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lunedì 11 marzo 2013

Aggiornamenti Sociali: Governo Mondiale gesuitico in risposta alla crisi [fabbricata dai gesuiti]


L'azienda Vaticano & Gesuiti S.p.a.è da tempo padrona indiscussa della finanza terrena [ 1– 2– 3], ed è, pertanto, artefice primaria della crisi economica globale; una crisi fabbricata anche attraverso la Goldman Sachs degli allievi dei gesuiti Mario Draghi e Mario Monti, nonché del cattolico Romano Prodi.

Sul potere della Goldman Sachs e dei Gesuitici Draghi e Monti si legga anche Goldman Sachs, il lato ombra di Draghi e Monti pubblicato sul Fatto Quotidiano il giorno 11 novembre 2011, da cui estraiamo qualche passo:



"Nei giorni scorsi Le Monde ha scritto che la Goldman Sachs rappresenta il lato ombra di Mario Draghi, ex governatore della Banca d’Italia e attuale presidente della Bce. Alla lista va aggiunto anche Mario Monti. Vediamo perché.

La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi. Ha detto la verità il trader indipendente Alessio Rastani, prendendosi gioco della Bbc e rilasciando un’intervistain cui dichiarava che “i governi non  governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo”. Nel film Inside Job, del regista Charles Ferguson, la banca d’affari risulta tra le protagoniste della crisi economica innescata nel 2008 negli Stati Uniti. In questo lungo post sul mio blog trovate la storia completa."

[...]


"Ora torniamo a Mario Draghi. Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs. Insomma: proprio nel periodo in cui in America le banche d’affari erano scatenate in manovre speculative e scavavano il baratro finanziario che si è materializzato nel 2008, trascinando il resto del mondo. Non sapeva nulla di queste tendenze l’economista italiano?



Anche Mario Monti lavora per la banca d’affari: dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachse precisamente membro del Research Advisory Council del “Goldman Sachs Global Market Institute”. Cioè dall’anno in cui si stava progettando la crisi economica mondiale, di cui parlerò in una conferenza gratuita.



E' significativo che Llyod Blankfein, presidente di Goldman, in passato abbia detto: «Facciamo il lavoro di Dio».

Adesso, come risposta a questa crisi [voluta da Dio?], l'azienda Vaticano & Gesuiti S.p.a. ci propone il suo governo mondiale [la tecnica problema-reazione-soluzione]; la proposta ci viene fornita attraverso il suo mensile aziendale Aggiornamenti Socialidiretto dai gesuiti, che si occupa di gestire il potere politico terreno della Compagnia. Per chi non lo sapesse:





"Aggiornamenti Sociali è un mensile che, dal 1950, offre approfondimenti e analisi sulla vita sociale, politica, ecclesiale del nostro Paese. Affronta gli snodi cruciali della società alla luce dei risultati di ricerche scientifiche e degli insegnamenti sociali della Chiesa, per fornire al lettore strumenti che lo possano aiutare ad orientarsi in un mondo in continuo cambiamento.

Frutto dell’intenso lavoro di una équipe composta da laici e gesuitidi Milano e di Palermo, la Rivista conta sui contributi di numerosi collaboratori nelle Università e nei più diversi ambiti professionali.

Aggiornamenti Sociali fa parte della rete delle riviste e dei Centri di ricerca e azione sociale dei gesuiti in Europa, e della Federazione Jesuit Social Network – Italia."


L'articolo [che potete scaricare a questo link in pdf] è comparso nel numero di febbraio del 2012, e occupa le pagine 117-125. Esso è così introdotto da gesuitinews:





"“Nuovi orizzonti per la finanza internazionale”è il titolo dell’articoloapparso su Aggiornamenti Sociali e ripreso interamente sul sito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. L’articolo, a firma di Paolo Foglizzo, parla della Notapubblicata il 24 ottobre dal Dicastero vaticano e intitolata “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”.Il documento si propone una riforma del sistema finanziario globale che proceda nella direzione dell’istituzione di una autorità pubblica a competenza universale. L’autore si interroga sulla basi su cui riposa tale proposta e sui passi possibili da percorrere per cominciare a realizzarla."



Vediamo qualche passo di questo articolo:





Un recente documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace propone una riforma del sistema finanziario globale che proceda nella direzione dell’istituzione di una autorità pubblica a competenza universale. Su quali basi riposa tale proposta? Con quali passi sarebbe possibile cominciare a realizzarla? Quali elementi della nostra realtà si evidenziano se la osserviamo in questa prospettiva?

Il 24 ottobre 2011 il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha presentato la Nota Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale (disponibile in ): una proposta per affrontare le cause dello scatenarsi della crisi finanziaria globale, che intendeva anche essere un contributo in vista del vertice del G20 che si sarebbe svolto poco dopo (Cannes, Francia, 3-4 novembre 2011).

Attraverso questa Nota, il dicastero vaticano porta avanti la propria missione di «diffondere, approfondire e contribuire alla sperimentazione della dottrina sociale della Chiesa» (Toso 2012, n. 1), illuminando attraverso di essa i problemi emergenti a livello globale ed esibendone la vitalità. È quanto era già accaduto in passato con le questioni del debito estero dei Paesi poveri, del razzismo, del commercio internazionale di armi, della riforma agraria e della corruzione (cfr riquadro a p. 118). Non è peraltro la prima volta che il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace rivolge la propria attenzione a questioni economiche e finanziarie, come dimostrano una serie di pubblicazioni e seminari internazionali (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace 1994a; 1994b; de Salins e Villeroy de Galhau 1994) e soprattutto la più recente nota pubblicata in vista della Conferenza di Doha del 2008 (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace 2008).

