di lui. Non appena è lasciato a se stesso, egli è indifferente al fatto che la raccolta sta marcendo nel campo, gli attrezzi si stanno deteriorando e le mandrie sono disperse; se egli non è osservato quando lavora nei campi, può anche liberare improvvisamente un bue e macellarlo sul posto, accendere un fuoco con il legno dell'aratro e, con i suoi compagni, iniziare a mangiare la carne a metà cottura fino a quando non ne lascia più traccia. Egli sa che riceverà 25 botte di frusta per questo, ma sa anche che i buoni Padri non lo lascerebbero mai morire di fame.”(9)

In un libro pubblicato di recente si può leggere la seguente indicazione relativa alle punizioni dei Gesuiti:”Il colpevole, vestito con gli abiti del penitente, è stato scortato in Chiesa, dove ha confessato la sua colpa. Poi è stato frustato sulla pubblica piazza in base al codice penale...I colpevoli ricevevano sempre questo castigo non solo senza lamenti, ma anche con ringraziamenti...”. “Il colpevole, dopo essere stato punito e riconciliato, baciava la mano di colui che lo aveva colpito, dicendo:”Dio vi ricompensi per la mia liberazione, attraverso questa leggera punizione, dai dolori eterni che mi minacciavano.”(10)


Dopo aver letto ciò, possiamo comprendere la conclusione del Sig. H. Boehmer:”La vita morale del Guaranì si arricchisce molto poco sotto la disciplina dei Padri. Egli è diventato un cattolico devoto e superstizioso che vede miracoli dappertutto e che sembra godere flagellando se stesso fin che non appare il sangue; egli imparò ad obbedire e divenne affezionato ai buoni Padri, che avevano così buona cura di lui, con una gratitudine filiale, che, anche se non molto profonda, fu nondimeno molto tenace. Questo risultato non molto brillante prova che ci fosse qualche difetto importante nei metodi educativi dei Padri. Che cos'era quel difetto? Il fatto che essi non provarono mai a sviluppare, nei loro bambini “rossi”, le facoltà inventive, il bisogno dell'attività, il senso di responsabilità; essi stessi inventavano giochi e ricreazioni per i loro cristiani; invece di incoraggiarli a pensare per se stessi, essi pensavano per loro; essi, invece di educarli, si limitavano a sottoporre ad un “addomesticamento” meccanico coloro che erano sotto la loro cura." [11]

Come poteva essere altrimenti, quando essi stessi avevano subito un “addomesticamento” della durata di quattordici anni? Come potevano andare a insegnare ai Guaranì e ai loro allievi bianchi di “pensare autonomamente”, quando ad essi era assolutamente vietato di farlo?

Non è un vecchio gesuita, ma uno contemporaneo che scrive:”Egli (il gesuita) non deve dimenticare che la caratteristica virtù della Compagnia è la totale obbedienza dell'azione, della volontà, e anche del giudizio...Tutti i superiori saranno legati allo stesso modo e quelli più in alto e il Padre Generale lo sarà al Santo Padre...E' stato predisposto in modo da rendere universalmente efficace l'autorità della Santa Sede, e Sant'Ignazio era sicuro che l'insegnamento e l'educazione da allora in poi avrebbero riportato all'unità cattolica un'Europa lacerata.”

E' con la speranza di “riformare il mondo”, ha scritto Padre Bonhours, “che egli ha valorizzato in modo particolare questo mezzo: l'istruzione della gioventù...”(12)

L'educazione dei nativi del Paraguay si svolse secondo gli stessi principi che i Padri sono abituati ad applicare, applicano adesso e applicheranno su tutti e in ogni luogo; questo il loro scopo, deplorato dal signor Boehmer, ma che era un ideale agli occhi di quei fanatici: la rinuncia ad ogni giudizio personale, ad ogni iniziativa, una cieca sottomissione ai superiori. Non è quella “altezza della libertà”, “la liberazione dalla propria schiavitù” lodata da R.P. Rouquette e di cui abbiamo parlato in precedenza?

