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sabato 26 novembre 2011

Leone XIII: il papa speculatore a cui è stata intitolata la scuola dove ha studiato Goldman Sachs Monti

Oggi vorremmo approfondire la figura del Papa Leone XIII, quel papa a cui è stata intitolata la scuola privata dei Gesuiti in cui si è diplomato il nostro Mario Monti consulente di Goldman Sachs, il quale si appresta a distruggere per sempre l'Italia "sovrana" e "laica" e a ristabilire la Monarchia del Papato, questa volta in coordinazione con altri leader mondiali che porteranno avanti il Nuovo Regno Pontificio Mondiale. L'obiettivo delle riforme di Monti, al pari dei suoi omologhi in altri paesi, infatti è quello distruggere ulteriormente la Classe Media e la ricchezza della società, al fine di arrivare ad avere un'Europa Cattolica composta da ricchi signori da un lato e da sudditi in miseria dall'altro; a questi ultimi, dopo che gli verranno sequestrati  gli ultimi loro beni e soldi dalle banche controllate dal Vaticano-Gesuiti, non resterà che la gesuitica fede della nuova era  come oppio di consolazione. D'altronde lo stesso ricoperto d'oro dalla testa ai piedi Benedetto XVI ha detto che i soldi "sono niente, e tutte queste cose, che sembrano vere, in realtà sono di secondo ordine", quindi tanto vale farceli "prendere in custodia" in aeternum dalla Chiesa e dalle banche da essa gestite. 
La Chiesa potrà quindi dedicarsi alla sua elemosina per i poveri con rinnovato fervore, facendoci cadere dall'alto della sua mano sinistra i beni per sopravvivere che ci avrà prima sequestrato con quella destra; la vera essenza dell'opera pia.
Quindi, dopo L'Unto dal Signore Silvio la saga vaticana continua sotto Monti; le credenziali di Monti sono veramente perfette per questo rush finale di dominio. Adesso torniamo a Papa Leone XIII; egli fu il successore di Pio IX. Nato a Carpineto Romano nel 1810, di famiglia aristocratica,  anch'egli fu allievo dei gesuiti; e anch'egli correva dietro ai soldi, quei soldi che "sono niente...sono di secondo ordine". Nel Libro La Santa Casta della Chiesa di Claudio Rendina leggiamo di Papa Leone XIII (1878-1903) a pag. 93:
"Egli apprezza infatti il sistema di Giovanni Simeoni di giocare sui titoli, ma vuole impegnarsi personalmente negli affari; conferma Simeoni nell'incarico di amministratore, ma affida la gestione delle finanze ad un prelato, monsignor Enrico Folchi, sulla base delle sue iniziative. E comunque, a fronte di questa particolare gestione del denaro, che vale come Sezione Straordinaria dell'Amministrazione, con chirografo del 9 agosto 1978 istituisce una Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede, come Sezione ordinaria, sotto la direzione del segretario di Stato, il cardinale Lorenzo Nina."
Cioè, il Papa a cui è intitolato l'istituto dei Gesuiti dove si è diplomato Mario Monti (che ricordiamo essere Presidente dell'Università Bocconi e consulente Goldman Sachs), era un Papa a cui piaceva giocare sui titoli e voleva impegnarsi personalmente negli affari. Andiamo avanti citando sempre il libro:
"Papa Pecci (Leone XIII, ndr) anticipa annualmente 4.500.000 lire per le spese interne della Santa Sede, che assommano però a 6 milioni; il resto deve essere prelevato sugli interessi che quella somma anticipata frutterà a fine anno. Una speculazione seguita passo passo dal Folchi, tanto che in un anno, nel 1880, arrivano nelle casse vaticane transizioni di valori per circa 2.500.000 lire. Nel frattempo viene nominato il nuovo Segretario di Stato nella persona del cardinale Ludovico Jacobini; questi amministra il patrimonio, assistito da una commissione di quattro cardinali e un segretario, che è appunto monsignor Folchi, con il quale in sostanza si apre e si chiude il cerchio del traffico finanziario della Santa Sede. Ma non saranno tutte rose e fiori.
Proprio nel 1880 Rodolfo Boncompagni Ludovisi, principe di Piombino, progetta con la Società Generale Immobiliare la lottizzazione della villa romana di famiglia per la costruenda via Vittorio Veneto. Il principe, grazie ai buoni rapporti con il Vaticano, ottiene dei prestiti senza garanzia e la Santa Sede acquista alcune azioni della società; si verifica allora il primo crack finanziario, nel quale il Vaticano si trova coinvolto per colpa di un banchiere fiduciario. Arriva la crisi, il valore delle azioni cala e il principe contesta l'ammontare  del prestito. Il risultato è che la Santa Sede perde quasi un milione per recuperare il suo credito.
Eppure, nonostante la crisi finanziaria, nel 1880 il Circolo San Pietro edifica il primo dei dormitori economici, successivamente chiamati asili notturni, messi in atto per fronteggiare la mancanza di alloggi per gli strati poveri della popolazione della cittadinanza romana in continuo aumento. Sorge in trastevere con 75 posti letto. Ma l'impegno caritatevole del Circolo San Pietro diventa storico durante il trasferimento della salma di Pio IX dalle Grotte Vaticane alla basilica di San Lorenzo fuori le mura, la notte del 13 luglio 1881. Il trasporto, effettuato su un carro funebre, è tutelato proprio dai soci del circolo, insieme alle guardie dello Stato Italiano, che devono vedersela con liberali e anticlericali decisi di buttare a fiume la bara....
Il libro continua anche con qualche opera di elemosina di Leone XIII:
Leone XIII peraltro è quanto mai impegnato sulla strada delle opere  di carità in linea con il circolo, che nel 1890 istituisce il Guardaroba dei poveri, per fornire ai bisognosi vestiario, lenzuoli e coperte, e nel 1895 fonda il Segretariato del popolo per l'assistenza morale e sociale dei lavoratori e dei poveri.
Con un "piccolo" neo, infatti, continuando a leggere il saggio di Rendina scopriamo che:
"A questo punto il papa però, anche a fronte di tante iniziative, ritiene opportuno creare una sorta di banca all'interno della stessa Santa Sede per sfruttare in proprio le speculazioni, possibilmente in collegamento con istituti di credito italiani. Così nel 1887 viene fondata l'AOR, ovvero Amministrazione per le Opere di Religione (il suo nome originario era in realtà Commissione delle Opere Pie, ndr), la cui attività in effetti era già in piedi da tempo come commissione cardinalizia Ad pias causas. E' una banca senza le normali strutture  di un istituto di credito, pur avendo una sede propria nell'ufficio occupato fino al 1870 dalla censura pontificia e noto come "Buco nero"; la sua attività è trasformare in titoli al portatore le donazioni di immobili e di oro monetario. E sotto certi aspetti questa banca può esser valida per finalizzare le monete sonanti e i biglietti di banca che i pellegrini consegnano personalmente a papa Pecci per i suoi anniversari sacerdotali e i relativi giubilei.
Occorre però un riferimento esterno all'AOR con una banca italiana, particolarmente accreditata sul mercato per un'autentica speculazione; Leone XIII pensa di averla trovata nel Banco di Roma e vi apre un conto personale. Nel 1889 vi deposita 3 milioni e numerosi altri in azioni; Folchi incoraggia quella fiducia verso il Banco di Roma e i relativi prestiti concessi dal patrimonio della Santa Sede per finanziare varie imprese. Vengono coinvolti nelle operazioni bancarie diversi rappresentanti dell'aristocrazia papalina, in un fiume di azioni e obbligazioni; ma dopo solo un anno, nel 1890, arriva la crisi, che è proprio a livello di Borsa. O ci si tira fuori subito, perdendo comunque quasi tutto il credito, o bisogna sborsare milioni sonanti per coprire i vari buchi in funzione di un'ipotetica ripresa del Banco di Roma. Si preferisce la prima strada, riuscendo a salvare i tre milioni versati personalmente dal papa, sia pure con una grave perdita di interessi in titoli e azioni. Tra l'altro la proprietà del Palazzo Marescotti passa alla Banca d'Italia. E Folchi si dimette quando un chirografo, il 30 aprile 1891, modifica le sue competenze nell'amministrazione del patrimonio.
Il papa a questo punto aumenta le competenze dei cardinali membri dell'AOR e concentra la gestione amministrativa su uno di loro, Mario Mocenni, con il titolo di "incaricato speciale". Questi eserciterà le funzioni di prefetto dei palazzi apostolici, ma riceverà ordini direttamente dal papa, che peraltro amministra personalmente l'Obolo di San Pietro. Leone XIII è rimasto scottato dalla disavventura con il Banco di Roma, ma quando nel 1895 questi istituto si riprende, ecco rinnovarsi in lui la voglia di speculare.
A questo punto assume rilievo la figura di Ernesto Pacelli, proveniente da una famiglia di funzionari dello Stato Pontificio. E' membro del consiglio municipale di Roma, ma soprattutto è membro del consiglio di amministrazione del Banco di Roma. Pacelli comincia a dare consigli al papa per l'investimento dei guadagni realizzati con l'Obolo di San Pietro (offerta in denaro fatta dai fedeli al papa, ndr), ma subito dopo consiglia il cardinale Mario Mocenni a operare sul mercato italiano, facendo da interlocutore con lo stesso governo italiano. Da autentico diplomatico assicura che la Congregazione De Propaganda Fide prepara con le missioni un terreno favorevole alle mire coloniali dell'Italia e che non ci sono problemi per le certificazioni religiose dei Savoia.