Il documento dello scorso ottobre si inserisce dunque in un lungo percorso di ricerca, riflessione e proposta, ma soprattutto si fonda sul magistero pontificio, in particolare le encicliche Pacem in terris (1963) e Caritas in veritate (2009), di cui specifica e concretizza il messaggio nella situazione attuale della finanza internazionale. In queste pagine ne presenteremo brevemente il contenuto, per evidenziare poi quale contributo esso puo dare alla comprensione di alcune situazioni concrete; termineremo con l’esame di alcune delle reazioni che il documento ha suscitato.

Il documento attribuisce la crisi a cause generiche; esso parla di:

≪una combinazione di errori tecnici e responsabilità morali≫ da essa prende avvio la spirale di espansione del credito e della moneta 1, che ha prodotto una serie di bolle speculative e soprattutto un aumento sconsiderato dei rischi assunti dai maggiori istituti finanziari internazionali.

Insomma, come leggiamo dal documento gesuitico, è tutta colpa del ≪liberismo economico senza regole e senza controlli≫[pag.119] e non certo della Goldman dei gesuitici Monti e Draghi; figuriamoci! Tralasciandovi le panzane sull'idolatria della tecnicaadditata nel documento, passiamo alle proposte gesuitiche; a pag. 120 leggiamo:



"In questo quadro risulta chiaro quale sia il fondamento della proposta di istituire una autoritàpubblica mondiale che la Nota avanza. Nella dottrina sociale della Chiesa non è affatto una novità:nel 1963 Giovanni XXIII vi aveva profeticamente dedicato il cap. IV (nn. 68-75) della Pacem in terris, ripreso da Benedetto XVI nel n. 67 della Caritas in veritate.

La logica è relativamente semplice: la crescente interdipendenza tra i Paesi del globo mostra l’emergere di un’autentica comunità politica mondiale,che, in quanto tale, ha un proprio bene comune, che consiste in tutte quelle questioni, sempre più presenti sull’agenda internazionale, che non possono essere affrontate efficacemente a livello nazionale: pace, disarmo, migrazioni, ambiente, sicurezza alimentare, tutela dei diritti umani, economia e politiche di sviluppo, ecc. La promozione di questo bene comune richiede, secondo la tradizione cattolica, l’istituzione di una autorità dotata dei poteri necessari per farsene carico. Al raggiungimento di questo risultato sono infatti strutturalmente inadeguate tutte le forme di coordinamento e concertazione internazionale, a partire dalla diplomazia e dal multilateralismo, per quanto di importanza fondamentale: nessuno degli attori che vi partecipano è infatti autenticamente super partes, e quindi più che il bene comune universale esse hanno inevitabilmente di mira la tutela di interessi particolari (nazionali o di gruppi di Paesi). Le organizzazioni internazionali sul modello delle Nazioni Unite, per quanto parimenti importanti, non hanno la necessaria autorità sui propri membri, mentre forme di coordinamento quali il G7 o il G20 3 mancano di sufficiente rappresentatività, in quanto escludono molti Paesi e rischiano di funzionare come club che tutelano gli interessi dei propri membri (cfr n. 4).

A questo punto [pag. 121] l'articolo specifica chiaro e tondo che ciò che vuole l'azienda Vaticano-Gesuiti S.p.aè proprio un Governo Mondiale e non una generica Governance:

"Per questa ragione la Nota precisa che appare necessario il passaggio dalle attuali forme di governance internazionale (coordinamento orizzontale senza un'autorità super partes) a un vero e proprio “governo condiviso” (shared government): ≪un sistema che, oltre al coordinamento orizzontale, stabilisca un'autorità super partes, funzionale e proporzionato al graduale sviluppo di una società politica mondiale≫(n. 3).

E voi che credevate che fossero tutti matti quelli che parlavano di Governo Mondiale!

Per indorarci la pillola l'articolo però prosegue:

"Per sgomberare il campo da qualunque equivoco imperialista od orwelliano, la Nota, sulla scorta della Pacem in terris, e estremamente precisa nel delineare la fisionomia di questa autorità pubblica mondiale. Essa deve innanzi tutto essere frutto di un accordo libero e condiviso, che escluda qualunque forma di coercizione:la sua istituzione richiederà dunque tempo e gradualità."

Capito, l'accordo deve essere libero e condiviso! Però chi li conosce questi progetti a parte gli intellettuali organici e coloro che vengono definiti "teorici del complotto"? Il contadino, l'artigiano, la casalinga, il pensionato, il precario, il disoccupato, il gelataio, il muratore, il cuoco, l'avvocato...sono tutti a conoscenza di questo progetto al quale dovrebbero dare un consenso “libero e condiviso”? Questa sembra essere solo aria fritta gesuitica per far credere a chi legge (il target sono le elite intellettuali) che questo governo mondiale non è poi così cattivo. Anche il gesuitico Reich Millenario di Hitler e dei nazisti si presentava con ottimi propositi, ma sappiamo tutti come si sono dispiegati i loro progetti nella pratica. Significativo che l'articolo affermi che ci vorrà tempo e gradualità per la sua istituzione. Questa è la tecnica della rana bollita:



"Il fenomeno della rana bollita risale ad una ricerca condotta dal John Hopkins University nel lontano 1882. Durante un esperimento, alcuni ricercatori americani notarono che lanciando una rana in una pentola di acqua bollente, questa inevitabilmente saltava fuori per trarsi in salvo. Al contrario, mettendo la rana in una pentola di acqua fredda e riscaldando la pentola lentamente ma in modo costante, la rana finiva inevitabilmente bollita."