In realtà i buoni Guaranì erano stati “liberati” così bene attraverso il metodo gesuitico per più di 150 anni che, quando i loro padroni li abbandonarono nel corso del 18° secolo, essi tornarono nelle loro foreste e riabbracciarono i loro antichi costumi, come se non fosse successo niente.


(8) e (9) H. Boehmer, op.cit., pp. 197 ss.
(10)Clovis Lugon: "La Republique communiste chretienne des Guaranis" p.197.

(11) H.Boehmer, op.cit. pp.204-205.

(12) F. Charmot, s.j.: "La Pedagogie des Jesuites" (Edit. Spes, Paris 1943, p.39).


domenica 27 gennaio 2013

Il sole 24 ore: "Ignazio di Loyola ebbe intensi legami con gli Alumbrados"


Pescando tra la gran quantità di articoli che pubblica una grossa testata come il Sole 24 Ore, talvolta ci si imbatte in notizie molto interessanti (poche), che diventano rivelatorie solo se si è studiato seriamente la storia (assai di rado). Tra queste notizie dobbiamo annoverare l'articolo di Massimo Firpo dal titolo Quegli eretici dei gesuiti, datato 18 dicembre 2011. In questo articolo si discute dell'affiliazione agli Alumbrados spagnoli di Sant'Ignazio di Loyola, il fondatore dei Gesuiti. Avevamo già parlato della probabile affiliazione di Loyola agli Alumbrados in questo articolo, in cui si discutevano le affermazioni di Rivera, secondo cui Loyola fu il fondatore degli Illuminati. Nello stesso articolo riportammo anche una citazione tratta dall'Enciclopedia Treccani, che, sotto la voce Alumbrados, riporta le accuse verso Sant'Ignazio da parte dell'Inquisizione Spagnola:




"Alumbrados Seguaci di un indirizzo mistico che univa a vecchi motivi ereticali l’influenza dell’umanesimo erasmiano, presenti in Spagna tra il 16° e il 17° secolo. Sostenevano di essere giunti a contemplare l’essenza stessa di Dio per immediata illuminazione dello Spirito Santo e di essere divenuti per questo impeccabili, nel senso che qualunque atto – anche se gravissimo – non era loro imputabile come colpa. L’Inquisizione spagnola (soprattutto nelle diocesi di Toledoe Siviglia) accusò di appartenere agli A. perfino persone di pura vita contemplativa come s. Ignazio di Loyola, s. Giovanni della Croce, s. Teresa d’Ávila e s. Giuseppe Calasanzio. " [Il grassetto è nostro]



Questa setta con abiti gesuitici, secondo la quale "qualunque atto – anche se gravissimo – non era loro imputabile come colpa", pare essere sopravissuta fino ai nostri giorni; giorni in cui si festeggia l'apice del loro potere; giorni in cui anche un giornale come Il Corriere della Sera afferma che "ai vertici dell’Europa c’è una «Internazionale gesuita»". 



Nell'articolo del Sole 24 Ore, l'autore afferma che "non v'è dubbio che tra quei nuovi ordini religiosi il maggior successo abbia arriso ai gesuiti, ancor oggi autorevole congregazione diffusa in ogni parte del mondo"; lo stesso poi ripercorre le "gloriose" gesta dell'Ordine; e si sofferma sull'affiliazione di Loyola agli Alumbrados, partendo dagli studi di Guido Mongini, Dottore di ricerca in storia religiosa all’Università di Torino:



"Senza lasciarsi intrappolare nei luoghi comuni di una storiografia tenacemente apologetica, Mongini indaga con finezza nelle pieghe di quell'identità originaria, segnata in profondità dalle matrici eterodosse dell'alumbradismo spagnolo, evidenti del resto nelle diffidenze, nei sospetti, nelle esplicite accuse di cui lo stesso sant'Ignazio fu fatto segno, tanto da essere per ben otto volte processato dall'Inquisizione in Spagna, in Francia e in Italia. Un illustre teologo domenicano giunse a denunciare lui e i suoi seguaci come precursori dell'Anticristo.