Ecco che da Roma viene emanato un nuovo riconoscimento delle caratteristiche miracolose di Lourdes, dove i viaggi organizzati sono sempre più frequenti,
con vantaggi economici che assumono una certa continuità. Nel 1892 Leone XIII concede l'ufficio proprio e la messa della festa "in apparizione beatae Mariae Virginis Immaculatae", che il suo successore estenderà alla Chiesa universale. Ma sul piano delle risorse finanziarie si decide di sfruttare anche la benedizione pontificia. Infatti l'Elemosineria Apostolica s'inventa nel 1893 la benedizione scritta. Viene impostata con una formula particolare, mostrando in testa il logo della Santa Sede e il sigillo del papa regnante, stampata su carta semplice o pergamena e spedita anche per posta. Il prezzo varierà nel tempo ed è comunque tassativo, anche se presentato in forma di elemosina; è una sorta di "vendita del sacro", sia pure in ridotte dimensioni.
....
Papa Pecci punta tutto sull'Anno Santo del 1900 come mezzo di propaganda per attirare alla causa di Sua Santità "prigioniero in Vaticano" l'universo cattolico
; è c'è un'organizzazione senza precedenti, diretta da un Comitato internazionale esterno alla Santa Sede, costituito a Bologna dal 1896 per merito del conte Acquaroni e della Gioventù Cattolica Italiana. E' importante che lucrino il giubileo anche i sovrani d'Italia Margherita e Umberto I, il quale peraltro viene assassinato a Monza il 29 luglio; e per i funerali al Pantheon il papa stesso redige una preghiera speciale dei pellegrini per il sovrano. Il papa non vuole altro collegamento col Regno d'Italia che non sia la preghiera.
Nel frattempo si procede nel campo finanziario sotto la consulenza Ernesto Pacelli, che preme sul papa per speculare nel Banco di Roma
. Metà delle azioni di quella banca sono pur sempre della Santa Sede, e allora è bene operare investimenti. Che in sostanza si risolvono in ingenti prestiti concessi dal papa a Pacelli per la banca da lui presieduta e quindi per i suoi personali interessi. Così matura la fortuna finanziaria della stirpe Pacelli. Un casato che sarebbe stato all'avanguardia fino agli anni Sessanta del Novecento, grazie al nepotismo del papa di famiglia, Pio XII (1939-58): infatti i suoi tre nipoti, Carlo, Marcantonio e Giulio, avrebbero dominato le finanze vaticane, tra consulenze legali nelle varie amministrazioni della Santa Sede e presidenze, amministrazioni, direzioni di società in gran parte proprietà del Vaticano.
C'è sempre l'AOR, anche se resta ancora una cassa segreta, di cui pochi nella stessa Santa Sede conoscono l'esistenza;
non è neanche custodita da guardie pontificie, così che quando nel 1900 subisce un furto in titoli per mezzo milione di lire, la Santa Sede non può fare una denuncia. Ed è questo il primo giallo che sorge intorno alla banca del Vaticano, del quale non riescono a venire a capo neanche gli agenti di controspionaggio della Santa Sede, sempre in funzione; un giallo che in qualche modo contribuisce a creare il clima di sospetto che circonda il conclave per l'elezione del nuovo papa nel 1904."
Un papa quindi speculatore e legato strettamente alla finanza e ai profitti più o meno leciti della Chiesa cattolica. Un papa che fonda la Commissione delle Opere Pie, l'antesignano del diabolico IOR (Istituto per le Opere di Religione). Un papa che ha dato il suo nome ad un istituto in cui si è formato Mario Monti consulente della Gesuitica Goldman Sachs, una banca che, secondo alcune fonti, ha contribuito pienamente, con la sua speculazione, a innescare la crisi che ha portato molti paesi, tra cui la Grecia, in bancarotta.



Crisi dalla quale adesso
vorrebbero tirarci fuori sia il Goldman Sachs Cattolico Monti istruito dai gesuiti che il Goldman Sachs Cattolico Mario Draghi istruito dai gesuiti (vice-presidente di Goldman Sachs per l'Europa dal 2002 al 2005) insieme al Cavaliere di Malta Goldman Sachs Papademos, facendoci pagare di tasca nostra naturalmente, e a tutto beneficio della "Santa" Sede e della sua Goldman Sachs.

lunedì 21 novembre 2011

Dopo il Pontificio Governo Monti arriva il Pontificio Governo Mondiale


A ridosso della formazione del nuovo governo "tecnico" Pontificio guidato da Mario Monti, e dopo poco tempo che il Vaticano Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace aveva chiesto un'autorità Mondiale per contrastare la crisi economica, i giorni 17-18 novembre si è svolto alla Pontificia Università Lateranense un colloquio annuale di Dottrina Sociale della Chiesa dal titolo "Il ruolo delle istituzioni alla luce dei principi di sussidiarietà, di poliarchia e di solidarietà"; un Colloquio che ha trattato ancora il tema della Governance Mondiale, a quanto pare un pallino fisso delle gerarchie Vaticane. Al colloquio era anche presente in veste di relatore il neoministro per i Beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi, il quale è dal 1 novembre 2002 rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ateneo nel quale ha conseguito la laurea in Scienze politiche nel 1972. Ornaghi dal 1996 è direttore dell'Alta scuola di Economia e relazioni internazionali (Aseri), destinata alla formazione post-universitaria di esperti di sistemi economici e politici globali. Dal sito dell'Aseri ricaviamo la sua storia e la sua missione:


"Fornire uno standard di livello mondiale nella formazione post-laurea nel campo dell'economia, della politica e delle istituzioni internazionali. Al fine di massimizzare il potenziale di successo di uno studente all'interno di una società globale dinamica.
ASERI, Alta Scuola di Economia e di Relazioni Internazionali è un centro di ricerca ed educazione unico, nato per interpretare le grandi trasformazioni che coinvolgono le dinamiche economico-politiche mondiali e i fenomeni complessi della globalizzazione.
Fondata nel 1995 grazie alla collaborazione tra la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e la Camera di Commercio di Milano, ASERI forma esperti di sistemi politici globali, in grado di operare ad alto livello nell'ambito delle organizzazioni e dei sistemi internazionali, delle multinazionali, delle istituzioni bancarie e finanziarie, della pubblica amministrazione sovrananzionale" [il corsivo è mio, ndr].
Ripetiamo: questa scuola vuole formare un'élite di "tecnici" globalisti che, nel nome di Dio, saranno in grado di operare ad alto livello "nell'ambito delle organizzazioni e dei sistemi internazionali, delle multinazionali, delle istituzioni bancarie e finanziarie, della pubblica amministrazione sovrananzionale". Però!
Ritorniamo adesso al Colloquio citato all'inizio. Ce ne fa un sunto l'agenzia di stampa Cattolica Zenit, in un articolo del 18 novembre dal titolo "un po complottista" Un governo mondiale per un'economia dal volto umano, che riferisce i contenuti dell'incontro; i sommi saggi Cattolici si riuniscono alla Pontificia Università Lateranense e ci parlano di Governo Mondiale o Governance Mondiale (più politically correct) come soluzione alla crisi. (nota: il grassetto è mio):

Un governo mondiale per un'economia dal volto umano

Prelati ed economisti dibattono alla Pontificia Università Lateranense
di Luca Marcolivio
ROMA, venerdì, 18 novembre 2011 (ZENIT.org) – A distanza di due anni dalla pubblicazione, l’enciclica Caritas in Veritate continua ad offrire spunti originali su numerosi temi. Uno di questi è quello relativo al cosiddetto “governo mondiale” di cui si è discusso stamattina alla Pontificia Università Lateranense.
Governance o governo? La Dottrina sociale della Chiesa di fronte alla sfide della globalizzazione e La Civitas nell’insegnamento di Benedetto XVI successivo alla Caritas in Veritate sono stati i temi discussi nel corso della terza sessione del convegno svoltosi tra ieri e oggi, dal titolo Il ruolo delle istituzioni alla luce dei principi di sussidiarietà, di poliarchia e di solidarietà.
La sussidiarietà, come ricordato nell’introduzione da monsignor Dario Viganò, preside dell’Istituto Pastorale "Redemptor Hominis2, è indicata da Benedetto XVI (Caritas in Veritate, n°57) è la strada maestra per un’autorità mondiale “poliarchica”, che abbia a cuore “il bene comune globale” e antidoto ad un “pericoloso potere universale di tipo monocratico”.
La poliarchia è qualcosa di equidistante sia dalla monarchia che dall’anarchia: essa, mai disgiunta dalla solidarietà e dalla sussidiarietà,  implica il confronto purché sempre nel perseguimento della verità, dalla quale non scaturiscono “né integrismo, né fondamentalismi, né tantomeno guerre di religione”. Lo ha spiegato monsignor Sergio Lanza, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e professore di Teologia Pastorale alla Lateranense.
Di seguito monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace si è soffermato sulla riforma del sistema monetario e finanziario internazionale alla luce della giustizia sociale globale. “La crisi stimola la nascita di una nuova era sotto il segno della responsabilità”, ha detto monsignor Toso.

Il presule ha poi fatto riferimento a quel passo della Caritas in Veritate (67) in cui il Papa sottolinea la necessità della creazione di una “vera Autorità politica mondiale”. Essa dovrà essere un organo con un “potere effettivo” e dotato di “forza morale”.
Il concetto di “autorità mondiale” non è quindi in contraddizione con la democrazia, come taluni sostengono, ma è davvero preposto alla realizzazione di una giustizia sociale globale.
La relazione del professor Stefano Zamagni, docente di economia politica all’Università di Bologna ha approfondito il rapporto tra pace e prospettive economiche. “A differenza di quanto sosteneva Hobbes – ha esordito Zamagni – la guerra non è uno stato permanente, quindi la pace è possibile”.
Due luoghi comuni sono ormai smentiti, secondo l’economista bolognese: il primo è quello per cui la pace è un processo spontaneo, determinato semplicemente dalla cessazione dei conflitti; il secondo è quello che sostiene che la globalizzazione e la libera circolazione delle merci favorirebbero automaticamente la pace. Gli attentati dell’11 settembre 2001, in particolare, sono la più clamorosa confutazione del secondo asserto.
Nemmeno il “pacifismo della testimonianza”, secondo Zamagni, è in grado di “agire in profondità sulle cause profonde della guerra, né di individuarne la natura”.
La vera strada è quella del “pacifismo istituzionale” con la creazione di vere “istituzioni di pace”.
Inoltre non sempre la produttività e la povertà hanno un rapporto inversamente proporzionale: la crisi attuale ci dimostra l’esatto contrario, richiamando l’attenzione sull’iniqua distribuzione delle ricchezze.

Altro aspetto analizzato da Zamagni è quello delle “esternalità pecuniarie”, un concetto assai sottovalutato, nonostante ne parlasse già Adam Smith ne La ricchezza delle nazioni. Altresì denominate poverty trap esse consistono nell’improvviso impoverimento di una parte della popolazione, a fronte del conseguito vantaggio da parte di un gruppo più ristretto.
L’esempio citato dal professor Zamagni, venne menzionato dall’antropologa francese Germaine Tillon che, a metà del secolo scorso, prese atto delle sopravvenute disuguaglianze socio-economiche in un piccolo villaggio dell’Algeria.
“Il giorno che fu costruita una strada asfaltata che conduceva fuori del paese, alcuni coltivatori di grano poterono riconvertire la loro attività nell’allevamento di bovini. Con il risultato che gli altri precipitarono nella miseria, non potendo né acquistare la carne (per loro troppo costosa), né il grano (di cui era terminata la produzione)”.
Una governance mondiale, secondo Zamagni, dovrebbe dare rappresentanza ai corpi intermedi e sdoganare, anche a livello di organizzazioni internazionali, il principio di sussidiarietà. Dovrebbe inoltre garantire una sorta di “consiglio di sicurezza” in materia economica e favorire un vero sviluppo all’interno dei paesi bisognosi, non il conferimento di semplici sussidi. “In parole povere significa dare lavoro alle persone, non l’elemosina”, ha spiegato l’economista.
Il processo di piena responsabilizzazione dell’individuo, infine, dovrebbe indurre le persone a non rendere conto soltanto – come asseriva Max Weber – delle conseguenze delle proprie azioni ma anche delle proprie omissioni.
Il riscatto dell’etica nell’economia è stato sostenuto anche da Claudio Bianchi, professore di Economia Aziendale all’Università La Sapienza, secondo il quale “etica è un sostantivo, non un aggettivo e dovrebbe avere valenza universale ed assoluta, altrimenti diventa vana l’opera di tutte le imprese no-profit e dell’intero terzo settore”.
http://www.zenit.org/article-28711?l=italian