Finiremmo tutti bolliti nel Governo Mondiale senza che i più nemmeno capiscano cosa sta avvenendo. Il documento prosegue spiegando la riforma del sistema finanziario [pag. 121-122]:

"La mancanza di un autentico governo 5 dispiega i propri effetti anche sull’economia e sulla finanza internazionali, a causa del progressivo indebolimento delle istituzioni finanziarie internazionali nate con gli accordi di Bretton Woods del 1944 (cfr n. 4; sul punto cfr anche Palais-Royal Initiative 2011, n. 4, che però si esprime in termini di governance). Un secondo elemento è la mancanza di ≪un corpus minimo condiviso di regole necessarie alla gestione del mercato finanziario globale≫ (n. 4).

In questa situazione occorre ≪avviare un processo di profonda riflessione e di riforme, percorrendo vie creative e realistiche, tendenti a valorizzare gli aspetti positivi delle istituzioni e dei fora già esistenti≫ (ivi). Non partiamo dunque da zero, ma possiamo costruire quanto appare indispensabile a partire da esperienze positive già realizzate. La Nota ne indica due. La prima è la logica ≪di pace, coordinamento e prosperità comune≫ alla base degli accordi di Bretton Woods, e in particolare del Fondo monetario internazionale (FMI), il cui statuto contiene potenzialità probabilmente ancora inesplorate. La seconda, a livello regionale, è quella della Banca centrale europea [governata dal gesuitico Mario Draghi, ndr]. Ci sembra non casuale che, insieme all’UE e al “Fondo salva-Stati”, siano le istituzioni a cui si guarda per la soluzione della crisi del debito sovrano dei Paesi dell’area euro, a partire dalla Grecia. La prospettiva è quella di giungere all’istituzione di una sorta di “Banca centrale mondiale”, incaricata di regolare i flussi monetari globali alla stregua delle banche centrali nazionali 6. Nel percorso verso la riforma del sistema monetario e finanziario internazionale trova spazio anche la formulazione di alcune proposte concrete di rapida attuabilità: misure di tassazione delle transazioni finanziarie (cfr Becchetti e Ciampoli 2011); forme di ricapitalizzazione delle banche condizionate a impieghi a sostegno dell’economia reale e non della speculazione finanziaria; una più chiara distinzione tra l’ambito dell’attivita creditizia ordinaria e quella delle banche d’investimento (investment banking). Sono le questioni all’ordine del giorno, in particolare dei vertici europei.

Naturalmente nessuna parola su quale sia l'origine del debito sovrano e sulla mancanza di sovranità monetaria. Il documento finisce con queste parole:

"Solo un'autoritàdavvero super partespotrà invece tener conto del punto di vista di tutti coloro su cui l’applicazione delle regole avrà comunque un impatto: nel nostro caso la stragrande maggioranza della popolazione mondiale che ai mercati finanziari non ha accesso, ma

che subisce le conseguenze delle loro oscillazioni. Anche in campo economico solo un efficace governo è in grado di produrre una effettiva democrazia."



Se la "super partes" BCE è in mano a gesuiti, pensate che se questi ci propongono una “super partes” Banca Centrale Mondiale ed un “super partes” Governo Mondiale poi non si interessino di controllare queste istituzioni? Vivete in una fiaba?

Cari lettori mettetevi l'anima in pace, il Governo Mondiale "super partes" diretto dall'azienda più ricca del mondo Vaticano & Gesuiti S.p.a.sta arrivando con il vostro consenso"libero e condiviso", che lo vogliate o no!L'unica differenza sta nel fatto che voi pochi che avete letto questo articolo siete delle rane bollite consapevoli, tutti gli altri delle semplici rane bollite. Se non volete essere così pessimisti iniziate a parlarne e a fare qualcosa.



si legga anche:








venerdì 8 marzo 2013

Der Spiegel: Vaticano, il principale azionista

 
Ai fini di ampliare la nostra documentazione, qui sotto pubblichiamo la traduzione di un articolo apparso su Der Spiegel nel lontano 1958. I fatti presentati confermano come già da allora si sapesse dello sterminato potere economico della Chiesa Cattolica e dell'Ordine dei Gesuiti. L'articolo, nella sua mirabile sintesi, difetta però di documentare con dovizia alcuni punti [probabilmente dovuto agli spazi del giornale, che non consentono di stendere dei trattati]. Pertanto, nonostante l'autorità della testata, il nostro consiglio è quello di usare quanto riferito dal giornale come base per ulteriori ricerche in merito, al fine di ottenere una verità sempre più accurata.

[su Giannini e la Bank of America potete leggere questa ricerca fatta da avlesbeluskesexposed: Jesuitical Giannini's To Put Learning Against Learning]


Vaticano, il principale azionista
Der Spiegel


13/08/1958


L'Oss. Romano, che nella sua giornaliera cronaca della vita di corte annota tutti i visitatori del santo padre, ha recentemente fatto passare sotto silenzio un ospite: il barone Italiano Bernardino Nogara, al quale papa Pio XII concesse un'audienza speciale.


Bernardino Nogara
Nonostante Nogara sia un laico, egli è da decenni una figura chiave del Vaticano. Come "delegato dell'amministrazione speciale del della Santa Sede" svolge in pratica le funzioni di un ministro delle finanze della chiesa cattolica.

Il barone Nogara, il quale ha 86 anni d'età e soffre anche di  arteriosclerosi, aveva una comprensibile ragione per la sua visita: egli ha chiesto al Papa di liberarlo dalle sue funzioni per motivi di età. Come suo successore, ha proposto il sessantenne barone Massimo Spada, il quale, come Nogara, appartiene da anni al  cervello finanziario del Vaticano ed è  ufficialmente tesoriere dell'Azione Cattolica Italiana.