[...]
Di qui i comportamenti cauti, sfuggenti e talora ambigui, all'esterno come all'interno di un ordine fortemente gerarchico, fondati sulle strategie di esoterico gradualismo apprese alla scuola degli alumbrados spagnoli (con i quali sant'Ignazio ebbe intensi legami) e diventati nella prassi e nel linguaggio stesso dei primi gesuiti «el nuestro modo de hablar» (soprattutto su questioni teologiche), «el nuestro modo de proceder», mai definiti, ma evidentemente ben noti – nelle forme come nei contenuti – a coloro (non tutti) che fossero stati iniziati a quei riposti contenuti dottrinali e agli obiettivi che essi si prefiggevano («cosas secretas»). E diventati anche prassi pedagogica rivolta agli stessi laici, come risulta dalla fine lettura qui proposta degli Esercizi spirituali ignaziani, non a caso condannati dai domenicani spagnoli, e degli esiti di lungo periodo delle "strategie di dissimulazione" dei gesuiti, nella loro capacità di adeguarsi ai riti cinesi o nella miriade di esperienze mistiche femminili che trovarono in essi i loro direttori spirituali." [Il grassetto è nostro]



Se volete vedere con i vostri occhi in che misura l'odierna simbologia "massonica" degli "Illuminati" sia in realtà riconducibile ai Gesuiti-alumbrados leggete l'articolo L'Occhio Che Tutto Vede dei Gesuiti, precedentemente pubblicato su questo blog, in cui si rivelano le origini gesuitiche dell'occhio onnivveggente degli "Illuminati".
Qui sotto l'articolo completo de Il Sole 24 Ore





Quegli eretici dei gesuiti



Il Sole 24 Ore

18 dicembre 2011

di Massimo Firpo


Numerosi furono i nuovi ordini religiosi scaturiti dalla tragica crisi vissuta nel '500 dalla Chiesa di Roma, sprofondata in età rinascimentale in abissi di corruzione morale, di simonia, di assenteismo pastorale, e al tempo stesso sfidata sul terreno religioso e teologico dall'insorgere di sempre nuove ondate della Riforma protestante – luterana, anglicana, calvinista – e delle sette radicali. I gesuiti, i teatini, i barnabiti, i somaschi furono solo i primi tra i nuovi ordini di chierici regolari che di quella crisi furono al tempo stesso un segnale e una reazione, prima che i conflitti politici europei e le ambizioni nepotistiche dei papi Medici e Farnese consentissero di inaugurare il concilio di Trento.
Non v'è dubbio che tra quei nuovi ordini religiosi il maggior successo abbia arriso ai gesuiti, ancor oggi autorevole congregazione diffusa in ogni parte del mondo, anche se in anni recenti una serie di più o meno evidenti conflitti con i vertici della curia romana ne hanno appannato l'immagine di fedelissime truppe scelte al servizio del papa, in virtù dello speciale voto di obbedienza da essi prestato e del loro impegno a ottemperare perinde ac cadaver agli ordini dei superiori. Una disciplina ferrea, insomma, che avrebbe consentito la mirabile crescita di un ordine capace di far propria la cultura umanistica per piegarla alle esigenze controriformistiche; di dar vita ai più aggiornati collegi per la formazione delle classi dirigenti europee; di schierarsi in prima fila in difesa della fede cattolica (gesuita fu san Roberto Bellarmino, l'autore delle immani Controversiae contro i protestanti e inquisitore di Galileo); di diffondersi negli sconfinati territori dell'America e dell'Asia aperti dai viaggi di conquista, dove seppe compiere uno straordinario sforzo di conoscenza delle culture locali e di adeguamento alle loro pratiche sociali e finanche religiose; di dedicarsi con ardore alla riconquista del popolo cristiano nelle miserabili campagne solo superficialmente cristianizzate (le «Indie di casa nostra»); di conquistare le coscienze dei principi attraverso il confessionale e la guida delle anime con gli esercizi spirituali.
Successi grandiosi, insomma, che una storiografia gesuitica militante ha ricostruito come frutto del carisma del fondatore, muovendo dalle origini di quello sparuto gruppetto di seguaci di sant'Ignazio, il rozzo soldataccio passato attraverso la luce della conversione e poi gli studi ad Alcalá, a Salamanca, a Parigi, per trasferirsi poi a Venezia in pellegrinaggio verso la Terra santa e trovarsi invece a Roma e vedere la piccola Societas Iesu trasformarsi in un nuovo ordine religioso nel 1540, fondare collegi, mandare ovunque predicatori, aprire nuove case, fronteggiare le migliaia di domande di giovani ansiosi di farsi martirizzare da ignoti indios americani o di convertire alla fede di Cristo i raffinati mandarini cinesi o gli ascetici seguaci delle religioni indiane.