Insomma, questi sommi sacerdoti se la suonano e se la cantano; dietro il dispiegarsi dei loro paroloni addomesticati come poliarchia e sussidiarietà questi eredi delle crociate e del Sacro Romano Impero vogliono farci accettare il fatto che un potere centralizzato mondiale non è in contraddizione con la democrazia. Nell'incontro si è parlato di iniqua distribuzione delle ricchezze e di impoverimento di una parte della popolazione, a fronte del conseguito vantaggio da parte di un gruppo più ristretto. Su questo punto siamo perfettamente d'accordo: non lo siamo però sul chi è l'artefice di tali iniquità; leggetevi infatti i nostri due post Chi è l'Uomo il più Ricco della Terra? e Le Finanze Vaticane e datevi una risposta da soli. Nell'incontro ci sono state poi le solite ipocrite sviolinate sull'etica e sullo sviluppo, etica e sviluppo che per costoro vanno sempre di pari passo con l'implementazione di un'autorità mondiale. 
Dalla lettura dell'articolo di Zenit si capisce molto bene che questa gente vuole farci la paternale, ci parla di etica e di forza morale, ma per costoro sarebbero perfette le parole di Gesù stesso quando afferma: "Perché stai a guardare la pagliuzza che è nell'occhio di un tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?" Infatti noi sappiamo che né etica e né sviluppo potranno mai esservi in un mondo dominato dai tentacoli delle finanze vaticane in ogni angolo del pianeta. Tanto per fare un esempio possiamo citare un articolo di peace reporter dal titolo Banca cattolica investe in armi, anticoncezionali e tabacco:

"La Chiesa cattolica si batte strenuamente da anni contro la guerra, contro l'uso della pillola anticoncezionale e per la salute dei cittadini, eppure il giornale Der Spiegel ha scoperto che la banca tedesca Pax ha investito migliaia di euro in società che vanno contro la sua stessa etica. In particolare, 580mila euro in azioni della "Bae Systems", società inglese produttrice di armi, 160mila euro nella pillola contraccettiva Wyeth e 870mila euro in partecipazioni in società di tabacco"
Di fronte a tali notizie ci chiediamo quale "Autorità mondiale con una forza morale" possa pretendere di avere la Chiesa di Roma. A tal proposito  è utile anche leggere un passo dal libro L'Oro del Vaticano di Claudio Rendina (pag. 52-53):

"Le finanze vaticane hanno conosciuto un nuovo periodo di splendore. Attualmente il patrimonio della Santa Sede è costituito dalle entrate di diocesi, missioni, congregazioni e ordini religiosi sparsi in tutto il mondo, dall'Obolo di San Pietro, nonché dai frutti  della vendita di monete e francobolli, dalle organizzazioni di pellegrinaggi e servizi turistici, dagli affitti e vendite delle proprietà immobiliari, dalla gestione dei musei, a ancora dai finanziamenti dello Stato Italiano. E la sua economia non è finalizzata ovviamente solo alle uscite, ma tende a svilupparsi con investimenti che interessano l'area euro per il 70% e il resto del mondo per il 30%. E gli investimenti riguardano obbligazioni e titoli azionari, concepiti a medio-lungo termine e indirizzati a società legate ad una economia reale. Ma va precisato che, venuti meno i depositi saltuari del denaro della gestione Marcinkus-Sindona-Calvi in paradisi fiscali bancari, è ancora oggi in atto il paradiso fiscale delle Isole Cayman, più specificamente segnalato nel capitolo Gli istituti economico-finanziari del Vaticano (v.).
Alla luce di questa situazione finanziaria e bancaria del Vaticano, suona piuttosto formale il messaggio che Benedetto XVI ha inviato il 6 ottobre 2008 in Vaticano all'apertura del sinodo internazionale dei vescovi dedicato alla Sacra Scrittura:"Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente, e tutte queste cose, che sembrano vere, in realtà sono di secondo ordine." Ma qui, al di la della finalità con cui il messaggio è rivolto a "chi costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi", il pensiero corre istintivamente allo IOR e alle passate gestioni, all'APSA e all'impegno tutto terreno di certe istituzioni della Santa Sede, alla quale ovviamente la Chiesa di Roma non può rinunciare. E alle parole del papa, riportate in un articolo di Marco Politi su "La Repubblica" del 7 ottobre 2008, fa eco Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, ma anche fervente valdese:"Se i destinatari del messaggio sono i poveri, francamente trovo quelle parole perfino imbarazzanti. Andateci a parlare con chi i soldi non ne ha , andategli a spiegare  che non servono, che conta la fede, che oggi stanno male ma domani si apre il regno dei cieli". E non è credibile peraltro che il messaggio fosse rivolto ai ricchi, ovvero ai "meccanismi dell'economia liberista", perché la dichiarazione sarebbe stata un autogol, implicando una critica alle stesse istituzioni sulle quali vive la Santa sede.
Ma quel tuonare del papa e la denuncia del deficit risultano un falso. Lo ha rivelato il 30 settembre 2008 un articolo di Robert Mickens, corrispondente romano per la rivista cattolica britannica "Tablet", intitolato ironicamente Church with a Midas touch; vi si denuncia che la Santa Sede, previdente, ha trasformato una parte dei suoi euro in investimenti bancari e in oro. In particolare circa 520 milioni di euro in titoli e azioni e quasi 19 milioni di euro in una tonnellata di lingotti d'oro. Logico quindi l'ironico commento del giornalista:"La roccia di Pietro, su cui è stata fondata la Chiesa, si è trasformata in una roccia di oro." Peraltro nel rendiconto si fa riferimento a proprietà in Italia, Svizzera, Francia e Inghilterra per un valore complessivo di 424 milioni di euro; senza contare che la sola Propaganda Fide ha proprietà, perlopiù in Italia, del valore di circa 53 milioni di euro."
Ricordiamo inoltre che Goldman Sachs è controllata dai gesuiti.
Per finire possiamo tranquillamente affermare che questa piovra finanziaria vaticana, con la sua immensa ricchezza, i paradisi fiscali in essere e i suoi tentacoli in tutto il mondo, è la responsabile prima della crisi economica mondiale; adesso questa stessa piovra, per mezzo dei suoi sommi sacerdoti nelle sue aule universitarie, ci propina la sua "etica" e la sua "morale" e vorrebbe rifilarci la sua "beata" soluzione di Governance Mondiale, parola che a noi fa solo venire in mente l'aspirazione al potere temporale che la Chiesa porta avanti da molto, troppo tempo. Invece della centralizzazione del potere in mano ad una singola Autorità Mondiale pensiamo che molti, se non quasi tutti i problemi, potrebbero essere eliminati con il perseguimento dei criminali che, in nome di Dio, hanno speculato e stanno speculando sulla nostra testa da duemila anni.

venerdì 18 novembre 2011

Mario Monti: niente di nuovo sotto il sole Vaticano

"Sia Monti che Draghi, come Ciampi, hanno conservato stili di vita e abitudini familiari assai simili nonché una solida fede, coltivata senza ostentazione, come insegnano i padri gesuiti."
Paolo Conti - Corriere della Sera -Mercoledì 16 Novembre 2011
segalato su Gesuitinews.it