Pio XII ha permesso all'anziano Nogara di trasferire alcuni dei suoi doveri verso il barone Spada, che ha così adottato praticamente il portafoglio delle finanze. Ufficialmente [Pio XII] non gli ha consentito di ritirarsi, fatto che è stato considerato in Vaticano come un gesto di particolare gentilezza verso una personalità alla quale si attribuisce il merito principale per il quale il Vaticano è oggi probabilmente il più grande detentore di azioni della terra.


La segretezza attorno all'udienza di Nogara con il Santo Padre esprime la  tradizionale discrezione con cui la Curia tratta, dalla fondazione dello Stato del Vaticano, tutte le questioni finanziarie. Il Vaticano ha negato non soltanto qualsiasi informazione sulle sue attività o sulle sue transazioni finanziarie, ma rifiuta anche di render conto ai fedeli del suo bilancio di casa.


Tuttavia, non è un segreto che la Santa Sede è uno dei più grandi poteri finanziari di oggi della terra e per questo, per l'appunto, la sua influenza politica è costantemente cresciuta negli ultimi anni. 

L'enorme portata dell'attività commerciale del Vaticano è suggerita già dal semplice fatto che il nome del Money Manager [amministratore finanziario] Nogara appare in almeno 74 consigli di sorveglianza delle grandi aziende. (In Germania, il banchiere Hermann Abs, con 26 cariche in consigli di sorveglianza, detiene il massimo).

La conservazione del segreto sugli affari del Vaticano è assicurata in primo luogo dal fatto che l'amministrazione della proprietà azionaria è concentrata nelle mani di pochi laici cattolici. Il settimanale della sinistra liberale romana "Espresso" (sovvenzionatore [del settimanale]: precedentemente l'azienda per macchine da ufficio Olivetti, oggi la Fiat) ha recentemente pubblicato un elenco delle persone composto da undici nomi: oltre a Nogara e Spada vi appaiono i tre nipoti del Papa (Carlo, Marcantonio e Giulio Pacelli), il conte Pietro Enrico Galeazzi (responsabile dei lavori tecnici della Città del Vaticano), Giovanni Battista Sacchetti (sovraintendente del Santo Palazzo), Eugenio Gualdi, il conte Paolo Blumenstihl, Francesco Maria Oddasso e l'ex-ambasciatore italiano Vittorio Cerruti.


I nomi di questi individui appaiono, con l'eccezione del trust automobilistico Fiat e dell'azienda della gomma Pirelli, nei consigli di amministrazione di quasi tutte le aziende leader in Italia e quindi forniscono preziose informazioni in merito a dove il Vaticano possiede partecipazioni.


Nel settore bancario, il Vaticano detiene una minoranza di blocco in particolare presso il Banco di Roma (presidente del consiglio di sorveglianza Giulio Pacelli), ha anche determinanti partecipazioni al Banco di Santo Spirito (presidente del consiglio di sorveglianza Barone Spada), al Banco Ambrosiano di Milano e al Banco di Novara. Il nome Nogara appare nella più grande banca di Milano, Banca Commerciale Italiana, il nome  Spada nel Credito Italiano, entrambi i quali sono prevalentemente di proprietà dello Stato.

Il fatto che anche nei consigli di sorveglianza delle Società Elettriche e del Gas di Roma sono presenti i nipoti del pontefice, viene continuamente sfruttato dalla propaganda comunista. Ai lavoratori romani piace richiamare le loro mogli scherzosamente con la parola "Pacelli", nel caso consumino troppo gas o energia elettrica, al fine di indicare che non si dovrebbe permettere a Pacelli di guadagnare ancora di più.


Come ha rivelato un processo-scandalo romano lo scorso anno, il Vaticano possiede pacchetti azionari in quasi tutte le società immobiliari in Italia. Nella "Generale Immobiliare", la più grande azienda del suo genere, che solo a Roma e nei suoi dintorni, dispone di 800 ettari di terreno, la Curia dovrebbe essere in partecipazione, direttamente o indirettamente con circa il 40 per cento. Presidente del consiglio di sorveglianza della "Immobiliare" è il barone Nogara, direttore generale Eugenio Gualdi che siede in tutta una serie di aziende simili ed è uno specialista immobiliare del Vaticano.


Complessivamente "L'Espresso" stima l'ammontare del patrimonio azionario della Santa Sede in 12 miliardi di dollari, che corrisponde a un importo di 50 miliardi di marchi. (Il capitale nominale di tutte le società della Germania occidentale ammonta a circa 26 miliardi di dollari.)


L'ascesa del Vaticano come una delle maggiori potenze finanziarie della terra si è compiuta negli ultimi 80 anni. Lo sforzo per investire le attività della chiesa nelle azioni risale a Leone XIII, che divenne famoso come predicatore della dottrina sociale della Chiesa, ma allo stesso tempo è stato anche un geniale uomo di finanza e colui che strinse l'alleanza della Chiesa cattolica con il moderno capitalismo. [
nota di nwo-truthresearch: su Leone XIII si veda anche: Leone XIII: il papa speculatore a cui è stata intitolata la scuola dove ha studiato Goldman Sachs Monti]

Leone XIII
Le espropriazioni da parte dello Stato subito dopo l'unità d'Italia nel 1870 furono un duro colpo per il Vaticano, che fino ad allora aveva detenuto le proprie attività principalmente in beni immobili. Per questo motivo Leone XIII fondò, un anno dopo la sua nomina papale, nel 1878, la gestione immobiliare "Beni Stabili", con cui aiutò a risanare, nel giro di qualche anno, le cronicamente dissestate finanze della Curia Romana.

Per i suoi successori, il canonizzato Pio X e Benedetto XV, conosciuto durante la prima guerra mondiale per la sua missione di pace, le cose del mondo, come le azioni e le valute, avevano poco senso, per cui la Santa Sede ben presto cadde di nuovo in gravi difficoltà finanziarie. Solo Pio XI, il predecessore dell'attuale Papa, vinse questa calamità.


