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lunedì 27 agosto 2012

I Privilegi della Compagnia di Gesù

di Edmond Paris
estratto del libro The Secret History of the Jesuits, pag. 28-30
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.it



Dopo il 1558, Lainez, il sottile stratega del Concilio di Trento, fu fatto generale della Congregazione, con il potere di organizzare l'Ordine per come egli fosse ispirato. Le "Dichiarazioni" che lui stesso compose con Salmeron, furono aggiunte alle "Costituzioni" per formare un commentario; esse accentuarono ancor più il dispotismo del generale eletto a vita. Un procuratore ammonitore e degli assistenti, residenti anch'essi a Roma, lo aiuteranno generalmente per amministrare l'Ordine diviso in cinque congregazioni: Italia, Germania, Francia, Spagna, Inghilterra e America. Queste congregazioni furono esse stesse divise in Province che raggruppavano le varie strutture dell'Ordine. Solo l'ammonitore (o sorvegliante) e gli assistenti sono nominati dalla Congregazione. Il generale nomina tutti gli altri funzionari, promulga le ordinanze che non devono modificare le Costituzioni, amministra la ricchezza dell'Ordine secondo i suoi propri desideri e dirige le attività per le quali egli è responsabile solo verso il Papa.
A questa milizia, così strettamente nelle mani del suo capo e che aveva bisogno della massima autonomia per rendere efficaci le proprie azioni, il Papa concesse privilegi che possono apparire esorbitanti ad altri Ordini religiosi.
Con le loro Costituzioni i Gesuiti erano esentati dalla regola di clausura, che era applicata alla vita monastica in generale. Infatti, essi sono monaci che vivono "nel mondo" e, verso l'esterno, nulla li distingue dal clero secolare. Ma, contrariamente a questo e ad altre Congregazioni religiose, essi non sono soggetti all'autorità del vescovo. Già nel 1545, una bolla di Paolo III permise loro di predicare, confessare, dispensare i sacramenti e dire la messa; in breve, esercitare il loro ministero senza dover fare riferimento al vescovo. La celebrazione del matrimonio è l'unica cosa che non sono autorizzati a fare.
 
Paolo III
Essi hanno il potere di concedere l'assoluzione, cambiare i voti agli altri, di modo che questi siano più facili da soddisfare, e, addirittura, annullarli.
Il Sig. Gaston Bally scrive:

"Il potere del Generale riguardante l'assoluzione e le deroghe è ancora più ampio. Egli può abolire ogni punizione inflitta ai membri della Società, prima o dopo che essi siano entrati nell'Ordine; assolvere tutti i loro peccati, anche il peccato di eresia e scisma, la falsificazione degli scritti apostolici, ecc..."

"Il Generale assolve, di persona o tramite un delegato,
lo stato infelice derivante dalla scomunica, sospensione e interdizione, a tutti coloro che sono sotto la sua obbedienza, a condizione che tali censure non siano state inflitte per eccessi così enormi che altri, accanto al tribunale papale, ne siano a conoscenza. Egli assolve anche dall'irregolarità di emissione, dalla bigamia, dalle ingiurie fatte ad altri, dall'omicidio, dall'assassinio...finché tali atti malvagi non siano diventati di dominio pubblico e causa di scandalo."(19)
 
Infine, Gregorio XIII conferì alla Compagnia il diritto di trattare nel commercio e nel sistema bancario, un diritto a cui essa fece ampiamente ricorso in seguito. Queste deroghe e poteri senza precedenti furono pienamente garantiti loro. 
Gregorio XIII
"I papi chiedevano anche ai Principi e ai Re di difendere questi privilegi; essi minacciavano con la grande scomunica 'latae sententiae' tutti coloro che avrebbero cercato di violarli. Nel 1574, una bolla di Pio V diede al Generale il diritto di ripristinare questi privilegi ai loro scopi originali, contro ogni tentativo di alterarli o ridurli, anche se tali decurtazioni erano autorevolmente documentate dalla revoca papale...[nota di nwo-trutresearch: Pio V morì nel 1572, pertanto non poté emettere una bolla nel 1574; possiamo solo immaginare che nel 1574 fu attuata una bolla emessa precedentemente alla morte di Pio V; oppure è sbagliata la data della bolla; altra ipotesi è che la bolla fu emessa invece da Gregorio XIII, che confermerebbe il preambolo di Edmond Paris.]
Con la concessione ai Gesuiti di tali privilegi esorbitanti, che vanno contro la costituzione antiquata della Chiesa, il Papato non solo voleva fornire loro delle armi potenti per combattere gli 'infedeli', ma, soprattutto, usarli come una guardia del corpo per difendere il suo potere illimitato nella Chiesa e contro la Chiesa."
"Per preservare la supremazia spirituale e temporale che essi usurparono durante il Medioevo, i papi vendettero la Chiesa all'Ordine di Gesù, arrendendosi, di conseguenza, nelle loro mani...Se il papato fu sostenuto dai Gesuiti, l'intera esistenza dei Gesuiti dipendeva dalla supremazia spirituale e temporale del papato. In tal modo, gli interessi di entrambe le parti furono intimamente legati assieme."(20)
Ma questa corte selezionata necessitava di ausiliari segreti per dominare la società civile: questo ruolo cadde su quelli che erano collegati alla Compagnia denominata Gesuiti. "Molte persone importanti furono collegate così alla Società: gli Imperatori Ferdinando II e Ferdinando III, Sigismondo III, re di Polonia, che ebbero ufficialmente legami con la Compagnia; il Cardinale Infante, un duca di Savoia. E questi non furono i meno vantaggiosi".(21)
Oggi è lo stesso; i 33.000 membri ufficiali della società operano in tutto il mondo in qualità di soldati, ufficiali di un vero esercito segreto che contiene nei suoi ranghi capi di partiti politici, alti funzionari, generali, magistrati, medici, docenti di Facoltà, ecc., e tutti cercano di portare, nel proprio ambito, "l'Opus Dei", il lavoro di Dio, in realtà i piani del papato.


dallo stesso libro:
Ignazio di Loyola
Gli Esercizi Spirituali di Loyola
La Fondazione della Compagnia di Gesù e lo Spirito dell'Ordine
Le missioni dei Gesuiti in India, Giappone e Cina 



domenica 26 agosto 2012

La Fondazione della Compagnia di Gesù e lo Spirito dell'Ordine

di Edmond Paris
estratto del libro The Secret History of the Jesuits, pag. 23-27
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.it