Dopo aver letto i miei due post precedenti
I Gesuiti che in Italia allevano la classe dirigete compreso Mario Draghi e Mario Monti controllato dai Gesuiti, alcuni di voi, specie se laici, si staranno sicuramente chiedendo il perché così tanti personaggi della nostra classe dirigente siano legati in un modo o nell'altro alla Chiesa Cattolica Romana. La risposta è che purtroppo la democrazia in questo paese non è mai esistita e il diritto agli incarichi pubblici di prestigio pare essere riservato solo alla borghesia Cattolico Romana Gesuita, o a chi le stà simpatico, con poche eccezioni. Siamo sempre stati un paese a sovranità limitata. Quando noi popolino andiamo a votare un candidato, questo è già stato preselezionato per noi dalle gerarchie Vaticane e dai loro tentacoli all'interno delle segreterie di partito. Tanto per fare un esempio, quando andiamo a votare le alternative proposte sono sempre tra il cattolico "ribelle" Prodi, il credente Fassino e L'Unto dal Signore Vaticano Berlusconi. Quindi, per fare un esempio, i contendenti di destra-sinistra non si sognano mai di far pagare l'Ici sullo sterminato patrimonio immobiliare della Chiesa Cattolica per ridurre il deficit pubblico. Ovvero, ci aveva provato lo scorso settembre il deputato finiano Enzo Raisi, introducendo un odg sulla "revisione delle esenzioni fiscali di cui beneficia la Chiesa" ottenendo alla Camera 254 voti a favore, 185 contrari e 137 astenuti, con allegato un provvedimento per introdurre il pagamento dell'ici solo sui beni della Chiesa cattolica destinati ad attività economiche; l'odg chiedeva anche l’attivazione di un’attività diplomatica per convincere lo Ior (Istituto di Opere Religiose) ad aderire pienamente alla norme europee relative ad evasione ed elusione fiscale, frode e riciclaggio. Per carità! Questo ha scatenato le ire del Vaticano. Adesso il nuovo governo tecnico del Vaticano Monti promette la reintroduzione dell'Ici sulla prima casa, ma si guarda bene dall'applicarla ai beni della Chiesa, figuriamoci! Non sorprende che anche il governo Monti abbia il pieno sostegno di molti ambienti ecclesiastici. Non parliamo poi dell'otto per mille! Al di la del formale rito democratico delle elezioni, constatiamo un dominio Cattolico Romano per tutto il periodo della cosiddetta Repubblica Italiana. E' strano che né Paolo Barnard né Giulietto Chiesa né Claudio Messora rilevino ciò nelle loro attuali arringhe. A Barnard, che adesso afferma che vi è stato un golpe, vorremmo obiettare il fatto che il golpe in Italia c'è da quando è nata la Repubblica e le sue elezioni farsa. Inoltre, ciò che è accaduto ora con il governo tecnico non eletto del Cattolico Monti istruito dai Gesuiti è successo anche in passato; come riferito da LA STAMPA, è successo anche con il governo "quasi" tecnico del Cattolico Ciampi istruito dai gesuiti del «San Francesco Saverio» di Livorno (il suo governo "quasi tecnico" 1993-94 aveva 8 ministri e 20 sottosegretari DC); è successo con il governo "quasi" tecnico del "neolaicista tenero" Giuliano Amato, un uomo che, come riferiva nel 2006 il giornale "complottista" La Repubblica, è molto amato dai Gesuiti (il suo governo "quasi tecnico" 1992-93 aveva 12 ministri e 18 sottosegretari DC); 
ed infine è successo con il governo totalmente tecnico di Lamberto Dini nella XII legislatura, un governo che aveva, secondo il "complottista" corriere della sera, una lunga lista di esperti con l' ascendente cattolico; 
ora come allora i Poteri Forti della Chiesa si liberano degli orpelli elettorali e mandano i loro "tecnici" senza nemmeno il rito farsesco delle elezioni. In altre parole, quando il gioco si fa duro il Nazi-Vaticano continua a giocare come ha sempre fatto.
Però, come vediamo sul programma di propaganda televisivo Matrix di Canale 5, è meglio sbeffeggiare i fantomatici complotti della Spectre, o parlare dei cavalieri dell'apocalisse, piuttosto che denunciare la reale piovra Vaticana, attualmente estesa a tutto il mondo.
Piovra Vaticana che, ad esempio, secondo i giornali "complottisti" La Repubblica e il Guardian, chiede insistentemente un Nuovo Ordine Mondiale; un'Autorità Mondiale con un rafforzamento delle Nazioni Unite e una banca centrale mondiale come soluzione alla crisi da lei stessa creata; 
la democrazia dal basso e il potere dei popoli per la piovra Vaticana sono sempre stati degli inutili orpelli, da duemila anni; ci vuole quindi un'Autorità Mondiale, un Sacro Romano Impero Mondiale. Ma naturalmente anche questi sono giornali complottisti, complottisti del Sistema; e noi naturalmente ci abbeveriamo dalle fonti del "sistema" che vorremmo combattere. Quindi il Vaticano non ha mai chiesto un Nuovo Ordine Mondiale, ce lo siamo inventato noi leggendolo su Repubblica Economia & Finanza!
Questi giornali però si limitano a riportare una notizia che proviene dal Vaticano stesso, probabilmente teorico del complotto egli stesso:

Per finire due citazioni. Forse chi di voi ha studiato nelle scuole pubbliche non l'avrà mai appreso, ma leggete ad esempio cosa sta scritto in un libro "complottista ante litteram" dato alle stampe nel 1857 dal titolo Secret Instructions of The Jesuit: 


"Essi fecero per secoli esattamente ciò che stanno ora cercando di fare negli Stati Uniti. Essi hanno influito immensamente nell'insegnamento. Tutti gli altri non sapevano nulla. Andarono in incognito nei regni e negli stati protestanti. Crearono scuole; o guadagnavano cattedre universitarie e poltrone professionali. Conquistarono i giovani alla loro causa...Le loro fatiche si estendevano ad ogni papato e ad ogni Regno e Stato protestante in Europa e in Sud America, dove furono la principale causa di tutte queste convulsioni nazionali e spargimenti di sangue, al fine di ostacolare e far cadere tutto il repubblicanesimo [Protestante, non comunista]. Essi sono anche i più attivi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, dove, più che in tutte le altre nazioni, sono i più ansiosi di vincere, arruolandole al papismo..."

Sezione III. "Fate in modo che re  e principi si attengano al seguente principio: che la fede cattolica, come questione attuale, non può sussistere senza il potere civile, che però dovrà essere gestito con la massima discrezione. In questo modo i nostri membri opereranno in favore di persone nella più alta carica di governo e di conseguenza saranno ammessi nei loro Consigli più segreti."

Adesso vi lascio all'articolo "Mario e i suoi fratelli (cattolici)" del "complottista vaticano" Andrea Tornielli di Vatican Insider:


Ecco la pattuglia dei ministri dell'esecutivo Monti che godono di un alto gradimento da parte dei vescovi italiani e del Vaticano

Andrea Tornielli

CITTA' DEL VATICANO

Alla vigilia del «conclave» di Todi, Dino Boffo, direttore di Tv2000, l’emittente della Cei, intervistato sull’impegno in politica di personalità del mondo cattolico, aveva lanciato tre nomi in grado di dare un contributo alla società italiana. Due di questi, Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi, sono entrati ieri nel governo guidato da Mario Monti.