Pio XI fondò l' "amministrazione straordinaria" della Santa Sede per la gestione di due miliardi di lire (allora circa 450 milioni di marchi), che il governo d'Italia, sotto Mussolini, pagò, dopo la firma dei Patti Lateranensi, per le proprietà della chiesa espropriate in Italia dopo il 1870. Mentre il "Beni Stabili" amministra le proprietà immobiliari, l'amministrazione straordinaria ha cura della proprietà azionaria della Curia.


A queste due istituzioni, l'attualmente in carica Papa Pio XII ne ha aggiunto una terza, l' "Opera religiosa" ("Istituto per le Opere di Religione"), che è diventata la banca di casa del Vaticano. [L'Opera Religiosa] collabora a stretto contatto con il Credit Suisse a Zurigo, in cui i gesuiti dovrebbero essere coinvolti con un considerevole pacchetto. Lo stretto legame tra le due istituzioni finanziarie si vede nel fatto che un dipendente del Credit Suisse siede come ufficiale di collegamento permanente nella romana "Opera religiosa".


Il conto n. 1 della "Opera religiosa" appartiene al Papa, ed è considerato il suo scrigno personale. Su questo conto viene pagato l'Obolo di San Pietro, il quale, come un contributo delle diocesi di tutto il mondo, scorre verso Roma. L' "Opera religiosa" ha, rispetto a   tutte le altre banche, il vantaggio che può mantenere sia il segreto bancario nonché il segreto del confessionale, dal momento che nessuna autorità fiscale dello Stato italiano può prendere visione delle transazioni d'affari in territorio vaticano.


Ci sono una serie di personaggi privilegiati del mondo finanziario italiano in grado di sfruttare i conti dell' "Opera Religiosa" e trarre da ciò un vantaggio considerevole, anche perché i regolamenti di cambio valuta italiani non si applicano alla Città del Vaticano che è  extraterritoriale. Si sostiene, al mercato di borsa romano, che l'abdicata famiglia reale italiana abbia trasferito segretamente, già nel 1942, attraverso l'  "Opera Religiosa", considerevoli attività in un paese neutrale.


Al valore miliardario del patrimonio azionario del  Vaticano si devono ancora contare le attività che sono nelle mani di ordini religiosi e sono quindi controllati, in tutto o in parte, dal Vaticano. In primo luogo, in quanto azionista, vi è l'ordine dei gesuiti, le cui partecipazioni sono stimate in cinque miliardi di dollari.



L'influenza della Compagnia di Gesù nel mondo finanziario americano è diventata visibile per la prima volta una cinquantina di anni fa, quando il finanziere italiano A. P. Giannini fondò la Bank of California, la quale, oggi, sotto il nome cambiato in "Bank of America", è una delle più grandi banche del mondo. Giannini, che doveva il suo capitale iniziale ai gesuiti e che appariva come il loro uomo di fiducia o di paglia,
è stato un finanziere molto abile. Oggi, Bank of America è per il 51 per cento di proprietà dell'Ordine.


A.P. Giannini

A San Francisco, la Compagnia di Gesù finanziò un altro uomo di finanza italiano, il siciliano Antonio Di Giorgio, che ha fondato la compagnia di frutta politicamente influente "Fruit Company Di Giorgio." Il gruppo ha frutteti e piantagioni di banane in America Centrale e una flotta di trasporto di oltre 100 navi.

I gesuiti sono coinvolti anche nelle principali aziende dell'acciaio degli Stati Uniti, Republic Steel e National Steel, inoltre anche nelle quattro più importanti compagnie aeronautiche degli Stati Uniti: Boeing, Lockheed, Douglas e Curtiss-Wright. [I gesuiti] hanno anche il controllo della società indipendente di petrolio "Phillips Oil Co." a Galveston (Texas) e della "Creole Petroleum Co." che ha vaste concessioni nel Venezuela in Sud America.


Fino a pochi anni, fa quando in America del Sud le aziende americane riportarono in vita la concorrenza di mercato, la Compagnia di Gesù aveva anche il monopolio del mercurio. L'esperto finanziario dell'ordine è riuscito, nel 1923, a prendere possesso di tutte le azioni delle famose miniere di mercurio spagnole di Almaden, che erano di proprietà del Banco Hispano-Americano di Madrid.


Dal punto di vista della storia del mercato di borsa, si trattò di un colpo magistrale, poiché i gesuiti spazzarono via la concorrenza della più grande corporation chimica Americana, l'azienda Du Pont de Nemours, la quale voleva pure acquisire le azioni dell'Almaden. Il fondatore di questa corporation, Alfred II du Pont de Nemours, disse
allora: "Ho fatto un sacco di esperienza, non si dovrebbe mai litigare con i sacerdoti, soprattutto non con i gesuiti."


Nel 1932 i gesuiti hanno comprato le miniere di mercurio della Toscana in Italia le quali, insieme ad Almaden, servivano fino a poco tempo quasi esclusivamente il mercato mondiale. Durante la seconda guerra mondiale l'Ordine guadagnò, con questa merce  importante per gli equipaggiamenti militari, da entrambi i fronti. Mentre l'azienda spagnola riforniva soprattutto gli Alleati e la Russia, le miniere italiane rifornivano l'industria degli armamenti tedesca.