La Fondazione della Compagnia di Gesù

"La Compagnia di Gesù" fu costituita nel Giorno dell'Assunzione del 1534, nella cappella di Notre-Dame de Montmartre. Ignazio aveva allora 44 anni. Dopo la comunione, l'animatore e i suoi compagni promisero di andare in Terra Santa non appena i loro studi fossero finiti, al fine di convertire gli infedeli. Ma l'anno successivo li troviamo a Roma, dove il Papa, che a quel tempo stava organizzando una crociata contro i Turchi insieme all'Imperatore Tedesco e alla Repubblica di Venezia, mostrò loro quanto fosse impossibile il loro progetto a causa di essa. Così Ignazio e i suoi compagni si dedicarono al lavoro missionario in terre cristiane; a Venezia il suo apostolato risvegliò di nuovo i sospetti dell'Inquisizione. La Costituzione della Compagnia di Gesù fu finalmente redatta e approvata a Roma da Paolo III nel 1540, e i gesuiti si metterono a disposizione del Papa, promettendogli obbedienza incondizionata.
Loyola con Paolo III
L'insegnamento, la confessione, la predicazione e l'opera di carità furono il campo d'azione di questo nuovo Ordine, ma non furono escluse le missioni all'estero, in quanto, nel 1541, Francesco Saverio e due compagni lasciarono Lisbona per andare ad evangelizzare l'Estremo Oriente. Nel 1546 fu lanciato il lato politico della loro carriera, quando il papa scelse  Lainez e Salmerón per rappresentarlo al Concilio di Trento in qualità di "teologi pontifici". Il Sig. Boehmer  scrive:"Allora l'Ordine fu impegnato dal Papa solo su base temporanea. Ma esso eseguì le sue funzioni con tanta prontezza e zelo che, già sotto Paolo III, esso si era impiantato con fermezza in tutti i tipi di attività prescelte e vinse la fiducia della Curia per tutto il tempo".(12d)
Questa fiducia fu pienamente giustificata; i gesuiti, e Lainez in particolare, insieme con il loro devoto cardinale Morone, durante le tre sessioni del Concilio, che terminarono nel 1562, divennero i combattenti astuti e instancabili dell'autorità pontificia e dell'intangibilità del dogma. 
Il Concilio di Trento
Con le loro manovre e dialettica intelligenti essi riuscirono a sconfiggere l'opposizione e tutte le pretese degli "eretici", compreso il matrimonio dei preti, la comunione con i due elementi, l'uso della lingua volgare nei servizi e, in particolare, la riforma del papato. Fu accolta all'ordine del giorno solo la riforma dei conventi. Lainez stesso, con un energico contrattacco, appoggiò l'infallibilità pontificia che fu promulgata tre secoli dopo dal Concilio Vaticano.(13) Grazie alle salde azioni dei Gesuiti la Santa Sede uscì rafforzata dalla crisi nella quale era quasi affondata. I termini scelti da Papa Paolo III per descrivere, nella sua Bolla di Autorizzazione, questo nuovo Ordine, furono ampiamente giustificati: "Regimen Ecclesiae militantis".
Sviluppando sempre più lo spirito di combattimento, col passare del tempo, accanto alle missioni all'estero, le attività dei figli di Loyola iniziarono a concentrarsi sulle anime degli uomini, soprattutto tra le classi dirigenti. La politica era il loro principale campo d'azione, in quanto tutti gli sforzi di questi "amministratori"  si concentravano in un unico obiettivo: la sottomissione del mondo al papato, e per raggiungere questo dovevano essere conquistate per prima le "teste". E per realizzare questo ideale? Due armi molto importanti: essere i confessori dei potenti e di quelli altolocati ed educare i loro figli. In questo modo, il presente sarà sicuro mentre sarà preparato il futuro. La Santa Sede si rese presto conto della forza che avrebbe portato questo nuovo ordine. In un primo momento il numero dei suoi membri fu limitato a 60, ma questa restrizione fu prontamente revocata. Quando Ignazio morì, nel 1556, i suoi figli lavoravano tra i pagani in India, Cina, Giappone, e nel Nuovo Mondo, ma anche e soprattutto in Europa: Francia, Germania meridionale e occidentale - dove combatterono contro l' "eresia" - Spagna, Portogallo, Italia e anche in Inghilterra, raggiunta mediante l'Irlanda. La loro storia, piena di vicissitudini, diventerà una quella di una rete "Romana" che essi cercheranno costantemente di diffondere nel mondo, i cui collegamenti saranno eternamente strappati e riparati.

(l2d)  H. Boehmer, op.cit., pp.47-48.
(13) Vatican Council (1870).

Lo Spirito dell'Ordine


"Non dimentichiamo, scrive il gesuita Rouquette, che, storicamente, l' 'ultramontanismo' è stato l'affermazione pratica dell' 'universalismo'...Questo inevitabile universalismo sarebbe stato una parola vuota se non avesse dato luogo ad una pratica coesione o all'obbedienza verso il cristianesimo: è per questo che Ignazio voleva mettere questa squadra a disposizione del Papa...ed essere il combattente per l'unità cattolica, unità che può essere garantita solo attraverso un'effettiva sottomissione al vicario di Cristo".(13bis)
I gesuiti volevano imporre tale assolutismo monarchico sulla Chiesa Romana ed essi lo mantennero nella società civile, al pari di come lo avevano fatto sui sovrani, come rappresentanti temporali del santo Padre, vero capo del cristianesimo. A condizione che tali monarchi fossero del tutto docili al loro comune signore, i gesuiti erano i loro sostenitori più fedeli. D'altra parte, se questi Principi si ribellavano, trovavano nei gesuiti i loro peggiori nemici.
Dovunque
in Europa, gli interessi di Roma richiedevano ai popoli di insorgere contro i propri re, o, se questi Principi avessero adottato decisioni imbarazzanti per la Chiesa, la Curia sapeva che essi non avrebbero trovato, quando si trattava di intrighi, propaganda o, addirittura, di aperta ribellione, persone più capaci, astute o audaci al di fuori della Compagnia di Gesù".(14)