Della pattuglia cattolica nel nuovo esecutivo, Ornaghi è certamente il ministro più organico a Santa Romana Chiesa. Politologo, allievo del padre nobile della Lega Gianfranco Miglio, presidente dell’Authority sul volontariato per volere dell’allora ministro del welfare Roberto Maroni nel 2001, Ornaghi – nato a Villasanta, nel monzese, classe 1948 – è alla guida dell’Università Cattolica dal 2002. Vicino al cardinale Camillo Ruini e impegnato nel Progetto culturale della Chiesa italiana, ha segnato il cambiamento degli equilibri nell’ateneo fondato da padre Gemelli riportandone le redini nelle mani dei vertici dell’episcopato. Il nuovo ministro dei Beni culturali è un uomo riservato e accorto, che non si è mai sovraesposto, nonostante il ruolo di rettore. Un tipico rappresentante «dell’Italia sanamente moderata», lo definisce un amico di lungo corso. Oltre che su un filo diretto con il cardinale Angelo Bagnasco è ben introdotto Oltretevere. Prima di accettare, ha chiesto un consiglio anche ai collaboratori più vicini a Benedetto XVI. La sua destinazione iniziale doveva essere quella alla Pubblica istruzione, ma sembra che un veto sia venuto da ambienti universitari.


Il ruolo di ministro dei Beni culturali lo fa uscire in anticipo dal rettorato, dove non sarebbe comunque potuto più essere rieletto, essendo già al terzo mandato. Ornaghi, che ieri mattina si era accomiatato dai suoi studenti preannunciando l’incarico, notizia subito rilanciata via Twitter,  ha affiancato negli ultimi mesi il cardinale Dionigi Tettamanzi nella resistenza al tentativo messo in atto dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone di cambiare i vertici dell’Istituto Toniolo, la «cassaforte» della Cattolica.


In Vaticano, come pure ai vertici della Conferenza episcopale italiana si guarda con «attenzione e benevolenza» all’impegno di Monti. «Una bella squadra alla quale auguro buon lavoro», ha commentato il cardinal Bertone.


Nella nuova compagine governativa ci sono tre ministri che sono stati protagonisti a Todi: Ornaghi, Riccardi e Corrado Passera. Sono cattolici anche Francesco Profumo (Pubblica istruzione), Paola Severino (Giustizia), Piero Gnudi (Turismo e sport). E nell’esecutivo è rappresentata in modo significativo anche l’anima cattolico-democratica, con il nuovo ministro della Sanità, Renato Balduzzi, in cattedra alla Cattolica da un anno, che si vede assegnato un dicastero certamente più importante di quello attribuito al suo rettore.


Balduzzi, già presidente del Meic (un tempo «Laureati cattolici») è stato consigliere del ministro Bindi nonché estensore del disegno di legge sui Dico, per il riconoscimento delle coppie di fatto e omosessuali. Nel delicato «risiko» cattolico, la presenza di Balduzzi è stata letta in qualche ambiente della Cei come una risposta per controbilanciare la presenza dei protagonisti di Todi.


A mezza voce qualche alto ecclesiastico fa notare pure che il governo è molto «nordista» e molto «bancario». Ma è stata indubbiamente apprezzata, negli ambienti ecclesiali al di qua e al di là del Tevere, la scelta di non inserire nella lista personalità che si sono pubblicamente attestate sulle posizioni più distanti da quelle del mondo cattolico in materia di bioetica, come ad esempio Umberto Veronesi.

venerdì 11 novembre 2011

Mario Monti controllato dai Gesuiti


Cari lettori di questo blog, vi starete forse chiedendo se l'uomo del momento, il candidato premier e novello senatore a vita Mario Monti (nominato dal fautore del Nuovo Ordine Mondiale Giorgio Napolitano), sia stato istruito dai Gesuiti.
Certo che si!
Messaggio a tutti coloro che stanno festeggiando la dipartita di Berlusconi (messo al potere dal Vaticano): stiamo cadendo dalla padella alla brace. A Monti dell'Italia non gliene frega niente. Monti è uno dei peggiori globalisti in circolazione.
Gli ideali di Monti e la sua formazione sono sempre stati quelli della distruzione delle nazioni e della lode alla Governance Globale Vaticano-Gesuita; mi si rizzano i capelli solo al pensiero di come egli potrà ridurre il nostro paese. Lui ha altri referenti, non certo gli elettori di una nazione sovrana come l'Italia. Dopo il mio post "I Gesuiti che in Italia allevano la classe dirigente, compreso Mario Draghi", dove citavo due articoli del corriere.it che parlavano di molti nomi eccellenti del panorama italiano istruiti dai Gesuiti, compreso Mario Draghi, vi propongo adesso la lettura di un altro articolo, sempre del corriere.it, dal titolo "Fassino, ma anche Rutelli, Dell' Utri e Monti Tutti a scuola dai gesuiti. Compreso Castro", in cui scopriamo che molti altri protagonisti del panorama politico ed economico italiano sono stati allevati dai Gesuiti.

Questo articolo è contornato dalla solita propaganda buonista che serve a sviare dalla comprensione dei reali scopi dell'educazione Gesuita (l'ipocrisia gesuitica si esprime in frasi del tipo: "Forte è il richiamo verso i problemi delle minoranze - spiega padre Bartolomeo Sorge."); in esso scopriamo, tra gli altri, i nomi di Carlo Azeglio Ciampi (ex capo della Banca d'Italia ed ex Presidente della Repubblica), Francesco Rutelli, Marcello Dell'Utri, Giuseppe de Rita, Piero Fassino, Gianni de Gennaro, Luca di Montezemolo, Luigi Abete, Massimo Moratti, Leoluca Orlando, Gabriele Albertini e, appunto, Mario Monti. Quindi constatiamo che i Gesuiti hanno educato l'intero spettro politico italiano di destra e sinistra. Alcuni nomi erano già citati nel precedente post, altri no. L'articolo cita anche Castro:"Nessuno sospetterebbe che Fidél Castro è un prodotto del liceo Belén dei gesuiti all' Avana". Beh, noi di nwo-truthresearch ce ne siamo accorti già da un po.
Nell'articolo si dice che Mario Monti, Presidente dell'Università Bocconi, si è diplomato alla scuola dei Gesuiti Leone XIII, la scuola dell'alta borghesia milanese. 

Sul sito web del Leone XIII viene rimarcato che Monti è un ex-alunno

Maturità 1961 della classe B del Liceo Classico Leone XIII: quello cerchiato in rosso è Mario Monti


Adesso andiamo avanti nella biografia di Monti.
Monti ha conseguito la specializzazione all'Università di Yale, quell'Università dove ha sede la Skull and Bones.
Monti è stato eletto Presidente Europeo della Commissione Trilaterale nel 2010. Per chi non lo sapesse, la Commissione Trilaterale è una delle massime organizzazioni globaliste che riunisce l'élite statunitense, europea e nipponica. Essa fu fondata nel 1973 dal Cavaliere di Malta David Rockefeller e dal massone Zbigniew Brzezinski (Bilderberg, CFR). La Commissone Trilaterale si batte da decenni per una riduzione della democrazia e per l'instaurazione di un governo mondiale. 


Mario Monti fa parte del Comitato Direttivo del Gruppo Bilderberg, altro gruppo globalista, i cui meeting sono riservati; anche questo gruppo lavora per un governo mondiale. Il Gruppo Bilderberg è stato fondato dall'istruito dai Gesuiti Joseph Retinger e dal Principe Bernardo d'Olanda, un Ufficiale delle SS naziste e Cavaliere di Malta al servizio del Vaticano-Gesuiti.