Ed è proprio su questa prima generazione di gesuiti che si appunta lo sguardo di Guido Mongini, che penetra con grande intelligenza nel poco che resta delle fonti più antiche, per metterne in luce contraddizioni, reticenze, omissioni, vere e proprie censure sulla vita di sant'Ignazio e soprattutto sull'ispirazione religiosa di quei nuovi soldati di Cristo, e cogliere invece tra le screpolature della documentazione le tracce superstiti di un'identità peculiare. Senza lasciarsi intrappolare nei luoghi comuni di una storiografia tenacemente apologetica, Mongini indaga con finezza nelle pieghe di quell'identità originaria, segnata in profondità dalle matrici eterodosse dell'alumbradismo spagnolo, evidenti del resto nelle diffidenze, nei sospetti, nelle esplicite accuse di cui lo stesso sant'Ignazio fu fatto segno, tanto da essere per ben otto volte processato dall'Inquisizione in Spagna, in Francia e in Italia. Un illustre teologo domenicano giunse a denunciare lui e i suoi seguaci come precursori dell'Anticristo. Persecuciones, diranno i gesuiti, e come tali segni della speciale grazia e investitura divina del fondatore, vero e proprio novello Cristo o san Paolo intorno al quale si era raccolta la piccola comunità dei suoi primi discepoli, 12 come gli apostoli, protesi a restaurare il modello della Chiesa primitiva, che in quanto tale sfidava implicitamente la Chiesa di Roma, così lontana e diversa da quella di Gerusalemme, destando da un lato quei sospetti e quelle diffidenze e legittimando dall'altro le prudenze, i silenzi, le autocensure della giovane congregazione, che ne ispirarono sia la ricostruzione del passato sia l'azione nel presente.


Di qui i comportamenti cauti, sfuggenti e talora ambigui, all'esterno come all'interno di un ordine fortemente gerarchico, fondati sulle strategie di esoterico gradualismo apprese alla scuola degli alumbrados spagnoli (con i quali sant'Ignazio ebbe intensi legami) e diventati nella prassi e nel linguaggio stesso dei primi gesuiti «el nuestro modo de hablar» (soprattutto su questioni teologiche), «el nuestro modo de proceder», mai definiti, ma evidentemente ben noti – nelle forme come nei contenuti – a coloro (non tutti) che fossero stati iniziati a quei riposti contenuti dottrinali e agli obiettivi che essi si prefiggevano («cosas secretas»). E diventati anche prassi pedagogica rivolta agli stessi laici, come risulta dalla fine lettura qui proposta degli Esercizi spirituali ignaziani, non a caso condannati dai domenicani spagnoli, e degli esiti di lungo periodo delle "strategie di dissimulazione" dei gesuiti, nella loro capacità di adeguarsi ai riti cinesi o nella miriade di esperienze mistiche femminili che trovarono in essi i loro direttori spirituali.