Abbiamo visto come, attraverso lo spirito degli "Esercizi", il fondatore di questa Compagnia andasse dietro al suo tempo nel suo misticismo semplicista, nella disciplina ecclesiastica e, generalmente parlando, nella sua concezione di subordinazione. Le "Costituzioni" e gli "Esercizi", fondamentali a questo sistema, ci tolgono ogni dubbio su questo argomento. Non importa quello che i suoi discepoli possono dire - specialmente oggi, dacché le idee moderne su questo argomento sono completamente diverse - ma l'obbedienza ha un posto molto speciale, infatti essa è incontestabilmente al primo posto nel riepilogo delle regole dell'Ordine. Il Sig. Folliet può fingere di vedere in essa nient'altro che la "religiosa obbedienza", necessaria a qualsiasi congregazione; P. Rouquette scrive arditamente:"Lungi dall'essere una diminuzione dell'uomo, questa intelligente obbedienza è l'altezza della libertà...una liberazione dalla schiavitù di se stessi..."; uno deve solo leggere quei testi per percepire il limite, se non il carattere mostruoso, di questo mezzo dell'anima e dello spirito imposto ai gesuiti, che li rende sempre docili strumenti nelle mani dei loro superiori e, ancor più, fin dall'inizio, i nemici naturali di ogni tipo di libertà.
Il famoso "perinde ac cadaver" (come un cadavere nelle mani dei becchini), possiamo trovarlo, secondo il Sig. Folliet, in tutta la "letteratura spirituale", finanche in Oriente, nella costituzione degli Haschichins; i gesuiti devono essere nelle mani dei loro superiori "come un organico che obbedisce ad ogni stimolo; come una palla di cera, che può essere modellata ed estesa in ogni direzione; come un piccolo crocifisso che può essere sollevato e spostato a volontà"; queste gradevoli formule sono tuttavia molto illuminanti. I commenti e le spiegazioni del creatore di questo Ordine ci lasciano senza alcun dubbio circa il loro vero significato. Inoltre, tra i gesuiti, non solo la volontà, ma persino la motivazione e anche gli scrupoli morali, devono essere sacrificati verso la primordiale virtù dell'obbedienza, che è, secondo Borgia, "il più forte baluardo della Compagnia". "Dobbiamo essere convinti che tutto va bene ed è giusto quando il superiore lo comanda", scrisse Loyola. E, ancora:"Anche se Dio ti ha concesso un animale senza sentimento per il padrone, non esitare a farti obbedire, come maestro e guida, perché Dio ha ordinato che deve essere così." E qualcosa di ancora migliore: il gesuita deve vedere nel suo superiore non un uomo fallibile, ma Cristo stesso. J. Huber, professore di teologia cattolica a Monaco di Baviera e autore delle opere più importanti sui gesuiti, scrive:"Qui vi è un dato di fatto: le 'Costituzioni' ripetono cinquecento volte che uno deve vedere Cristo nella persona del Generale".(15)
La disciplina dell'Ordine, così spesso assimilata a quella dell'esercito, dunque è nulla rispetto alla realtà. "L'obbedienza militare non equivale all'obbedienza dei gesuiti; la seconda è più estesa in quanto si impossessa di tutto l'uomo e non si accontenta, come l'altra, di un atto esteriore, ma richiede il sacrificio della volontà e il mettere da parte il proprio giudizio".(16)
Ignazio stesso, nella sua lettera ai gesuiti Portoghesi, scrisse:"Dobbiamo vedere il nero come  bianco, se la Chiesa dice così".
Questa è "l'altezza della libertà" e la "liberazione dalla propria schiavitù", lodata in precedenza da R.P. Rouquette. Infatti, il gesuita è veramente liberato da se stesso, perché egli è totalmente sottoposto ai suoi padroni; qualsiasi dubbio o scrupolo sarebbe imputato a lui come peccato.
Il Sig. Boehmer scrive:"Nelle integrazioni alle 'Costituzioni' i superiori sono invitati a ordinare ai novizi cose apparentemente criminali, per metterli alla prova, come Dio ha fatto con Abramo; ma essi devono sopportare queste tentazioni verso ciascuna forza. Non è difficile immaginare quali potessero essere stati i risultati di questa educazione".(17)
Gli alti e bassi della vita dell'Ordine - non c'è paese da cui esso non fu espulso - testimoniano che questi pericoli furono riconosciuti da tutti i governi, anche dai più cattolici.
Attraverso l'introduzione di uomini, così ciecamente devoti alla loro causa, verso l'insegnamento nelle classi superiori, la Compagnia - campione dell'universalismo, quindi dell'ultramontanismo - fu inevitabilmente riconosciuta come una minaccia per l'autorità civile, perché l'attività dell'Ordine, per solo solo fatto della sua vocazione, si dirigeva sempre più verso la politica.

In modo parallelo, tra i suoi membri si stava sviluppando quello che noi chiamiamo lo spirito gesuita. Per altro, il fondatore, ispirato principalmente dalle esigenze dalle "missioni" straniere e in casa, non fu negletto in destrezza.
Egli, nel suo "Sententiae asceticae", scrisse:"Un'abile premura affiancata ad una purezza mediocre è migliore di una santità più grande accoppiata ad una destrezza meno perfetta. Un buon pastore deve saper ignorare molte cose e far finta di non capirle. Una volta che è padrone delle volontà, egli sarà in grado di guidare con saggezza i suoi studenti ovunque egli scelga. Le persone sono completamente assorbite da interessi effimeri, quindi noi non dobbiamo parlare acutamente anche ad esse circa le loro anime; sarebbe come gettare l'amo senza l'esca."
Fu enfaticamente affermata persino la fisiognomica desiderata dei figli di Loyola:"Essi devono tenere la testa un po verso il basso, senza piegarla, ne a sinistra ne a destra; non devono guardare in alto, e, quando parlano con qualcuno, non devono guardarlo dritto negli occhi, in modo da vederlo solo indirettamente..."(18)

I successori di Loyola mantennero bene questa lezione nella loro memoria, e l'applicarono ampiamente nel perseguimento dei loro piani.


(l3a) R.P. Jesuit Rouquette, op.cit. p.44.

(14)  Rene Fulop-Muler: "Les Jesuites et le secret de leur puissance" (Librairie Plon, Paris 1933. p.61)
(15) J. Huber. "Les Jesuites" (Sandoz et Fischbacher, Paris 1875, pp. 71 & 73).
(16) J. Huber: "Les Jesuites" (Sandoz et Fischbacher, Paris 1875, pp. 71 & 73).
(17) Gabriel Monod, in Introduction aux "Jesuites", de H. Boehmer, p. XVI (Armand Colin, Paris) (18)  Pierre Dominique: "La politique des Jesuites" (Grasset, Paris 1955, p.37).

dallo stesso libro:
Ignazio di Loyola
Gli Esercizi Spirituali di Loyola

Le missioni dei Gesuiti in India, Giappone e Cina


alcuni dei frutti recenti dell'educazione dei Gesuiti:


Il Vero Potere: ancora prove della matrice cattolica dell'Unione Europea

Herman van Rompuy: un pupazzo educato dai Gesuiti
I Gesuiti che in Italia allevano la classe dirigente, compreso Mario Draghi [Presidente della BCE]
Mario Monti controllato dai Gesuiti

Padre Massimo Nevola commenta su Fidel Castro ex alunno dei Gesuiti

Le connessioni dell'Amministrazione Obama con i Gesuiti e il Vaticano

venerdì 24 agosto 2012

Gli Esercizi Spirituali di Loyola

di Edmond Paris
estratto del libro The Secret History of the Jesuits, pag. 20-22
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.it