Mario Monti fa parte del Comitato Esecutivo dell'Istituto Aspen, altro think tank non democratico la cui missione è l'internazionalizzazione politica, economica e culturale e la globalizzazione. Il metodo antidemocratico dell'Aspen è anche sbandierato nel loro sito, infatti leggiamo che "Il 'metodo Aspen' privilegia il confronto ed il dibattito 'a porte chiuse'... in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva.". All'Aspen appartengono politici sia di destra che di sinistra. Nel comitato esecutivo troviamo affiancati nomi come quelli di Romano Prodi, Giulio Tremonti, Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Giuliano Amato, tanto per fare un esempio; per usare le parole di Gaber: ma cos'è la destra? Cos'è la sinistra?.  


La branca italiana dell'Istituto Aspen è stata fondata da Gianni Letta, Gentiluomo di Papa Benedetto XVI, l'unico politico italiano al quale è stato concesso di entrare in uno dei "club" più esclusivi del mondo, per secoli riservato alla nobiltà papalina. Gianni Letta è anche Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Città del Vaticano).

Dal 2005 Monti è Consulente Internazionale per la famigerata Goldman Sachs dei Gesuiti e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute. Tempo fa Papa Benedetto XVI disse che "la Goldman Sachs stà compiendo l'opera di Dio".

L'articolo del corriere, che riportiamo sotto, afferma anche:

"La scuola gesuita è una mamma che coccola i suoi virgulti per la vita intera. Li tiene legati a sé con associazioni di ex alunni ramificate in tutto il mondo. Celebrano insieme anniversari, fanno congressi."
Se Mario Monti è arrivato dove è arrivato non c'è alcun dubbio che la "mamma gesuita che coccola i suoi virgulti per la vita intera" ha fatto molto bene il suo dovere.



IL CASO

Fassino, ma anche Rutelli, Dell' Utri e Monti Tutti a scuola dai gesuiti. Compreso Castro

Fassino è in buona compagnia. Le scuole dei gesuiti hanno forgiato uomini politici, banchieri, industriali. Molti bei nomi della classe dirigente italiana hanno affinato il cervello con il severo metodo di Sant' Ignazio, che unisce l' asprezza del combattente alla disciplina degli esercizi spirituali. Il più illustre allievo dei padri gesuiti siede sul supremo colle, il presidente Ciampi. Un laico, nell' immagine popolare. In realtà anche lui, come Fassino, rivelò in un' intervista la sua fede. Abbiamo appreso dalle sue parole che prega e va regolarmente a messa. Non se ne meraviglia Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, ex studente del Massimo, istituto dei gesuiti a Roma. «Ci impegniamo nel mondo, ma la nostra religiosità, la fede interiore non ci abbandona». Ne è la prova il leader della Margherita Francesco Rutelli, che è entrato in politica come radicale accanto a Pannella, un laico che più laico non si può, ma poi ha sentito il richiamo dell' educazione gesuita, ha confessato la sua fede, e ha voluto celebrare il matrimonio in chiesa. Chi studia dai gesuiti spesso esce con idee di sinistra. «Forte è il richiamo verso i problemi delle minoranze - spiega padre Bartolomeo Sorge -. Anche i figli di buone famiglie da noi si appassionano ai drammi degli emarginati sociali e sviluppano una passionalità che li guida poi nella vita civile». De Rita segnala un altro connotato, ed è la fedeltà. «Siamo straordinariamente fedeli all' impegno che ci siamo assunti». Come una missione. Un esempio di fedeltà è Gianni De Gennaro, sempre nella polizia, fino a diventarne il capo. Specialità dei gesuiti è formare sfruttando al massimo le qualità di ogni allievo. Ne possono sortire risultati davvero sorprendenti. Lo scrittore James Joyce, dopo aver subito le angherie degli insegnanti, poi li fece neri nelle sue opere. Il generale Jaruzelski, che dominò la Polonia negli anni Ottanta, ebbe un caratteraccio. Nessuno sospetterebbe che Fidél Castro è un prodotto del liceo Belén dei gesuiti all' Avana. Un figlio degenere può capitare, ma mai come il mangiapreti Voltaire, frutto del liceo Louis-le-Grand di Parigi. La scuola gesuita è una mamma che coccola i suoi virgulti per la vita intera. Li tiene legati a sé con associazioni di ex alunni ramificate in tutto il mondo. Celebrano insieme anniversari, fanno congressi. In Italia gli istituti sono distribuiti sapientemente nei centri nevralgici. A Roma il Massimo ha sfornato scienziati come Enrico Medi, Pierluigi Nervi, genio dell' architettura, il manager Luca di Montezemolo. E poi l' imprenditore Luigi Abete, il direttore generale del Tesoro Mario Draghi, il rappresentante dell' Onu Steffan de Mistura. In Rai siede il consigliere d' amministrazione Marco Staderini, dell' Udc. Rinomati sindaci recano l' impronta della scuola ignaziana, Gabriele Albertini a Milano, due ex a Roma, Salvatore Rebecchini e Amerigo Petrucci, e Leoluca Orlando a Palermo, da tempo risucchiato nell' ombra. Nel capoluogo siciliano hanno ricevuto l' imprinting gesuitico anche Marcello Dell' Utri ed Enrico La Loggia, entrambi di Forza Italia. Milano vanta allievi di prestigio, dal presidente dell' Inter Massimo Moratti, all' economista Mario Monti. Prima di loro il Leone XIII aveva istruito Cesare Merzagora, ex presidente del Senato. Gloria dell' istituto Sociale di Torino è adesso Fassino, ma in precedenza vi hanno sgobbato sui libri l' ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, Giovanni Conso, per un breve periodo ministro della Giustizia, ed Edgardo Sogno. I gesuiti sono riusciti a piazzare nel recente passato perfino un papa, Giovanni Battista Montini, Paolo VI, che respirò aria devota nel collegio Arici di Brescia. Lo stesso in cui si è acculturato l' ex senatore leghista Vito Gnutti. 
Marco Nese 
ALLIEVI FAMOSI: VOLTAIRE
Voltaire, filosofo illuminista e scrittore, fu mandato a studiare dai gesuiti all' età di 10 anni: frequentò il rinomato liceo Louis-le-Grand di Parigi . FIDEL CASTRO Il «lìder máximo» cubano Fidél Castro fu allievo della famosa scuola gesuitica Belén di L' Avana, dove si distinse per la brillante capacità di argomentazione. MARGHERITA. Entrambi allievi dei gesuiti: iI leader della Margherita Francesco Rutelli e l' ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando. FORZA ITALIA. Frequentarono le scuole ignaziane anche Gabriele Albertini a Milano e Marcello Dell' Utri a Palermo
Nese Marco
Pagina 15
(29 settembre 2005) - Corriere della Sera
Leggi anche:

Chi è Mario Monti? Una semplice spiegazione sul pericolo che rappresenta per l'Italia questo nuovo presidente del consiglio

Leone XIII: il papa speculatore a cui è stata intitolata la scuola dove ha studiato Goldman Sachs Monti

 

giovedì 10 novembre 2011

Il Programma dei Cavalieri di Malta

Di James Daughterty
Newsgroup
del sito web Cephas Ministry/Library
traduzione e approfondimenti di: http://nwo-truthresearch.blogspot.com


Da:"An Encyclopedia of Freemasonry and Its Kindred Sciences," etc. di Albert G. Mackey, M.D., Trentatreesimo Grado, Volume I, pubblicato dalla Masonic History Company, Chicago, New York, & London, 1925, Volume Uno, pp. 392-95:


"Questo ordine, che in diversi momenti nel corso della sua storia ha ricevuto i nomi di Cavalieri Ospitalieri, Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, Cavalieri di Rodi e, infine, Cavalieri di Malta, fu uno dei più importanti tra gli ordini cavallereschi militari e religiosi che presero vita durante le Crociate e che furono istituiti per il recupero della Terra Santa. Deve la sua origine agli Ospitalieri di Gerusalemme, quell'Ordine interamente religioso e caritatevole che fu istituito a Gerusalemme nel 1048 dai pii mercanti di Amalfi per il soccorso dei pellegrini latini poveri e in difficoltà..."[grossa sezione sulla sua storia di oltre nove secoli]

"L'Organizzazione dell'Ordine, nei suoi giorni di prosperità, era molto complicata, condividendo sia un carattere monarchico che repubblicano. Sopra di tutti presiedeva un Gran Maestro, che, pur investito di ampi poteri, era ancora controllato dall'azione legislativa del Settore Pubblico..."