[nota dei curatori: all'epoca in Toscana erano attive diverse miniere: nel 1932 quella del Monte AMIATA, ad esempio, fu ufficialmente IRIzzata [ricordiamo che l'IRI fu creata da Mussolini ed era sotto controllo fascista]; ma nel 1932 però nell'IRI c'era anche la COMIT, controllata dal Vaticano; nel 1938, a seguito delle leggi razziali, vennero espulse tutte le partecipazioni riconducibili alle proprietà ebraiche. Per questo motivo anche la miniera del Siele vide un cambio massiccio di proprietà, passando dalla famiglia Rosselli ad una società controllata da un gruppo finanziario che faceva capo al conte Armenise e alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Altre aree minerarie, come quella di Cerreto Piano, passarono, nel 1937, al Gruppo Armenise, Il Conte Giovanni Auletta di Armenise, il nipote di Giovanni Armenise, era un andreottiano.]


In Francia gli interessi della Compagnia di Gesù si estesero alle compagnie automobilistiche Peugeot e Citroen e alla "Banque de Paris et des Pays-Bas," la quale controlla numerose attività in Francia, Belgio e Olanda, quali Schneider-Creusot [l'azienda dell'acciaio francese vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Schneider-Creusot – nota di avles], come anche il casinò di Ostenda. I gesuiti hanno anche un influsso determinante nel parigino Bancque Francaise et Italienne pour l'Amérique du Sud, nel cui consiglio di sorveglianza  appare di nuovo l'esperto finanziario del Vaticano, Nogara; questo istituto finanziario domina praticamente il mercato del caffè sudamericano e la Borsa del Caffà di New York.


Le attività dell'Ordine, tuttavia, sono in gran parte nelle mani dei gesuiti americani, i quali sono economicamente indipendente da Roma e non concedono alla Santa Sede alcun controllo diretto sulla loro proprietà. Lo scorso autunno, all'ultimo Concistoro straordinario, c'era a proposito notevole tensione, in quanto la Curia romana ha chiesto il controllo di tutte le attività americane dell'Ordine.


Gli ottomila sacerdoti americani dell'Ordine sono, al momento, riusciti a sfuggire alla presa di Roma perché avevano i vescovi americani dalla loro parte. La cui posizione nei confronti della Curia romana è infatti abbastanza forte: la sola Arcidiocesi di New York riceve ogni anno dal Vaticano più soldi di tutti i cattolici europei messi insieme.





curatori:





link articolo originale:



http://www.spiegel.de/spiegel/print/d-41762132.html


giovedì 7 marzo 2013

Umberto-Aspen-Eco: il raffinato occultatore dei poteri forti


Oggi vi parliamo di Umberto Eco.
Eco, il dotto mirabolante mistificatore della realtà, che mischia cose vere (è vera la persecuzione contro gli ebrei e il loro uso come capri espiatori) a cose false (tutti i complotti sono falsi), è un membro del comitato esecutivo dell'Istituto Aspen, uno dei principali think tank dell'elite globalista, la cui principale prerogativa è l'edificazione di un Nuovo Ordine Mondiale mediante 'il confronto ed il dibattito "a porte chiuse"' con i "leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva."  

Dell'Aspen, come già saprete in molti, fa parte anche l'istruito dai gesuiti Mario Monti.


Ecco la descrizione del comitato esecutivo:

"Il Comitato Esecutivo, organo di governo dell'Associazione, è composto dai Membri di diritto e da 30 componenti nominati tra i Consiglieri dal Consiglio Generale in misura paritetica tra i rappresentanti dei Soci Sostenitori e i rappresentanti dei Soci Ordinari.
Il Comitato Esecutivo nomina, ed eventualmente revoca, il Segretario Generale, nomina il Presidente degli "Amici di Aspen"e il Presidente degli "Aspen Junior Fellows". Delibera inoltre sull'ammissione di nuovi soci, propone al Consiglio Generale la revoca o l'esclusione di soci e stabilisce le modalità con cui i soci ordinari eleggono i loro rappresentanti nel Consiglio Generale dell'Istituto."

Per darvi l'idea del grado di validità che possiamo attribuire alle affermazioni di Eco [non esiste nessun complotto] paragoniamole, ad esempio, a quelle del mafioso istruito dai Gesuiti Marcello Dell'Utri. 

Sappiamo benissimo che Dell'Utri è un mafioso. Da un articolo del Fatto Quotidiano del 18 gennaio 2013 dal titolo Mafia, il pg di Palermo: “Sette anni per Marcello Dell’Utri”leggiamo:


"Sette anni di carcere. E’ la richiesta che il procuratore generale di Palermo, Luigi Patronaggio, ha fatto alla Corte d’Appello, al termine della sua requisitoria al processo a carico del senatore Marcello dell’Utri accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. “Da quando faccio il magistrato non ho mai incontrato un imputato chiamato a rispondere di un rapporto trentennale con Cosa nostra” ha dichiarato. ”La storia di Marcello Dell’Utri non si può leggere se non si leggono i suoi rapporti più che trentennali con la mafia – ha proseguito Patronaggio – E’ stato un lungo rapporto costante e proficuo con Cosa nostra e l’imputato non ha mai preso le distanze da questi rapporti”. Secondo la Cassazione, che aveva annullato la condanna a sette anni in appello, sono provati i rapporti di Dell’Utri con Cosa nostra dal 1974 fino al 1977, invece secondo il pg Patronaggio i rapporti tra l’imputato e i boss non si sarebbero mai interrotti."

Però è noto che l'istruito dai gesuiti Marcello dell'Utri sia un negatore della mafia; ecco ad esempio un'intervista di Chiambretti, dove il presentatore gli fa una domanda precisa e cioè "come se la immagina [la mafia]?" e il 'colto' Dell'Utri risponde "ma non esiste la mafia" :



Adesso vi facciamo due domande: se il 'colto' dell'Utri, che vanta un rapporto trentennale con la mafia, vi dice che la mafia non esiste, voi ci credete? Al pari, se il colto Umberto Eco, membro del comitato esecutivo dell'Istituto Aspen, che si riunisce "a porte chiuse" con l'elite economico, finanziaria, politica mondiale, vi dice questa elite non sta cospirando contro nessuno, voi ci credete?
E' curioso che proprio dell'Utri, il mafioso negatore della mafia, abbia tentato di riciclarsi come colto bibliofilo. 