Link articolo originale:http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-12-18/quegli-eretici-gesuiti-081737.shtml?uuid=AaaBkKVE&fromSearch

martedì 22 gennaio 2013

La struttura segreta del Vaticano Immobili a Londra con i soldi di Mussolini

Da Repubblica.it



Una società off-shore custodisce un patrimonio da circa 650 milioni di euro. Per conto della Santa Sede, che ha raggranellato prestigiosi locali ed edifici nella capitale britannica. Grazie ai soldi che Mussolini diede al papato con i Patti Lateranensi

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA - A chi appartiene il locale che ospita la gioielleria Bulgari a Bond street, più esclusiva via dello shopping nella capitale britannica? E di chi è l'edificio in cui ha sede la Altium Capital, una delle più ricche banche di investimenti di Londra, all'angolo super chic tra St. James Square e Pall Mall, la strada dei club per gentiluomini? La risposta alle due domande è la stessa: il proprietario è il Vaticano. Ma nessuno lo sa, perché i due investimenti fanno parte di un segretissimo impero immobiliare costruito nel corso del tempo dalla Santa Sede, attualmente nascosto dietro un'anonima società off-shore che rifiuta di identificare il vero possessore di un portfolio da 500 milioni di sterline, circa 650 milioni di euro. E come è nata questa attività commerciale dello Stato della Chiesa? Con i soldi che Benito Mussolini diede in contanti al papato, in cambio del riconoscimento del suo regime fascista, nel 1929, con i Patti Lateranensi.

A rivelare questo storia è il Guardian, con uno scoop che oggi occupa l'intera terza pagina. Il quotidiano londinese ha messo tre reporter sulle tracce di questo tesoro immobiliare del Vaticano ed è rimasto sorpreso, nel corso della sua inchiesta, dallo sforzo fatto dalla Santa Sede per mantenere l'assoluta segretezza sui suoi legami con la British Grolux Investment Ltd, la società formalmente titolare di tale cospicuo investimento internazionale. Due autorevoli banchieri inglesi, entrambi cattolici, John Varley e Robin Herbert, hanno rifiutato di divulgare alcunché e di rispondere alle domande del giornale in merito al vero intestatario della società.

Ma il Guardian è riuscito a scoprirlo lo stesso attraverso ricerche negli archivi di Stato, da cui è emerso non solo il legame con il Vaticano ma anche una storia più torbida che affonda nel passato. Il controllo della società inglese è di un'altra società, chiamata Profima, con sede presso la banca JP Morgan a New York e formata in Svizzera. I documenti d'archivio rivelano che la Profima appartiene al Vaticano sin dalla seconda guerra mondiale, quando i servizi segreti britannici la accusarono di "attività contrarie agli interessi degli Alleati". In particolare le accuse erano rivolte al finanziere del papa, Bernardino Nogara, l'uomo che aveva preso il controllo di un capitale di 65 milioni di euro (al valore attuale) ottenuto dalla Santa Sede in contanti, da parte di Mussolini, come contraccambio per il riconoscimento dello stato fascista, fin dai primi anni Trenta. Il Guardian ha chiesto commenti sulle sue rivelazioni all'ufficio del Nunzio Apostolico a Londra, ma ha ottenuto soltanto un "no comment" da un portavoce. (22 gennaio 2013) 

domenica 13 gennaio 2013

L'Influenza dei Cattolici e dei Gesuiti nel 113° Congresso degli Stati Uniti


Negli Stati Uniti, cioè nel paese che procede, ogni giorno che passa, sempre più verso una "democratica" dittatura, è stato raggiuto "il massimo storico di numero di Cattolici al Congresso" e"il 10% [del Congresso] si è laureato dai Gesuiti". A dircelo è il The Catholic Sun, che non è certo un sito complottista, ma è "il giornale ufficiale della diocesi di Phoenix, che partecipa alla missione di evangelizzare i fedeli cattolici, sotto la direzione del vescovo, fornendo notizie, informazione, istruzione, un forum di discussione e di orientamento in materia di fede, morale e vita spirituale". Il Catholic Sun immagina che i fedeli cattolici ne siano fieri. Per chi non lo sapesse:



"Il Congresso degli Stati Uniti d'America (ingl.United States Congress) è il parlamentodegli Stati Uniti d'America. Esso ha sede a Washington, nel Campidoglio, ed è un parlamento bicamerale composto da Senato(United States Senate ) e Camera dei Rappresentanti (United States House of Representatives ).