Quando finalmente arrivò il momento per Ignazio di lasciare Monresa, egli non poteva prevedere il suo destino, ma l'ansia riguardo alla sua salvezza non era più la sua preoccupazione principale; fu come un missionario, e non come un semplice pellegrino, che egli lasciò il suo paese per andare in Terra Santa nel marzo 1523. Arrivò a Gerusalemme il 1° settembre, dopo molte avventure, per poi ripartire subito dopo, su ordine dei provinciali francescani che non desideravano vedere messa in pericolo, da un prematuro proselitismo, la pace precaria tra cristiani e turchi. Il missionario deluso passò attraverso Venezia, Genova e Barcellona, sulla strada per l'Università di Alcala, dove iniziò gli studi teologici; è lì che cominciò la sua "cura delle anime" tra ascoltatori volontari. "In queste conventicole, le più comuni manifestazioni di pietà tra il gentil sesso furono gli attacchi di svenimento; con questo ci rendiamo conto di quanto duramente egli applicasse i suoi metodi religiosi, e del perché la sua fervente propaganda presto suscitò la curiosità e il sospetto degli inquisitori..." Nel mese di aprile del 1527 l'Inquisizione mise Ignazio in prigione al fine di processarlo per motivi di eresia. L'indagine esaminò questi particolari incidenti tra i suoi devoti, le strane affermazioni degli imputati riguardanti il meraviglioso potere conferitogli dalla sua castità e le sue bizzarre teorie sulla differenza tra peccati mortali e veniali; queste teorie avevano impressionanti affinità con quelle dei casisti gesuiti dell'epoca successiva. (10). Rilasciato, ma con il divieto di tenere riunioni, Ignazio partì per Salamanca e presto iniziò le stesse attività. Sospetti simili tra gli inquisitori lo portarono di nuovo al carcere. Il rilascio fu solo a condizione che lui rinunciasse a tale condotta. Così fu, ed egli si recò a Parigi per continuare i suoi studi presso il college di Montaigu. I suoi sforzi per indottrinare i suoi compagni studenti secondo i suoi metodi lo condussero di nuovo nei guai con l'Inquisizione. Diventando più prudente, egli si incontrò solo con sei dei suoi amici del college, due dei quali diventeranno reclute altamente stimate: Salmerón e Lainez. Cosa aveva egli in se stesso da attrarre così potentemente i giovani verso un vecchio studente? Fu il suo ideale ed un piccolo amuleto che egli portava con se: un piccolo libro, in realtà un libro molto minuto, che è, nonostante la sua piccolezza, tra quelli che hanno influenzato il destino dell'umanità. Questo volume è stato stampato così tante volte che il numero di copie è sconosciuto; esso fu anche oggetto di 400 commentari. Esso è il libro di testo dei Gesuiti e al tempo stesso il riassunto del lungo sviluppo interiore del suo padrone: gli "Esercizi Spirituali" (11). 
Un esemplare degli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola, edizione di Anversa del 1671, conservato presso l’Università di Valencia
Il signor Boehmer dice in seguito:"Ignazio capì più chiaramente di qualsiasi altro leader di uomini che lo precedettero che il modo migliore di sollevare un uomo verso un certo ideale è quello di diventare padrone della sua immaginazione. Noi 'infondiamo in lui delle forze spirituali che saranno molto difficili da rimuovere in seguito', forze più durature di tutti i migliori principi e dottrine; queste forze possono venire di nuovo in superficie, a volte anche dopo anni che non erano mai state menzionate, e diventano così imperative che la volontà si trova nell'impossibilità di opporre qualsiasi ostacolo, dovendo perciò seguire il loro irresistibile impulso".(12)
Così, tutte le "verità" del dogma Cattolico dovranno essere non solo meditate, ma vissute e sentite da colui che si dedica a questi "Esercizi" con l'aiuto di un "direttore". In altre parole, egli dovrà osservare e rivivere il mistero con la massima intensità possibile. La sensibilità del candidato diventa impregnata di queste forze, la cui persistenza nella sua memoria, e ancor più nel suo subconscio, sarà tanto forte quanto è stato lo sforzo che egli ha fatto per evocarle e assimilarle. Oltre alla vista, fanno la loro parte gli altri sensi come l'udito, l'olfatto, il gusto e il tatto. In breve, è mera autosuggestione controllata. La ribellione degli angeli, Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso, il tribunale di Dio, le scene e le fasi evangeliche della Passione sono, potremmo affermare, rivissute davanti al candidato. Scene dolci e beate si alternano a quelle più cupi ad un ritmo sapientemente organizzato. Non c'è bisogno di dire che l'Inferno ha un ruolo di primo piano un quella "lanterna magica", con il suo lago di fuoco in cui vengono gettati i dannati, l'orribile concerto di urla, il potente odore di zolfo e di carne bruciata. Eppure Cristo è sempre lì a sostenere il visionario, il quale non sa come ringraziarlo per non averlo già gettato nell'Inferno per pagare per i suoi peccati passati. 

Ecco cosa ha scritto Edgar Quinet:"Non solo sono predisposte le visioni, ma sono annotati anche i sospiri, le inspirazioni e il respiro; le pause e gli intervalli di silenzio sono scritti come su uno spartito musicale. Nel caso in cui non mi crediate citerò questo:'Il terzo modo di pregare, attraverso la misura delle parole e dei periodi di silenzio'. Questo particolare modo di pregare consiste nell'emettere alcune parole tra un respiro ed un altro; e, un po più avanti:'Assicuratevi di mantenere intervalli uguali tra ogni respiro o gemito soffocante e la parola'. (Et paria anhelituum ac vocum interstitia observet), il che significa che l'uomo, essendo o no ispirato, diventa una macchina che deve sospirare, singhiozzare, gemere, gridare o prendere il respiro nel momento esatto e secondo l'ordine che l'esperienza dimostra essere il più redditizio".(12a)
E' comprensibile che, dopo quattro settimane dedicate a questi esercizi intensivi, con un direttore come suo unico compagno, il candidato dovrebbe essere maturo per la successiva formazione e disgregazione.
Questo è ciò che ha da dire Quinet quando si riferisce al creatore di tale metodo allucinatorio:
"Sapete ciò che lo distingue da tutti gli asceti del passato? Il fatto che egli potesse osservare e analizzare se stesso logicamente e freddamente in quello stato di estasi, mentre per tutti gli altri persino l'idea della riflessione era impossibile. Con l'imposizione delle sue attività sui discepoli che, a suo dire, erano spontanei, aveva bisogno di soli trenta giorni per rompere, con questo metodo, la volontà e il ragionamento, nella maniera in cui un cavaliere doma il suo cavallo. Egli ha solo bisogno di trenta giorni "triginta dies", per soggiogare un'anima. Si noti che il Gesuitismo si è espanso insieme con la moderna Inquisizione: mentre l'Inquisizione slogava il corpo, gli Esercizi spirituali rompevano i pensieri sotto la macchina di Loyola".(12b)
In ogni caso, non potremmo esaminare la sua vita "spirituale" troppo in profondità, anche senza l'onore di essere un gesuita; i metodi di Loyola sono da raccomandare ai fedeli e agli ecclesiastici in particolare, come ci viene ricordato da commentatori come R.P. Pinard de la Boullaye, autore di  "Mental prayer for all" (Preghiera mentale per tutti); ispirato da Sant'Ignazio, questo aiuto molto prezioso per l'anima sarebbe stato, secondo noi, più esplicito, se nel titolo avessimo letto "alienazione" invece di "preghiera".

(10) H. Boehmer, op.cit. pp.20-21, 25.

(11)  and (12) H. Boehmer, op.cit., pp.25, 34-35.
(12a) Michelet et Guinet: "Des Jesuites", (Hachette, Paulin, Paris 1845, pp.185-187). (12b) Michelet   et   Guinet:   "Des   Jesuites",   (Hachette,   Paulin,   Paris,   1845,   pp.185-187).

note finali di nwo-truthresearch
:

Qui sotto sono riportate delle frasi tratte dal
Sito dei Gesuiti Italiani sugli Esercizi Spirituali:
"Secondo il pensiero di Ignazio, il libretto degli Esercizi non è un testo da leggere, ma un’esperienza da vivere con l’aiuto di qualcuno che faccia da guida nel cammino."


“Una forte esperienza di Dio, suscitata dall’ascolto della sua Parola, compresa e accolta nel proprio vissuto personale, sotto l’azione dello Spirito Santo, la quale, in un clima di silenzio, di preghiera e con la mediazione di una guida spirituale, dona capacità di discernimento in ordine alla purificazione del cuore, alla conversione della vita, alla sequela di Cristo, per il compimento della propria missione nella Chiesa e nel mondo”.
Dalla Federazione Italiana Esercizi Spirituali
sulla definizione di Esercizi Spirituali
(ripresa da Benedetto XVI in un suo intervento alla F.I.E.S., febbraio 2008)
 ***
 "[...] gli Esercizi Spirituali rappresentano una via e un metodo particolarmente prezioso per cercare e trovare Dio, in noi, attorno a noi e in ogni cosa, per conoscere la sua volonta' e metterla in pratica."
Dal Discorso di Benedetto XVI ai Padri della Congregazione Generale 35ma della Compagnia di Gesù
21 febbraio 2008
Adesso, a mo di esempio e per farvi toccare con mano questa opera di Loyola generatrice di follia (gli Esercizi Spirituali), tuttora cardine dalla psicosetta vaticana, riportiamo la Meditazione Sull'Inferno:


[65] QUINTO ESERCIZIO: MEDITAZIONE SULL'INFERNO. DOPO UNA PREGHIERA
PREPARATORIA E DUE PRELUDI, COMPRENDE CINQUE PUNTI E UN
COLLOQUIO.