Però il vostro cervello potrebbe andare in crash quando verrete a sapere che Marcello dell'Utri, il 'colto' bibliofilo mafioso istruito dai gesuiti, è il vicepresidente dell'Aldus Club, l'associazione internazionale di bibliofilia presieduta proprio dal nostro Umberto Eco membro dell'Istituto Aspen!
Da un articolo del Fatto Quotidiano, dal titolo Da Mangano a Umberto Eco: il Marcello bibliofilo sotto sfratto, leggiamo che:


"Dell’Utri è costretto ad abbandonare l’immagine di bibliofilo colto ed esperto che ha tentato di cucirsi addosso e che gli aveva permesso di compiere il salto dallo stalliere mafioso Vittorio Manganoa Umberto Eco. Uno degli attori principali della presunta trattativa tra Stato e mafia è infatti vicepresidente dell’Aldus Club, l’associazione internazionale di bibliofilia presieduta da Eco"

Oppure questo articolo del corriere della sera:


“A sorpresa. Marcello Dell'Utri fa l'elogio di Diliberto e dice che, adesso, "puo' partire la riforma della giustizia". Ma e' anche un "fatto personale". Perche' sono iscritti tutti e due, il berlusconiano e il comunista, all'Aldus club, l'associazione dei bibliofili: il presidente e' Umberto Eco, i "vice" sono Gianni Cervetti (ex Pci, ora Ds) e lo stesso Dell'Utri, mentre Oliviero Diliberto e' "tra i piu' appassionati"."

Eco-Dell'Utri: due criminali omertosi uniti dalla passione bibliofila!


Il Presidente dell'Istituto Aspen Italia è Giulio Tremonti.

Tremonti risulta essere anche un membro del Bilderberg Group, ad esempio ha partecipato alla riunione avvenuta a St. Moritz in Svizzera il 9-12 Giugno 2011, come citato dal sito ufficiale del think tank cattolico-gesuita fondato dal Cavaliere di Malta Papale nazista Principe Bernardo d'Olanda e dal cattolico-gesuita Joseph Retinger.





Questo è il Giulio Tremonti che ha più volte denunciato il complotto degli Illuminati della finanza:



Giulio-Bilderberg-Presidente Aspen-Tremonti ha espresso frasi che, ne siamo certi, verrebbero etichettate come "paranoiche" e "complottiste" da Umberto-Aspen-Eco, se egli le avesse sentite da qualsiasi pinco pallino autore di blog; Tremonti ha detto infatti:"La finanza è un superpotere...ha un gruppo di Illuminati che manovrano, sentono e governano; non è nemica degli stati la finanza, li domina, li assorbe..."
Un complotto dal quale Giulio-Bilderberg-Presidente Aspen-Tremonti astutamente si tira fuori, chiedendo però un "Nuovo Ordine Mondiale" come soluzione; altra affermazione per la quale, ne siamo sicuri, verremmo etichettati come complottisti da Umberto-Aspen-Ecose la esponessimo anche come semplice cronaca accertata su cui riflettere. E' chiaro che è in atto un'opera teatrale! Leggiamo quanto afferma Giulio Tremonti come ricetta per combattere il complotto degli "Illuminati"; in un articolo di IGN Adnkronos dal titolo Crisi, Tremonti: ''Abbiamo sfiorato il disastro, ora un nuovo ordine mondiale'' leggiamo:


"Gubbio (Perugia), 12 set. - (Adnkronos) - "Abbiamo corso il rischio di avere gli effetti disastrosi di una guerra senza aver combattuto una guerra. Siamo andati vicini a una rottura del sistema, molto vicini all'interruzione radicale dei meccanismi finanziari con effetti sociali. E ne siamo usciti evitando gli effetti di una guerra che non abbiamo mai dichiarato con il principio di un nuovo ordine mondiale. E' iniziato il disegno di una nuova 'tabula mundi'.
Lo dice Giulio Tremonti (nella foto) intervenendo al seminario del Pdl a Gubbio nel dibattito con monsignor Rino Fisichella sull'enciclica 'Caritas in veritate' di Benedetto XVI. "

Guardate poi Questo video dove Tremonti chiede di passare "dal dominio dei valori economici alla prevalenza dei valori spirituali. E il discorso sulle radici giudaico-cristiane, l'Europa non può essere solo un grande spazio di libero mercato..."; e poi afferma che "serve, per finire il disordine globale, un nuovo ordine globale, un ordine che può e deve essere monetario-commerciale, una nuova Bretton Woods"



La tattica di Tremonti è quella del problema-reazione-soluzione: alla globalizzazione degli Illuminati (il problema), egli contrappone un governo mondiale teocratico ("la prevalenza dei valori spiriuali") degli stessi Illuminati (la soluzione); cioè il dominio Gesuitico Romano sulla finanza. La stessa soluzione globale che, guarda caso, vuole anche l'amico di Beppe Grillo Tarcisio Bertone , il Segretario di Stato Vaticano, il quale auspica un governo mondiale della finanza.