Il Congresso degli Stati Uniti rappresenta il potere legislativo, secondo quanto stabilisce la Costituzione degli Stati Uniti che lo disciplina all'art. I, sezioni da 1 a 10, così come il Presidente degli Stati Uniti rappresenta il potere esecutivo." (fonte)



Lo stesso articolo afferma anche che: "I dati di Pew rilevano che i Cattolici, i Protestanti e gli ebrei sono rappresentati in modo sproporzionato al Congresso in comparazione alla loro percentuale tra la popolazione adulta in generale"e "quando le diverse confessioni religiose protestanti sono contate assieme, esse costituiscono ancora il maggior numero di membri, il 56%."E' risaputo che le varie confessioni Protestanti costituiscano, tutte insieme, una maggioranza in America (Wikipediaad esempio le da al 51,4%) e quindi anche al Congresso. Fatta questa premessa pensiamo però che su molte di quelle confessioni che vengono denominate evangeliche/protestanti ci sarebbe da aprire una parentesi e vedere quante di esse risultino in effetti infiltrate dai figli di Loyola al fine di condurle verso un'unica religione mondiale(per le prove si veda L'Agenda dei Gesuiti Per una Religione Mondiale e la Chiesa Evangelica/Protestante; se avete ancora qualche dubbio leggete poi quest'altro articolo in inglese: Jesuit Infiltration of the Evangelical Church).

Un esempio per tutti: Norman L. Geisler (nato nel 1932) è un apologeta cristiano e co-fondatore del Southern Evangelical Seminary al di fuori di Charlotte, nel North Carolina. Egli ha conseguito un dottorato di ricerca in filosofia alla Loyola University. 
Norman Geisler

Geisler è ben conosciuto per i suoi contributi eruditi alle materie dell'Apologetica cristiana, della filosofia e del Calvinismo moderato, ed è stato l'autore, il co-autore o l'editore di oltre 60 libri e centinaia di articoli. L'istruito dai Gesuiti Geisler si definisce un Calvinista Moderato; davvero strano!!

Ricordiamo che il padre gesuita Jacques Dupuis ebbe a dire :"La religione del futuro sarà una generale convergenza delle religioni in un Cristo universale che soddisferà tutti."

Resta indubbio il fatto che nelle alte cariche di governo vi arrivino sempre persone legate al potere Vaticano-Gesuitico, come abbiamo documentato da circa un anno a questa parte in questi articoli: Le connessioni dell'Amministrazione Obama con i Gesuiti e il Vaticano; I Nuovi Crociati Sono Pronti Per La Terza Guerra Mondiale?; Opus Dei: La Connessione Vaticano-Pentagono; La Blackwater, i Cavalieri di Malta e l'Ultima Crociata.

Qui sotto vi traduciamo l'articolo sopra citato, Catholics still largest Congress denomination; 10 percent Jesuit grads,tratto dal Catholic Sun.







I Cattolici sono ancora la più grande confessione al Congresso; il 10% sono laureati dai Gesuiti




7 gennaio 2013




nella foto: Il Presidente della Camera John Boehner prende il suo giuramento durante il primo giorno del 113° Congresso presso il Campidoglio a Washington il 3 gennaio. Boehner è uno dei 163 cattolici eletti al Congresso nel mese di novembre. Al Senato sono stati anche eletti il primo Indù e il primo Buddista. (CNS photo/Kevin Lamarque, Reuters)



WASHINGTON (CNS) — Il 113° Congresso comprende alcune lievi variazioni nella composizione religiosa rispetto alla sessione precedente, con qualche cattolico in più, il primo buddista al Senato e il primo Indù a servire in entrambe le Camere.