La preghiera preparatoria è la solita.

Il primo preludio è la composizione: qui consiste nel vedere con l'immaginazione l'inferno in tutta la sua lunghezza, larghezza e profondità.
Il secondo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere un'intima conoscenza della pena che soffrono i dannati; così, se per le mie colpe dovessi dimenticarmi dell'amore dell'eterno Signore, almeno il timore delle pene mi aiuti a non cadere in peccato.
[66] Primo punto: vedo con l'immaginazione le grandi fiamme dell'inferno e le anime come in corpi incandescenti.
[67] Secondo punto: ascolto con le orecchie i pianti, le urla, le grida, le bestemmie contro nostro Signore e contro tutti i santi.
[68] Terzo punto: odoro con l'olfatto il fumo, lo zolfo, il fetore e il putridume.
[69] Quarto punto: assaporo con il gusto cose amare, come le lacrime, la tristezza e il rimorso della coscienza.
[70] Quinto punto: palpo con il tatto, come cioè quelle fiamme avvolgono e bruciano le anime.
[71] Colloquio. Facendo un colloquio con Cristo nostro Signore, richiamerò alla memoria le anime che sono all'inferno: alcune perché non credettero alla sua venuta; altre perché, pur credendoci, non agirono  secondo i suoi comandamenti. Distinguerò tre categorie:
La prima, precedentemente alla sua venuta. La seconda, durante la sua vita. La terza, dopo la sua vita in questo mondo.
Nel fare questo, lo ringrazierò perché non ha permesso che io fossi in nessuna delle tre categorie, mettendo fine alla mia vita; così pure perché fino ad ora ha sempre avuto per me tanta pietà e misericordia. Terminerò dicendo un Padre nostro.
[72] Nota. Il primo esercizio si fa a mezzanotte; il secondo al mattino appena alzati, il terzo prima o dopo la messa, ma comunque prima del pranzo; il quarto all'ora dei vespri; il quinto un'ora prima della cena. Questa distribuzione del tempo va osservata generalmente in tutte le quattro settimane; però può essere modificata, secondo che l'età, la disposizione e il temperamento dell'esercitante gli consentano di fare i cinque esercizi o di farne meno.

dallo stesso libro leggi anche:

Ignazio di Loyola

Le missioni dei Gesuiti in India, Giappone e Cina



martedì 21 agosto 2012

Ignazio di Loyola

di Edmond Paris
estratto del libro
The Secret History of the Jesuits, pag. 15-19
traduzione:
http://nwo-truthresearch.blogspot.it

Il fondatore della Compagnia di Gesù, lo spagnolo basco don Inigo Lopez de Recalde, nacque nel castello di Loyola, in provincia di Guipuzcoa, nel 1491. Fu uno dei più strani tipi di monaci-soldato che furono mai generati dal mondo cattolico; tra tutti i fondatori degli ordini religiosi, egli può essere considerato come colui che ha lasciato il segno più forte nella mente e nel comportamento dei suoi discepoli e dei suoi successori. Questa potrebbe essere la ragione di tale "look familiare" o "marchio di fabbrica", un fatto che va fino alla somiglianza fisica. Mr. Folliet contesta questo fatto (1), ma molti documenti dimostrano la permanenza di un tipo "gesuita" attraverso i secoli. La più divertente di queste testimonianze si trova presso il museo Guimet; sullo sfondo d'oro di un'immagine del 16° secolo, un artista giapponese ha ritratto, con tutto il senso dell'umorismo della sua razza, lo sbarco dei portoghesi, e dei figli di Loyola in particolare, sulle isole nipponiche.
Lo stupore di questo amante della natura e dei colori brillanti è evidente nel modo in cui raffigurò le lunghe ombre nere con le loro facce tristi in cui si condensa tutta l'arroganza del dominatore fanatico.
La somiglianza tra l'opera dell'artista orientale del 16° secolo e il nostro Daumier del 1830 è lì per essere visionata da tutti.
Al pari di molti altri santi, Inigo, che ha poi romanizzato il suo nome diventando Ignazio, sembrava ben lungi dall'essere colui che era predestinato ad illuminare i suoi contemporanei (2). La sua tempestosa giovinezza fu piena di errori e anche di "crimini odiosi". Un rapporto della polizia disse che egli era "infido, brutale, vendicativo". Tutti i suoi biografi ammettono che egli non fu secondo a nessuno dei suoi compagni in materia di violenza degli istinti, allora una cosa comune.
"Un soldato ribelle e presuntuoso", disse uno dei suoi confidenti, "egli ha condotto una vita sregolata per quanto riguarda le donne, il gioco d'azzardo e i duelli", aggiunse il suo segretario polacco (3). Tutto questo è ricollegato a noi attraverso uno dei suoi figli spirituali, R.P. Rouquette, che cercò in qualche modo di spiegare e giustificare questo bollente stato d'animo che giunse poi ad essere rivolto "ad majorem Dei gloriam". (Per la maggiore gloria di Dio). Al pari di molti eroi della Chiesa Cattolica Romana, fu necessario un violento colpo fisico per cambiare la sua personalità. Egli era stato paggio del tesoriere di Castiglia fino alla disgrazia del suo padrone. Poi divenne un gentiluomo al servizio del viceré di Navarra; dopo aver vissuto la vita di un cortigiano fino a quel momento, il giovane cominciò la vita di soldato, difendendo Pamplona contro i francesi comandati dal conte di Foix. La ferita che decise la sua vita futura gli fu inflitta nel corso di tale assedio. Una gamba rotta da un proiettile, egli fu portato dai francesi vittoriosi a suo fratello Martin Garcia, al castello di Loyola. Ora inizia il martirio di un intervento chirurgico senza anestesia, a cui dovette sottoporvisi una seconda volta, perché il lavoro non era stato fatto in modo corretto. La sua gamba venne di nuovo rotta e ricomposta. Nonostante tutto ciò, Ignazio fu lasciato zoppo. Si può comprendere che solo egli bisognasse di un'esperienza come questa, tale da indurlo ad un esaurimento nervoso. Il "dono delle lacrime", che fu poi conferito a lui "in abbondanza",  e nel quale i suoi pii biografi vedono un dono dall'alto, è forse solo il risultato della sua natura altamente emotiva, che d'ora in poi influirà su di lui sempre di più. Il suo unico intrattenimento, mentre giaceva ferito e sofferente, fu la lettura della "Vita di Cristo" e la "Vita dei Santi", gli unici libri che si trovavano nel castello. 
Mentre egli era praticamente senza alcuna istruzione e ancora affetto da un terribile shock, l'angoscia della passione di Cristo e il martirio dei santi ebbero su di lui un impatto indelebile; questa ossessione portò il guerriero paralizzato sulla strada dell'apostolato. "Egli mise i libri da una parte e sognò ad occhi aperti. Un chiaro caso di sogno da svegli, questo fu una continuazione, negli anni adulti, del gioco immaginario del bambino...se lasciamo che essi invadano la sfera psichica il risultato è la nevrosi e la resa della volontà, ciò che è reale passa in secondo piano!..."(4)
A prima vista, questa diagnosi sembra difficile da applicare al fondatore di tale ordine attivo, né ad altri "grandi mistici" e creatori di società religiose, i quali, apparentemente, avevano tutti grandi capacità di organizzazione. Però ci accorgiamo che tutti loro non sono in grado di resistere alla loro immaginazione iperattiva e, per loro, l'impossibile diventa possibile.
Ecco ciò che lo stesso autore dice a questo proposito:"Voglio sottolineare l'ovvio risultato della pratica del misticismo da parte di qualcuno che possiede una brillante intelligenza. La mente debole che indulge nel misticismo è su un terreno pericoloso, ma il mistico intelligente presenta un più grande pericolo, perché il suo intelletto funziona in modo più ampio e profondo...Quando, in un'intelligenza attiva, il mito prende il sopravvento sulla realtà, diventa mero fanatismo; un'infezione della volontà, la quale soffre di un parziale ingrandimento o distorsione"(5).
Ignazio di Loyola fu un esempio di prima classe di quel "misticismo attivo" e "distorsione della volontà". Tuttavia, la trasformazione del signore guerriero nel "generale" dell'ordine più militante nella Chiesa Romana, fu molto lenta; vi furono molti passi incerti prima che egli trovasse la sua vera vocazione. Non è nostra intenzione seguirlo in tutte le varie fasi. Ricordiamo i punti principali: nella primavera del 1522 egli lasciò il castello ancestrale, con in mente la decisione di diventare un santo simile a quelli le cui gesta edificanti egli lesse in quel grande volume "gotico".
Inoltre, non gli apparse la Madonna stessa una notte, tenendo in braccio il bambin Gesù? Dopo una completa confessione presso il monastero di Montserrat, egli aveva in programma di andare a Gerusalemme. La peste si era diffusa a Barcellona e, siccome tutto il traffico marittimo si era fermato, egli dovette rimanere a Manresa per quasi un anno. Lì egli trascorse il suo tempo in preghiere, orazioni, lunghi digiuni, autoflagellazioni, praticando tutte le forme di macerazione e non mancando mai di comparire davanti al "tribunale della penitenza", anche se la sua confessione a Montserrat era durata apparentemente tre giorni interi; una confessione completa sarebbe stata sufficiente per un peccatore meno scrupoloso. Tutto questo mostra chiaramente lo stato mentale e nervoso dell'uomo. Finalmente liberato da questa ossessione del peccato con la decisione che esso era solo un trucco di Satana, si dedicò interamente alle visioni diverse e abbondanti che avevano tormentato la sua mente febbrile. 