Lo stesso Bertone che ha fatto un Intervento ai Rappresentanti dei vertici degli "Istituti Aspen" nel mondo venerdì 15 ottobre 2010. Un intervento che è anche inserito nel sito ufficiale del Vaticano, in cui lo stesso Bertone, fautore del governo mondiale della finanza, parla qui di "governo della globalizzazione" come soluzione alla crisi, citando anche Benedetto XVI, come colui che ha detto che bisogna uscire della crisi con "una nuova progettualità":


"Desidero ringraziare particolarmente l’On. Giulio Tremonti, nella sua veste di Presidente di “Aspen Institute Italia”, per il cortese invito che mi ha rivolto a condividere con voi alcune riflessioni, che traggono spunto dai principali temi dibattuti in questi giorni dal Comitato Internazionale degli “Istituti Aspen”. Due sono le principali questioni che avete affrontato: le sfide economiche, politiche e sociali alle democrazie occidentali, con particolare riguardo alle strategie per uscire dall’attuale crisi, e le problematiche connesse con i mezzi di informazione ormai globalizzati.
Al riguardo, desidero fornire alcuni spunti, che, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, e particolarmente dell’enciclica Caritas in veritate del Santo Padre Benedetto XVI, possano contribuire ad illuminare la vostra riflessione e le decisioni che devono essere assunte per il bene comune. "
[...]
"la crisi può costituire paradossalmente l’occasione positiva per riscoprire i più autentici desideri umani e per aprirci ad uno sguardo nuovo sull’uomo e sul tempo presente. Nella sua enciclica, Papa Benedetto XVI afferma che: «La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regolee a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente»[1]. "
[...]
"Ricordava l’allora Cardinale Ratzinger parlando della crisi delle culture: «Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità» [3]."
"Porre l’uomo al centro significa dunque valorizzare e favorire la sua dimensione trascendente. Non vi è vera centralità dell’uomo se nel suo orizzonte egli non afferma una contemporanea centralità di Dio"
[...]
"Un simile approccio può anche favorire un adeguato governo della globalizzazione."


Come già fatto osservare da avlesbeluskesexposed, che commentava una notizia dell'Independent.ie, anche l'istruito dai Gesuiti Mario Draghi, attuale presidente della BCE, nel 2008 aveva detto che "...le banche centrali devono prendere l'iniziativa di ristabilire l'ordine...". Avles commentava:

“Ora possiamo capire meglio uno dei motivi per cui hanno fatto esplodere la crisi dei mutui subprime e del prezzo del petrolio. Era anche un alibi per rafforzare e centralizzare ulteriormente il già controllato sistema finanziario mondiale, attraverso le banche centrali? Non ci sono dubbi. Tristi sorprese ci attendono nel prossimo futuro.”

Adesso possiamo dirlo con un grado ragionevole di certezza: L'elite mondiale guidata dai cattolici-gesuiti, che si riunisce anche nei conventicoli come l'Istituto Aspen, ha usato l'intellettuale organico Umberto-Aspen-Eco per manipolare il mondo della cultura, al fine di oscurare se stessa e le sue mire di dominio mondiale, inibendo mentalmente un'intera classe di studiosi che, se fossero stati consci delle mire della classe dominante, avrebbero potuto creare dei seri problemi a questi "Illuminati".

Per finire ecco una bella foto del nostro Umberto Eco insieme al Cardinale Gesuita Carlo Maria Martini, risalente al 28 ottobre 2000, ritratta in occasione del Premio "Principe delle Asturie".






Per quanto riguarda Eco bisogna ricordare che si da da fare direttamente, infatti ha scritto "il cimitero di Praga" dove si prende gioco delle cospirazioni, non solo quelle relative al "complotto giudaico", ma anche quelle ed espressamente basate sui Gesuiti:
Eco ha scritto questo romanzo proprio su commisione ASPEN e per fare un favore al gesuitico MONTI:
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_cimitero_di_Praga

"...Il cimitero di Praga è il sesto romanzo di Umberto Eco, pubblicato  in Italia da Bompiani il 29 ottobre 2010...."

...che ho riportato in un mio post sul blog La Via dell'Ambra [The Amber Path] nel novembre 2010 dopo aver visto una trasmissione di Gad Lerner in cui l'invitato Eco si prendeva apertamente gioco dei "cospirazionisti", citando i Gesuiti e vantandosi, come per sfida, di aver ricevuto premi anche  dalla Università s. Clara, nota università Gesuita [e mi pare in connessione con la Lockheed].

Umberto Eco, membro dell'ASPEN assieme al gesuitico Mario Monti, rappresenta perfettamente quel "contrapporre l'insegnamento ad insegnamento". Non solo la bibbia, qualsiasi forma di presa di coscienza culturale, "sacra o profana", in merito alla pericolosità del Vaticano e dell'ordine gesuita, deve venir spietatamente [ed astutamente] combattuta. Preferibilmente non di petto ma...:

[cito e traduco da pag. 23 di Rulers of Evil, autore: Tupper Saussy]..."...Clemente fu personalmente consigliato dal cauto [circospetto] Niccolò Macchiavelli, inventore della moderna scienza politica, e dal cardinale Thomas Wolsey, cancelliere d'Inghilterra. 
Maccchiavelli e Wolsey ritennero che sia la sampa che il protestantismo avrebbero potuto essere utilizzati a vantaggio di Roma impiegando i tipi mobili [la stampa moderna] per produrre letteratura che avrebbe confuso, sminuito, e alla fine marginalizzato la Bibbia. 
Il cardinal Wolsey, che in seguito fonderà il collegio di Cristo ad Oxford, caratterizzò il progetto come "mettere insegnamento contro insegnamento" [testo originale: “to put learning against learning.”]."

Per uscire da questa invasiva peste culturale, neo Contro Riformista, consiglio la lettura de I Signori del Male ["Rulers of Evil"] di Saussy. Purtroppo in questo paese vi è un'inflazione di letteratura estera di ben altro tono, tesa a saturare con le sue affascinanti menzogne le menti ed i cuori: Il Manifesto, Mein Kampf, I Protocolli, das Kapital... Tupper Saussy sarebbe veramente un buon antidoto contro questo gesuitico veleno culturale.