E' il massimo storico di numero di Cattolici al Congresso, con 163, sebbene questo sia solo di 2 poltrone superiore al precedente alto punteggio, quando vi furono 161 Cattolici al 111° Congresso del 2009-2010.

Questo punteggio è superiore di sette poltrone rispetto ai 156 Cattolici del 112° Congresso.

E' almeno dagli anni '60 del novecento che i Cattolici sono diventati la più grande singola confessione religiosa al Congresso. Però quando le diverse denominazioni protestanti sono contate assieme, esse costituiscono ancora il maggior numero di membri, il 56%.

Un'altra analisi rivela che gli alunni dei collegi e delle università dei Gesuiti rappresentano quasi il 10% di tutti i membri del Congresso.

Secondo i dati raccolti dal Pew Forum on Religion & Public Life, i Cattolici ora costituiscono quasi il 31% del Congresso, mentre questi rappresentano circa il 22% della popolazione degli Stati Uniti.

Il nuovo Congresso, che ha aperto il 3 gennaio, include 136 Cattolici alla Camera dei Rappresentanti, 75 dei quali sono democratici e 61 repubblicani. I 27 Senatori cattolici sono suddivisi in 18 democratici e 9 repubblicani.

Pew ha contato 31 matricole del Congresso come Cattoliche, circa il 37% della categoria.

La successiva confessione più grande al Congresso sono i Battisti, con il 9% di matricole e il 15% di già titolari di una poltrona. Nel complesso i Battisti rappresentano il 14% del 113° Congresso, con 73 poltrone totali, in crescita rispetto ai 68 della precedente sessione.

58 membri del Congresso sono elencati come "altro" o "non specificato" nella loro affiliazione, lo stesso numero del 112° Congresso, ma solo uno, l'appena eletto repubblicano Kyrsten Sinema, D-Ariz, ha descritto se stesso come "non affiliato".

I dati di Pew rilevano che i Cattolici, i Protestanti e gli ebrei sono rappresentati in modo sproporzionato al Congresso in comparazione alla loro percentuale tra la popolazione adulta in generale. Mentre col più basso numero di 5 membri in Congresso, i Buddisti, i Musulmani, gli Indù e gli Ortodossi sono rappresentati in circa eguale proporzione al loro numero nel paese. Lo stesso vale per i mormoni, che hanno 15 membri nel Congresso, poco meno del 3%, e rappresentano circa il 2% della popolazione degli Stati Uniti.

I dati raccolti dall'Association of Jesuit Colleges and Universities dicono che quasi il 10% del Congresso ha frequentato istituti di istruzione superiore dei Gesuiti. Questi includono 11 senatori e 41 membri della Camera, che insieme hanno frequentato 14 diverse scuole dei Gesuiti.

L'associazione riporta che la Georgetown University ha il maggior numero di alunni al Congresso, con 21, seguita dal Boston College con 7, dal Collegio di Santa Croce con 4 e dalla Creighton University con 3. La Loyola University di Chicago, la St. Peter’s University e la University of Detroit Mercy hanno 2 alunni ciascuna al Congresso. La Loyola University del Maryland, la Marquette University, la St. Joseph’s University, la Santa Clara University, la Wheeling Jesuit University e la Xavier University ne hanno uno ciascuna.

Nel 2012 sono stati eletti nove alunni dei Gesuiti, tra cui il senatore Mazie Hirono, D-Hawaii, che è il primo buddista eletto al Senato (ha servito in qualità di membro della Camera dal 2007), e il Repubblicano Hakeem Jeffries, DN.Y., un Battista; entrambi hanno conseguito titoli avanzati alla Georgetown.



Di Patricia Zapor, Catholic News Service