"E' a causa di una visione", dice H. Boehmer, "che egli iniziò di nuovo a mangiar carne; fu tutta una serie di visioni che gli rivelarono i misteri del dogma Cattolico e lo aiutarono a viverlo veramente: in questo modo egli medita sulla Trinità sotto forma di uno strumento musicale con tre corde; sul mistero della creazione del mondo attraverso 'qualcosa' di nebuloso e la luce che esce da un raggio di sole; sulla miracolosa discesa di Cristo nell'Eucarestia sotto forma di lampi di luce che entrano nell'acqua consacrata, quando il sacerdote la solleva pregando; sulla natura umana di Cristo e della santa Vergine sotto forma di un corpo candido e sfolgorante; ed infine su Satana come uno dalle forme sinuose e scintillanti simile ad una moltitudine di occhi sfavillanti e misteriosi" (6). Non è questo l'inizio della ben nota fabbricazione di immagini gesuite?
Il signor Boehmer aggiunge che fu rivelato a lui il senso profondo dei dogmi, come un favore speciale dall'alto, attraverso intuizioni trascendentali.
"Molti misteri della fede e della scienza divennero a lui improvvisamente chiari e in seguito egli pretese di aver imparato di più in quei brevi momenti che durante i suoi interi studi; tuttavia, non fu mai in grado di spiegare cosa fossero questi misteri che gli divennero improvvisamente chiari. Vi era rimasto solo un vago ricordo, una sensazione di qualcosa di miracoloso, come se, in quel momento, egli fosse diventato "un altro uomo con un'altra intelligenza".(7)
Tutto questo potrebbe essere il risultato di un disturbo nervoso e potrebbe essere identificato con ciò che accade ai fumatori di oppio e ai mangiatori di hashish: l'allargamento o estensione dell'io, quell'illusione di impennarsi fino al di là di ciò che è reale, una sensazione folgorante che lascia solo una memoria stordita. Le beate visioni e illuminazioni furono compagne costanti di questo mistico per tutta la sua vita. 

"Egli non mise mai in dubbio la realtà di queste rivelazioni. Egli cacciava Satana con un bastone, come avrebbe fatto con un cane rabbioso; parlava con lo Spirito Santo, come si fa in effetti con un'altra persona; egli chiedeva l'approvazione di Dio, della Trinità e della Madonna, in tutti i suoi progetti e scoppiava in lacrime di gioia quando gli apparivano. In quelle occasioni egli aveva un assaggio della beatitudine celeste; i cieli erano aperti a lui, e la divinità era a lui visibile e percepibile."(8)
Non è questo il perfetto caso di una persona allucinata?

Sarà proprio questa stessa divinità percepibile e visibile che i figli spirituali di Loyola offriranno costantemente al mondo - non solo per ragioni politiche, appoggiando e lusingando la profonda inclinazione del cuore umano per l'idolatria - ma anche per convinzione, essendo stati per bene indottrinati. Fin dall'inizio nella Compagnia di Gesù era prevalso il misticismo medioevale; esso è ancora il grande animatore, nonostante i suoi aspetti mondani, intellettuali e colti assunti rapidamente. Il suo assioma di base è il seguente:"Tutte le cose a tutti gli uomini". Le arti, la letteratura, la scienza e anche la filosofia sono stati dei semplici mezzi o reti per la cattura delle anime, al pari delle facili indulgenze concesse dai suoi casisti e per le quali costoro furono così spesso rimproverati di lassismo. Per questo Ordine non vi è regno in cui non si possa lavorare sulla debolezza umana, al fine di incitare lo spirito e la volontà ad arrendersi e ritornare ad una devozione più infantile e riposante. Così essi lavorano per la promozione del "regno di Dio" secondo il proprio ideale: un grande gregge sotto la cura pastorale del Santo Padre. Che degli uomini dotti potessero avere un tale ideale anacronistico sembra molto strano, ma è innegabilmente così ed è la conferma di un fatto spesso trascurato: la preminenza delle emozioni nella vita dello spirito. Inoltre, Kant disse che ogni filosofia non è che l'espressione del temperamento o del carattere del filosofo.
A prescindere dai suoi metodi individuali, tra di essi il "temperamento" gesuitico sembra più o meno uniforme. "Una miscela di pietà e diplomazia, ascetismo e mondana saggezza, misticismo e freddo calcolo; come fu il carattere di Loyola, così è anche il marchio di fabbrica di questo Ordine".(9)
In primo luogo, ogni gesuita sceglie questo ordine particolare a causa delle sue disposizioni naturali, ma diventa veramente "figlio" di Loyola dopo test rigorosi e training sistematici della durata non inferiore a quattordici anni. In questo modo, il paradosso di questo Ordine è continuato per 400 anni: un Ordine che si sforza di essere "intellettuale", ma, allo stesso tempo, è sempre stato, all'interno della Chiesa di Roma e nella Società, il campione della più severa predisposizione.