"...Ora ci sono due corpi, uno Cattolico e l'altro Protestante, ma ognuno ripudia l'altro..."


"Il titolo di Cavaliere di Malta viene conferito negli Stati Uniti come "un ordine accessorio" all'interno di una carica di Comandante dei Cavalieri Templari. C'è un rituale collegato al titolo, ma molto pochi sono in possesso di esso, ed esso è generalmente comunicato dopo che il candidato è stato nominato Cavaliere Templare .."

[Fine della citazione]
I Cavalieri di Malta sono le milizie del Papa e hanno giurato totale obbedienza attraverso un giuramento di sangue che viene preso molto sul serio fino alla morte. Il Papa, come capo del Vaticano, è anche capo di una potenza nazionale straniera.
Questo non ha praticamente nulla a che fare con la religione Cattolica Romana e tutto ha a che fare con l'essere un partecipante di uno dei quattro maggiori "organismi-attori" per il dominio del mondo; gli attori sono:

Massoneria britannica

Massoneria francese

Sionismo internazionale

Vaticano

[All'elenco mancano i Gesuiti, ndr]


Come membro dei Cavalieri di Malta e in virtù del tuo giuramento di sangue di obbedienza al Papa, tu sei tenuto a sostenere fino alla morte i desideri del capo dell'Ordine dei Cavalieri di Malta - in questo caso Papa Giovanni Paolo II
[ e adesso Benedetto XVI, ndr] - e questo avviene al di là di qualsiasi altra alleanza che puoi sentire o fingere di sentire nei confronti di qualsiasi altra fedeltà - come la fedeltà alla Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Coloro che attualmente sono membri dei Cavalieri di Malta devono, pena la morte, sostenere le politiche che sono sostenute dal Vaticano [e dai Gesuiti, ndr]. Non è difficile per loro farlo.
Essi credono in queste politiche e in questi principi.
Le politiche che sono abbracciate a proclamate da Papa Giovanni II [ e adesso da Benedetto XVI, ndr] sono le seguenti:

  1. FINE DELLA SOVRANITÀ  NEGLI STATI UNITI E NEGLI ALTRI PAESI.        
  2. FINE DEI DIRITTI DI PROPRIETÀ ASSOLUTA.
  3. FINE DI TUTTI I DIRITTI DI POSSEDERE ARMI.
  4. NUOVO ORDINE ECONOMICO INTERNAZIONALE (GOVERNO MONDIALE).
  5. REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA E DEI POSTI DI LAVORO.
  6. CHIEDERE ALLE NAZIONI DI AVERE FIDUCIA NELLE NAZIONI UNITE.                 
  7. DISARMO TOTALE.          
  8. PROMUOVERE LE NAZIONI UNITE COME SPERANZA PER LA PACE.
  9. PROMUOVERE L'UNESCO, IL BRACCIO EDUCATIVO E CULTURALE MORTALE DELLE NAZIONI UNITE. [LEGGI ANCHE IL DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALL'UNESCO, ndr]             
  10. PROMOZIONE DELL'INTERDIPENDENZA.  
  11. SUPPORTO E SOSTEGNO A PADRE PIERRE TEILHARD DE CHARDIN - IL SACERDOTE UMANISTA NEW AGE.                                               
  12. SOSTENERE LA CONVINZIONE CHE I PRINCIPI ECONOMICI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA TRADIZIONE CRISTIANA O CATTOLICA SONO I PRINCIPI ECONOMICI DEL COMUNISMO.   
  13. PROMUOVERE IL PAPA COME ATTORE INTERMEDIARIO TRA GLI STATI UNITI E L'UNIONE SOVIETICA.                                  

[nota nwo-truthresearch: I link ipertestuali sono un'aggiunta di nwo-truthresearch e siete invitati a studiarli per constatare la veridicità storica e fattuale di ogni punto. Se alcuni punti, presi singolarmente, possono essere condivisibili, come ad esempio quello della fine del diritto alla detenzione di armi e il disarmo totale delle nazioni, ci sono da fare due considerazioni:
1) E' la solita ipocrisia Vaticana del predicare bene e del razzolare male
.

2) Vi invitiamo anche ad inquadrarli dalla prospettiva secondo cui il disarmo dei singoli e delle nazioni deve essere portato avanti in vista dell'accentramento del potere globale nelle mani di una Singola Entità Luciferina.

Inoltre ricordiamo che la Guerra Fredda fu un inganno colossale gestito da Roma e in questo articolo Phelps afferma: "Ricorda, uno dei principali obiettivi dell'imposizione della Bufala della Guerra Fredda sulle nazioni apostate Bianco Protestanti dell'Occidente è perché questa doveva servire come giustificazione per la costruzione dell'Apparato di Sicurezza Nazionale dell'Impero Americano - per essere usato, in ultima analisi, contro gli americani, non i russi. Nessuna Guerra Fredda; tutti gli edifici della Comunità di Intelligence Internazionale Vaticana erano segretamente destinati alla repressione del vero nazionalismo e alla successiva sottomissione di tutte le nazioni sovrane al Potere Temporale del Papa di Roma."
]


I membri delle società segrete nei livelli alti del potere politico ed economico - se non i reali decisori - sono di PROPRIETÀ di altri.
Essi sono compromessi nella libertà della propria volontà. Hanno scelto di credere a ciò in cui credono. E Buchanan non è un decisore. Egli è un membro in servizio a quell'Ordine e sotto l'obbedienza totale e completa verso le ambizioni politiche del Vaticano; lo SMOM è la milizia del Papa. In tempi in cui il Papa è minacciato i mercenari svizzeri che proteggono il Vaticano sono dismessi e i Cavalieri di Malta prendono il posto come milizia d'élite e guardiani del Santo Padre.
I Cavalieri di Malta hanno anche giurato di abbandonare  immediatamente tutto e tutti e affrettarsi ad aiutare il Papa, qualora venissero chiamati.
Essi sono vincolati dall'obbedienza assoluta e totale al Papa e a rinunciare a tutti gli altri doveri o obblighi di sorta. Ora avete capito che non sto parlando ai Cattolici qui...nessun Cattolico Americano, che io sappia, deve fedeltà incondizionata a qualsiasi potenza straniera o al Papa attraverso qualsiasi giuramento di sangue di qualsiasi tipo...e nessun Cattolico Americano, che io sappia, porta un passaporto diplomatico di una nazione straniera.
Potrebbe un tale uomo servire come nostro Presidente quando il Papa sta apertamente chiedendo un nuovo governo mondiale e ha dichiarato che sarà il capo del governo entro il 2007?
Bob Dole
è un massone del 33°grado del Rito Scozzese, Giurisdizione del Sud.
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