(1) "La Croix", 31 st of July 1956.

(2) Like Saint Augustine, Saint Francis of Assisi and many others.
(3) R.P. Jesuit Robert Rouquette, "Saint Ignace  de Loyola" (Ed. Albin Michel, Paris 1944, p.6).
(4) R.P. Jesuit Robert Rouquette, op.cit., p.9.
(5) Dr Legrain, "Le Mysticisme et la folie" (Ed. de l'ldee Libre, Herblay (S.-et-O.) 1931, pp.14-16).
(6) and (7) H. Boehmer, professor at the University of Bonn, "Les Jesuites" (Armand Colin, Paris 1910, pp. 12-13).
(8) H. Boehmer, op.cit., p. 14.
(9) J.  Huber, professor of catholic  theology in  Munich, "Les Jesuites" (Sandoz et Fischbacher, Paris 1875, p. 127)

dello stesso libro leggi anche:

Le missioni dei Gesuiti in India, Giappone e Cina

venerdì 17 agosto 2012

La Rai in mano al Vaticano

RaiNews24: "Il premier Mario Monti (alias San Rigor Moody's, ndr) ha confermato, nel corso di una conferenza stampa, che sono stati indicati Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi rispettivamente come presidente e direttore generale della Rai. Anna Maria Tarantola è attualmente vice direttore generale della Banca d'Italia. Luigi Gubitosi, che viene da  Bank of America per l'Italia, è ex amministratore delegato di Wind Telecomunicazioni."

La Tarantola e Monti si assomigliano in tutto, sia nei
connotati che nella fede, essendo entrambi espressione della setta Cattolica Romana che domina l'Italia e il mondo.

Biografia
di Anna Maria Tarantola:


Nasce a Casalpusterlengo (Lodi) il 3 febbraio 1945, è sposata e ha due figlie. Vice Direttore Generale dal 20 gennaio 2009. Nel corso della sua carriera ha espletato numerosi incarichi sia in Italia sia all'estero, rappresentando la Banca in diversi comitati come il Banking Supervision Committee, il Comitato di Sicurezza Finanziaria, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Nel 1969 si laurea in Economia e Commercio all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano , discutendo la tesi "Teorie neoclassiche e Keynesiane di fronte ai problemi monetari internazionali" con il professor Luigi Frey. Prosegue gli studi come ricercatore presso la London School of Economics per il conseguimento del titolo di Master of Philosophy in Economics.

Nel 1971 è assunta in Banca d'Italia, Ufficio Vigilanza I della Sede di Milano. Nominata nel 1996 Direttore della Succursale di Varese, nel 1998 è alla Sede di Milano come Titolare della Direzione Intermedia di Vigilanza-Cambi. Dal 2002 al settembre 2005 è Direttore della Filiale di Brescia; successivamente, della Sede di Bologna.


Nell'aprile 2006 è nominata Funzionario generale preposto all'Area Bilancio e controllo con la qualifica di Ragioniere generale; nel febbraio 2007 assume la carica di Funzionario generale preposto all'Area Vigilanza bancaria e finanziaria, mantenendo ad interim la sovrintendenza dell'Area Bilancio e controllo fino al luglio 2008.


In ambito accademico è stata docente a contratto di Controlli pubblici nel settore creditizio presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Autrice di pubblicazioni in materia bancaria e finanziaria e su temi delle economie locali, fra i quali "La vigilanza sulle banche e sui gruppi bancari" (con F. Parente e P. Rossi).

Ha ricevuto varie onorificenze tra cui quella di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2009).

[...]
«In Cattolica mi sono sentita subito a mio agio – ricorda Tarantola, ripensando alla prima volta che ha varcato il portone di largo Gemelli per orientarsi nella scelta dell’Università –. Mi hanno conquistata la bellezza degli edifici e i chiostri del Bramante, oltre che la fama dei suoi insegnanti».[...]
 Cenni storici sull'Università Cattolica:

Luigi Gubitosi è un manager italiano, ed è il direttore generale della RAI dal 17 luglio 2012.

Il corriere della sera, in un articolo del 18 luglio 2012, afferma:

"ROMA - Otto voti favorevoli, un'astensione e l'avvio di una polemica sul compenso «poco sobrio» di 650 mila euro: Luigi Gubitosi, ex manager Fiat e Wind, è il nuovo direttore generale della Rai. 
[....]

il manager napoletano, dai solidi studi dai Gesuiti, una cultura descritta dai suoi ex collaboratori come enciclopedica, una notevole maestria scacchistica e una robusta fede romanista, avrebbe ottenuto un' assunzione a tempo indeterminato e un compenso di 650 mila euro
[....]
Luigi Gubitosi, 51 anni, napoletano, neo direttore generale della Rai, è stato amministratore delegato di Wind fino all'aprile 2011 Gli studi Laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli, studi di Economia alla London School of Economics. In Fiat Dall'86 al 2005 ha ricoperto diversi incarichi nel gruppo Fiat: Chief financial officer, vicepresidente e responsabile della Tesoreria, presidente del cda di Fiat Partecipazioni e membro del cda, tra gli altri, di Fiat Auto, Ferrari, Iveco, e Magneti Marelli"
Adesso guardiamo questo annuncio sul sito dell'Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti:


25 maggio 2010 - Conversazione tra Luigi Gubitosi e Pippo Corigliano
luogo: Roma Palazzo Altieri Sede del Banco Popolare 2° PIANO Piazza del Gesù 49
testo: Incontro con Luigi Gubitosi Amministratore Delegato WIND Teelcomunicazioni Spa e Pippo Corigliano, scrittore e portavoce dell'Opus Dei.
Durante la serata sarà disponibile acquistare il libro di Pippo Corigliano "Un lavoro soprannaturale: la mia vita nell'Opus Dei"
Passiamo ad un articolo del La Stampa dal titolo "Preferisco il Paradiso": Presentato alla Luiss il nuovo libro del portavoce dell'Opus Dei, Pippo Corigliano:


"L'uomo moderno di fronte alle tematiche che da sempre lo affliggono: la vita, la morte, Dio, il bene,
il male. Queste le linee portanti del libro di Pippo Corigliano, 'Preferisco il Paradiso. La vita eterna: come è e come arrivarcì, presentato  all'Università Luiss Guido Carli di Roma alla presenza dell'autore, di Monsignor Lorenzo Leuzzi (nuovo Cappellano della Camera), di Stefano Lucchini, manager Eni, dell'ad di Wind, Luigi Gubitosi e del direttore generale della Luiss Pier Luigi Celli.
...
Un volume, ha commentato Luigi Gubitosi, «estremamente leggibile nonostante la complessità del tema. La cosa più interessante è che il libro rompe alcuni tabù: Paradiso, Inferno e Purgatorio non sono più luoghi fisici»
Nel sito dell'Opus Dei trovate la presentazione del libro:


"...A raccontare di sé in queste pagine è Pippo Corigliano: uno spensierato ragazzo, la cui unica aspirazione era guidare veloci automobili sportive, fino a scoprire poi con entusiasmo sempre crescente la via di san Josemaría, che lo portava in tutt’altra direzione;...«Non vorrei dare l’impressione che l’Opus Dei sia il paradiso in terra» scrive Corigliano nella conclusione «ma certo, per me, usando un’espressione cara al fondatore, è il posto migliore per vivere e per morire.»"
Adesso guardate il video sotto per constatare come viene utilizzato il "servizio pubblico" Rai, di cui tutti siamo costretti a pagare il canone (il servizio è del 2010, ancor prima delle ultime nomine):


Pippo Corigliano: Preferisco il Paradiso

l'Opus Dei Corigliano, nel servizio Rai, le spara grosse, come: "Papa Ratzinger è proprio una grazia di Dio", oppure "il mondo negli ultimi secoli è stato guidato da entità politiche e culturali che non amano la Chiesa Cattolica"; caro Corigliano, i Protestanti, per fortuna, negli ultimi secoli, vi hanno tolto un po del vostro potere, ma voi
vi state prendendo la rivincita...dai un'occhiata al nostro blog e ai dirigenti della Rai, rete televisiva a cui hai rilasciato l'intervista, per farti un'idea di chi domina adesso il mondo.

Sia Luigi Gubitosi che la Tarantola hanno studiato alla
London School of Economics. Molti elitisti, inclusi cattolici (come Romano Prodi, Janet Napolitano) ed ebrei di corte papale (come Ben Bernanke e George Soros), hanno studiato alla Socialista Fabiana London School of Economics (LSE - Fondata nel 1895 da Sidney et Beatrice Webb, Graham Wallas e George Bernard Shaw, membri della Fabian Society). Questa scuola è utilizzata dai Gesuiti al fine di attuare i principi del comunismo economico (se fate una ricerca su internet noterete numerosi scambi tra le università Gesuite e la London School of Economics e diversi professori delle scuole gesuite hanno nel loro curriculum gli studi alla LSE).

mercoledì 15 agosto 2012

Padre Massimo Nevola commenta su Fidel Castro ex alunno dei Gesuiti


Cari comunisti adoratori di Fidel Castro, guardate questi video e fatevi delle domande







Padre Massimo Nevola da diversi anni accompagna volontari missionari in campi estivi a Cuba. In questa intervista commenta il fatto che Fidel Castro sia stato allievo della scuola dei Gesuiti a L'Avana

Se non volete nascondere ulteriormente la testa sotto la sabbia approfondite la conoscenza del vostro beneamino con il seguente link:

Castro: un dittatore al servizio dei Gesuiti

 

 

martedì 14 agosto 2012

Gli scopi umanitari non umani: Madre Teresa di Calcutta


“Nell’ospedale di Madre Teresa a Calcutta, di fatto, varcate quelle mura la gente moriva senza cure mediche e medicine”.
Ormai è noto a tutti… no, meglio dire: ormai è noto a tutti coloro che hanno capacità e volontà critica nei confronti dei media, e che quindi pensano anziché, supinamente, credere che troppo spesso l’aggettivo umanitario viene ormai usato per nascondere nefandezze e disumanità. “Umanitarie” sono persino le espulsioni dei Rom che servono solo a far vincere le elezioni ai partiti di destra; non dimentichiamo che, come scrisse Hannah Arendt nel suo La banalità del male, la tragedia della shoah iniziò proprio con leespulsioni degli ebrei, per poi, immediatamente dopo, trasformarsi nella tragedia umana che ben conosciamo. Il nazista Eichmann, giustiziato in Israele nel 1961, era l’organizzatore di queste espulsioni, come poi divenne l’organizzatore dei viaggi della morte verso i forni crematori.

“Umanitari” sono anche i campi profughi sparsi per l’Africa, i cosiddetti humanitarian spaces che servono solo ad arricchire dirigenti e amministratori senza scrupoli delle ONG, i quali fanno ammassare, come animali, e senza nessuna protezione, migliaia di persone spendendo un quarto del denaro, messo a loro disposizione dai vari governi occidentali e dalle varie Chiese cristiane, e sottraendone i tre quarti che vanno a finire nelle tasche dei “responsabili” che gestiscono queste organizzazioni “umanitarie”.
Per quanto riguarda il Vaticano, non dimentichiamo che il denaro che “con tanto amore” viene dato alle loro organizzazioni “umanitarie”, è preso dalle tasche degli Italiani i quali, volenti o nolenti, versano l’otto per mille, o una parte di esso alla chiesa Cattolica.
Ho letto ieri l’articolo di Illiric89 il quale sicuramente è in buona fede quando afferma che “Madre Teresa ha dedicato tutta la sua vita all’India e lo ha fatto per aiutare le popolazioni indiane…“, ma la verità, su questa persona che il Vaticano ha fatto santa, è molto diversa da ciò che ci viene propinato quotidianamente con la dottrina dei media. Linda Polman giornalista olandese, nel suo libro inchiestaL’industria della solidarietà, denuncia molte Ong cattoliche che usano il ricatto religioso: cibo in cambio di abiura di proprie convinzioni e conversione. Fra questi “aiuti umanitari” spicca il caso della cosiddetta Madre Teresa di Calcutta. Scrive la Polman: “Ero a Calcutta quando era ancora viva e gestiva un ospedale. Circondato da mura altissime, era il terrore per i bambini che si sentivano dire: guarda che se non stai buono viene Madre Teresa e ti porta via. Di fatto, denuncia la giornalista, varcate quelle mura la gente moriva senza cure mediche e medicine. (…) I finanziamenti che riceveva in cifre ingenti non li spendeva per l’ospedale ma li accumulava sul proprio conto”. Oltre alla Polman altri giornalisti hanno denunciato questa ennesima bufala vaticana: Cristopher Hitchens, La posizione della missionaria; Alan Drew Nei giardini d’acqua. Sui pochi giornali italiani che denunciarono questa tragedia umana è scesa una cappa di silenzio cha assomigliava molto ad una pulsione di annullamento.

In verità, seguendo la logica ferrea della ragione, Madre Teresa non ha fatto altro che aderire all’assunto dottrinario cristiano: la Chiesa cattolica predica da circa 1600 anni, Agostino da Ippona docet, che tutto è inscritto da sempre in mente dei, e quindi cercare di curare è un atto di insubordinazione a ciò che il dio cristiano ha già deciso nella notte dei tempi. E dato che, sempre secondo la dottrina cristiana, la vita transeunte è morte e la morte è la vera vita, eterna, aiutare a morire i bambini indiani facendogli iniezioni con aghi infetti, fa parte dell’amore cristiano… no, non l’amore verso gli esseri umani, che c’entra, no, si intende l’amore verso il loro dio.Sicuramente Illiric89 e molte altre persone come lui sono in buona fede, ma dopo queste denunce consiglierei di fare una ricerca su questi crimini che vengono perpetuati nelle varie Chiese cristiane, leggendo magari Storia criminale del Cristianesimo di Karlheinz Deshner. Poi se uno vuole continuare a credere anziché pensare, se vuole fare di ciò che non è, ciò che è, beh … francamente ...

fonte: http://www.agoravox.it/Gli-scopi-umanitari-non-umani.html?